Politica

Dopo il 25 settembre saremo ancora uno dei paesi di riferimento in Europa e nel mondo…?

di Fabio Desideri

Le ormai prossime elezioni politiche di domenica 25 settembre – pian piano che si avvicina il “fatidico” giorno – stanno sempre  più evidenziando le enormi contraddizioni delle coalizioni, e dei partiti, riportati nella scheda elettorale.  Le varie coalizioni, o i singoli partiti, ai nastri di partenza danno l’idea di essersi messi insieme – piuttosto che per programmi ed idee comuni e condivisi – solo ed esclusivamente per la “concreta” esigenza di superare sbarramenti elettorali e premi di maggioranza, previsti da una farraginosa legge elettorale, quest’ultima vero “scoglio” da superare per tutti gli “addetti ai lavori”, onde poter controllare ciò che più gli interessa, cioè: le dinamiche parlamentari, nonché le varie “manovre di palazzo”, tutte cose concretamente inutili agli italiani ed alle loro quotidiane esigenze di vita. Una conferma di tale situazione arriva da un’attenta lettura dei vari programmi elettorali, nonché dalle quotidiane dichiarazioni dei vari protagonisti della politica italiana.  La genericità dei concetti riportati nei programmi elettorali di tutti i partiti, unita al disallineamento degli stessi testi programmatici dai rigidi limiti di bilancio cui la Comunità Europea richiama e vincola tutti i suoi stati membri, portano alla semplice deduzione che la maggior parte delle varie proposte programmatiche elettorali, in queste ore propinateci, altro non siano – alla prova dei fatti – che un grande “specchietto per le allodole”; volatili che saremmo – secondo i nostri politici – noi cittadini italiani. Viene da domandarsi come costoro dopo aver trascorso anni a dirsi di male l’uno dell’altro, esprimendosi con ogni tipo di vicendevole critica, oggi che per esigenze elettorali – di riconferma dei comodi scranni di Camera e Senato – si sono dovuti mettere insieme, in molti casi coalizzandosi, possano pensare di assurgere a livelli di credibilità per gli italiani, i quali purtroppo – quotidianamente – sono costretti a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, tra costo della vita che aumenta esponenzialmente, stipendi inadeguati, crisi occupazionali, caro bolletta etc.. Quale tipo di proposta credibile e concreta può giungere agli italiani, per la risoluzione delle proprie vicissitudini quotidiane, dalle inadeguate ed improbabili promesse dei vari “personaggini” della politica?

Non è difficile controdedurre a questa domanda, la risposta è: nessuna proposta. Non credo quindi ci si possa lamentare, o meravigliare, se saremo costretti a prendere atto del costante aumento dell’astensionismo elettorale, il quale – negli ultimi tempi – si struttura sempre di più in due grandi aree sociali del nostro paese: i giovani e gli anziani.  Due ambiti sociali, quelli appena indicati, che più di altri avvertono il quotidiano disagio di vivere, per il sempre maggiore aumento del costo della vita, per la difficoltà di accedere ad un lavoro certo ed adeguatamente remunerato, per la incapacità del sistema scolastico ed universitario di essere realmente supportato dalle istituzioni e dalla politica nel rapporto ed interazione con il mondo reale del lavoro, per la inadeguatezza dei servizi socio-sanitari essenziali, per il degrado sempre maggiore che avviluppa gli aggregati urbani della nostra nazione, nonché per tante altre ragioni le quali – per brevità – non posso elencare, che però le persone comuni conoscono bene, a differenza dei politici i quali  sembrano essere totalmente impreparati su detti temi. A quanto sopra indicato bisogna aggiungere la ricaduta negativa, sulla nostra nazione, da parte del mondo intero, per l’irrispettoso atteggiamento tenuto della politica italiana nei riguardi del Presidente Mario Draghi e del suo Governo (di emergenza nazionale è bene ricordarlo), mai adeguatamente e motivatamente  spiegato dai partiti che lo hanno cagionato, cosa questa che ha proiettato – sullo schermo internazionale – un’immagine dell’Italia e della sua politica, nel complesso assimilabile a quella che restituiscono i documentari storici dell’Istituto Luce; un parlamento complessivamente lontano dai tempi che viviamo, inadeguato, incapace di elaborare soluzioni reali e condivise, di fattibilità certa e corrispondenti alla norme che regolano le attività di governo nell’area Euro.  Una situazione che purtroppo non fa presagire nulla di buono nell’immediato futuro. Da questo insieme di condizioni scaturisce un’ulteriore domanda: come farà l’Italia a conservare – con la classe politica che verrà indicata dalle urne – la medesima credibilità internazionale che la personalità di Mario Draghi aveva ridato al nostro paese? Questa, forse, più di altre, è la vera domanda che da qui al voto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si starà realmente facendo…

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