Esteri

Stati Uniti e Russia, su Gaza né amici né nemici….per ora

 

di Giuliano Longo

La posizione di Mosca in Medio Orienteè più complicata di quanto possa apparire. Per anni la Russia  è stata abile nel lavorare con tutti i partiti della regione, compreso Israele, ma non conHamassostenuto dall’Iran, che peraltro aveva stigmatizzato l’invasione dell’Ucraina.

Nella complessa rete di alleanze e inimicizie del Medio Oriente, la Russia si è distinta per la sua capacità di collaborare con tutte le parti, rendendosi indispensabile ai vari attori della regione, non schierandosi né con l’uno né con l’altro, ma semmai mettendo l’uno contro l’altro, con una politica che risale all’era zarista.

L’equilibrismo delCremlinoè stato, ad esempio, palese nel suo avvicinamento Cipro (dove gli interessi russi sono ancora ancora robusti)  mentre corteggiava la Turchia, oppure avvicinandosi all’Egitto nel sostegno all’uomo forte siriano Bashar al-Assad.

Ma oggi il segnale di cambiamento di strategia  nella regione potrebbe essere  la crescente dipendenza dall’Iran per l’uso dei droni sul campo di battaglia in Ucraina e gli stretti legami di collaborazione tecnologico e militare fra Russia e Iran.

Se  un conflitto limitato tra Israele e Hamas a Gaza rappresenta per il Cremlino una gradita distrazione dalla guerra in Ucraina, una guerra più ampia tra Israele e qualcuno (Hezbollà)  sostenuto dall’Iran, non troverebbe il gradimento di Putinche non ha certo inneggiato ai massacri di Hamas semmai solo accusando Tel Avivdi aver creato una situazione che si trascina da decenni.

Attualmente Mosca e Pechino non hanno molte possibilità di proporsi come mediatori nel conflitto, ma potrebbero comunque avere un ruolo se consideriamo che fino all’anno scorso, rimanevano alcuni punti positivi di collaborazione in Medio Oriente tra Mosca e l’Occidente e  chei diplomatici russi lavoravano assiduamente con gli Stati Uniti per contribuire a preservare e rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, disdettato da Trump.

Ma tutto è cambiato dopo l’invasione dell’Ucraina anche per la Cina sempre più identificata dagli Stati Uniti come il“pericolo giallo”.

Più netta la posizione degli Stati Uniti che anche dopo le 500 vittime bombardate nell’ospedale di Gaza, è al Fianco di Netanyau pur invitandolo alla moderazione, mentre lui come risposta ha chiesto agli Stati Uniti 10 miliardi di dollari in aiuti militari d’emergenza.

Le fonti sostengono che ilCongresso degli Stati Unitista coordinando la questione con la Casa Bianca, mentre i deputati cercano di collegare il pacchetto di aiuti a Israele con l’assistenza all’Ucraina e a Taiwan, nonché con i fondi per fortificare il confine tra Stati Uniti e Messico.

Ma l’influenza della lobby ebraica è ben nota per cui Israele avrà la priorità, mentre Kiev è lontana e sconosciuta a molti contribuenti americani, di qui le preoccupazioni, non infondate, di Zelensky che teme un rallentamento degli aiuti.

Il nuovo  leader della maggioranza al Senato Chuck Schumerha affermato che il Congresso sta valutando la possibilità di fornire a Israele munizioni sostitutive per il sistema di difesa aerea Iron Dome, bombe a guida di precisione.

E il presidente della commissione per gli affari esteri della CameraMichael McCaulha anche dichiarato  che il suo gruppo sta già  elaborando una legislazione per preparare la forza militare in una possibile guerra per procura con l’Iran.

Nel frattempo l’esercito israeliano (IDF) ha già annunciato l’arrivo del primo aereo da trasporto statunitense con “munizioni americane avanzate” per lo Stato ebraico e altri seguiranno a breve.

La visita diBidenin Israele, primo presidente americano a recarsi in loco nel corso di un conflitto, è il segno di un sostegno ”fin quando necessario”,sul modello ucraino anche, anche se fra Israele , Ucraina e Taiwan  la necessità di armamenti sofisticati comincia a pesare non solo sulle casse USA, ma anche sugli arsenali e la capacità produttiva del sistema industriale militare statunitense.

Attualmente  Russia e Cina stanno già cercando di avere un ruolo se non di mediazione quanto meno di presenza attiva sul piano diplomatico, mentre gli  Stati Uniti (e l’Occidente) per ora puntano  sulla scelta israeliana di spazzare via Hamas mutando “la carta geografica di Gaza”, come promesso da Nethanyau.

Salvo qualche generico invito americano alla moderazione più che altro dovuto alla presenza di cittadini statunitensi fra gli ostaggi di Hamas.

aggiornamento l’attacco a Israele ore 14.54

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