di Antonio Modaffari (*)
Città del Vaticano (Vaticano)-La necessità di arrivare alla pace tramite il dialogo e il negoziato. È questo il tema al centro dell’incontro tra Papa Leone XIV e il presidente francese, Emmanuel Macron, che si è tenuto venerdì mattina in Vaticano. Macron, accompagnato dalla Première dame Brigitte, dopo aver visto il Papa si è incontrato con il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. “Nel corso dei cordiali colloqui in Segreteria di Stato – ha fatto sapere la sala stampa della Santa Sede – si è fatto riferimento ai buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Francia. Ci si è poi soffermati su rilevanti questioni di carattere internazionale, con uno scambio di vedute sulle situazioni di conflitto nel mondo, auspicando che si possa ristabilire la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato”. Il numero 1 dell’Eliseo ha affidato ai social un commento sull’incontro: “Molto lieto di incontrare Sua Santità Papa Leone XIV. Abbiamo la stessa convinzione: di fronte alle fratture del mondo, l’azione per la pace è un dovere e un’esigenza. La Francia lavorerà sempre per il dialogo, la giustizia e la fratellanza tra i popoli”.
L’incontro con Macron è un ulteriore tassello che si inserisce nell’azione diplomatica che il Papa sta costruendo con pazienza e fermezza dal giorno della sua elezione. Il Vaticano ha relazioni con oltre 180 Stati. Quella di Leone XIV è una rete che si snoda su due binari. Da un lato gli appelli, le dichiarazioni e i contatti diretti. Dall’altro il lavoro dei suoi diplomatici. L’azione in concomitanza con i giorni della guerra in Iran e l’aggravarsi della crisi in Medioriente, ha subìto un’ulteriore accelerata. Da un lato il Papa, in prima persona, ha rafforzato i suoi appelli per la pace e, martedì scorso, uscendo da Castel Gandolfo, ha definito “inaccettabile” l’ultimatum del presidente Usa, Donald Trump, all’Iran. Anche nelle varie udienze Prevost non ha mai mancato di condannare la guerra e le logiche che la muovono. Proprio venerdì mattina, a poca distanza dall’incontro con Macron, ricevendo i membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, ha condannato la “blasfemia della guerra” e “la brutalità degli affari” che profanano i luoghi santi. Tra i contatti portati avanti in prima persona da Leone XIV anche quelli col presidente israeliano Isaac Herzog che è stato ricevuto nello scorso settembre e con cui c’è stato una telefonata prima di Pasqua. Il Papa coltiva anche il dialogo col presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, e non dimentica l’Ucraina dal momento che oltre ad aver visto in più occasioni il presidente Volodymyr Zelensky. Anche con Zelensky c’è stata una telefonata prima di Pasqua. Sul fronte russo Prevost, nello scorso luglio ha avuto un faccia a faccia con il metropolita Antonij di Volokolamsk, inviato del Patriarca di Mosca Kirill.
Dall’altro lato il Papa agisce tramite i suoi diplomatici ovvero i nunzi e i vescovi sparsi per il mondo, alcuni nominati nel corso di questi mesi. Nelle ultime settimane è arrivata la nomina del nuovo nunzio in Usa, monsignor Gabriele Caccia. Una figura di alto profilo che è stato nunzio in Libano e nelle Filippine, prima di essere nominato Osservatore della Santa Sede presso l’Onu. I due si sono visti giovedì mattina proprio nelle ore in cui circolava la notizia di un incontro teso, avvenuto lo scorso gennaio, tra l’ex nunzio il cardinale Christophe Pierre e Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa per la politica Usa. Notizia smentita direttamente dal direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, secondo cui “la narrativa offerta da alcuni organi di stampa circa tale riunione non corrisponde affatto alla verità”. In Usa il Papa può contare anche sull’azione dei vescovi che, a più riprese, hanno preso posizione sul tema della guerra. Su tutte quella del cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, che nello scorso marzo aveva condannato un video della Casa Bianca ricordando che la guerra non è un videogioco. In Medioriente c’è il lavoro incessante del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa che la scorsa Domenica delle Palme è stato al centro di una querelle con Israele, poi rientrata, per l’accesso al Santo Sepolcro. In Terra Santa oltre a Pizzaballa la Chiesa ha come nunzio monsignor Giorgio Lingua, voluto proprio da Leone XIV, e padre Francesco Ielpo che è il Custode di Terra Santa. C’è poi l’azione della Segreteria di Stato con il lavoro del Segretario, cardinale Pietro Parolin, che da pochi giorni ha come Sostituto per gli Affari Generali monsignor Paolo Rudelli che ha preso il posto di monsignor Edgar Peña Parra che è diventato nunzio in Italia. A completare il quadro il lavoro, costante e silenzioso, del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, che continua l’azione umanitaria voluta da Papa Francesco.
(*) La Presse
