Cronaca

25 aprile: Anpi, fare chiarezza su mandanti. Brigata ebraica, 21enne non è nostro iscritto

di Laura Pirone (*)
È una condanna unanime quella che arriva nel giorno in cui viene fermato a Roma il 21enne responsabile degli spari al Parco Schuster, a Roma, lo scorso 25 aprile, che deve rispondere dell’accusa di tentato omicidio per aver colpito 2 iscritti all’Anpi. In mattinata è l’Assocazione partigiana di Roma a intervenire chiamando a raccolta nel pomeriggio proprio al Parco Schuster. “Non ci facciamo intimidire”, scrive l’Anpi Roma che chiede di “fare luce” sui “mandanti” e sull’esistenza di “gruppi paramilitari tra gli ebrei” della Capitale. Il 21enne, Eitan Bondi, alla polizia che lo ha arrestato ha detto di appartenere alla Brigata ebraica, ma a stretto giro è arrivata la smentita: “La Brigata Ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma”. “Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”, le parole del direttore del Museo della Brigata ebraica, Davide Riccardo Romano. Netta la posizione anche di Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati: “Chi spara, anche se con un arma ad aria compressa, contro dei manifestanti nel giorno in cui si festeggia la liberazione del paese dal nazifascismo è un criminale, qualunque sia la sua appartenenza o le sue motivazioni”. “Nessuna violenza – dice Fiano – è ammissibile, ancora più grave se chi la commette dichiara di agire in nome di un’esperienza di partecipazione straordinaria della Brigata Ebraica alla guerra di liberazione”.
“Roma , città medaglia d’oro per la Resistenza, non può tollerare alcuna forma di violenza né aggressioni, intimidazioni e ritorsioni capaci di alimentare odio e divisione”, sottolinea il sindaco Roberto Gualtieri.
Da Roma, l’associazione partigiana evidenza che “da tempo” si assiste a una “deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma”. “In passato più volte dirigenti nazionali Anpi hanno ricevuto minacce e lettere intimidatorie dalla sigla Gse (Gruppo Sionistico Giovanile) e da altre sigle”, ma “se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto”. “Oggi Gad Lerner in un post sui social ha richiesto lo scioglimento di ‘questi gruppi paramilitari’. È un’affermazione pesantissima. Per questo chiediamo alla magistratura non solo di appurare l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un’inchiesta su questi presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana”, evidenzia l’Anpi, che chiede al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di “andare fino in fondo nelle indagini” e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “di prendere finalmente posizione sulla vicenda, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio dei giorni scorsi”.
“Nelle comunità – prosegue Anpi Roma – vi sono punti di vista diversi e anche contrastanti. Per questo chiediamo alla Comunità di Roma e all’Unione delle Comunità Ebraiche italiane una presa di posizione chiara e ferma”. La risposta dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, l’Ucei, non tarda ad arrivare, esprimendo la “più netta condanna di ogni forma di violenza da qualunque parte provenga” e ribadendo “la nostra vicinanza alle vittime dell’aggressione avvenuta a Roma e di tutti coloro che lo scorso 25 aprile in varie città d’Italia hanno subito violenze, ingiurie, minacce”.
(La Presse)

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