La guerra di Putin

In Russia l’informazione libera è ormai cancellata. Il Cremlino vuole coprire quanto sta accadendo in Ucraina

Addio informazione libera per chi vive in Russia. Nel Paese sia Facebook che Twitter sono stati bloccati, alcuni giornali sono stati chiusi mentre altri sono costretti ad autolimitarsi. La censura non risparmia nemmeno le testate straniere: in alcuni casi, l’accesso ai loro siti risulta bloccato. Già prima del conflitto, la Russia era uno dei Paesi con minore libertà di stampa nel mondo. Reporters Without Borders la posizionava al 150esimo posto su 179. Nell’ultima settimana la situazione è ulteriormente peggiorata sia per alcuni provvedimenti presi da Roskomnadzor, l’agenzia statale delle comunicazioni, sia per l’approvazione di una bozza di legge che criminalizza la diffusione di presunte “notizie false” sulle operazioni militari. L’agenzia statale ha prima di tutto accusato alcune testate di aver incoraggiato le proteste dei giorni scorsi contro la guerra, poi ha impedito ai giornalisti di continuare a lavorare bloccando le trasmissioni o i siti. Tra le prime emittenti a farne le spese c’è stata la radio L’Eco di Mosca, il cui contratto di locazione è stato persino risolto. Poi è toccato ai giornali internazionali. Venerdì 4 marzo, Roskomnadzor ha annunciato di aver ristretto l’accesso a una serie di testate straniere incluse la Bbc, che aveva visto aumentare i suoi lettori, Deutsche Welle, Meduza e il sito in russo di Radio Free Europe/Radio Liberty. Nello stesso giorno, la Duma ha anche approvato una bozza di legge con l’obiettivo di “prevenire che le forze armate della Federazione russa vengano screditate durante le operazioni per proteggere il Paese e i suoi cittadini”. Prevede fino a 10 anni di carcere per chi la viola. Gli anni salgono però a 15 se queste notizie causano “conseguenze serie”. Il direttore generale della Bbc Tim Davie ha detto che la normativa criminalizza il giornalismo indipendente e che non lascia alla rete altra scelta che sospendere in via temporanea il lavoro dei giornalisti e di tutti coloro che li supportano nel territorio russo. Bbc News in russo, si legge in un articolo pubblicato sul sito del giornale, continuerà ad essere prodotto fuori dal Paese. Anche Cnn, Bloomberg e la canadese Cbc hanno sospeso le loro attività in Russia. Novaya Gazeta, uno dei principali giornali indipendenti russi – noto tra l’altro per essere diretto dal vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2021 Dmitry Muratov (in foto) – ha fatto un’altra scelta: continuerà a informare la popolazione su quanto accade in Ucraina, ma solo sotto l’aspetto socio-economico. Tutti i contenuti in cui si parla del conflitto saranno eliminati. Le autorità russe pretendono infatti che si parli solo di “operazioni militari” e non di guerra. Bandita anche la parola “invasione”. “Quindici anni di prigione solo per aver fatto il tuo lavoro. È la fine della democrazia in Russia. Ogni libertà è persa”, ha commentato Ekaterina Kotrik, una giornalista di Rain TV, emittente russa che giovedì ha interrotto le trasmissioni. “Il problema principale è che coprivamo l’Ucraina in modo obiettivo”, ha detto.

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