Economia e Lavoro

13,2 miliardi di euro il costo per le MPI per il difficile reperimento del personale

 

A giugno 2023 la difficoltà di reperimento del personale è al 47,6% ma sale al 59,2% per gli operai specializzati e gli addetti ai macchinari. Il difficile reperimento del personale determina l’allungamento del tempo necessario per trovare la figura professionale ricercata: nel 2023 le imprese impiegano mediamente 3,3 mesi prima di riuscire a ricoprire la posizione vacante, tempo che sale a 4,8 mesi nel caso della ricerca di un operaio specializzato.

Una analisi dell’Ufficio Studi su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,  in relazione alle ricerche più difficoltose per cui si impiegano oltre sei mesi – l’11,2% delle entrate totali ed il 22,6% di quelle degli operai specializzati – stima un costo del mismatch per le micro e piccole imprese di 13,2 miliardi di euro, pari allo 0,81% del valore aggiunto.

L’analisi dell’impatto della carenza di manodopera e delle contromisure messe in campo dalle aziende è al centro del rapporto dell’Ufficio Studi della Confartigianato

Il costo del mismatch per le MPI sul territorio – A livello regionale si evidenzia il maggior costo per le MPI in Lombardia con 3.307 milioni di euro, Veneto con 1.432 milioni, Emilia-Romagna con 1.389 milioni, Lazio con 1.196 milioni, Toscana con 921 milioni, Piemonte con 881 milioni, Campania con 750 milioni e Sicilia con 511 milioni. A livello provinciale il costo maggiore per le MPI si osserva a Milano (1.512 milioni di euro), Roma (971 milioni), Brescia (440 milioni), Torino (425 milioni), Napoli (406 milioni), Bologna (353 milioni), Firenze (318 milioni), Bergamo (317 milioni), Vicenza (278 milioni), Modena (277 milioni), Provincia Autonoma di Bolzano (277 milioni), Verona (276 milioni), Padova (273 milioni), Treviso (269 milioni), Monza e Brianza (229 milioni) e Venezia (219 milioni).

Per quanto riguarda l’incidenza del costo per le MPI del mismatch connesso a lunghi tempi di ricerca dei lavoratori sul valore aggiunto, a livello regionale i valori più elevati e superiori alla media dello 0,81% sono quelli di: Trentino-Alto Adige con l’1,08%, Valle d’Aosta con lo 0,97%, Veneto con lo 0,95%, Emilia-Romagna con lo 0,92%, Friuli-Venezia Giulia con lo 0,92%, Lombardia con lo 0,89%, Toscana con lo 0,86%, Abruzzo con lo 0,84% e Marche con lo 0,83%. A livello provinciale le trenta incidenze maggiori sono quelle di: Gorizia (1,14% del valore aggiunto provinciale), Provincia Autonoma di Bolzano (1,19%), Belluno (1,17%), Prato (1,15%), Pordenone (1,09%), Brescia (1,08%), Modena (1,06%), Teramo (1,00%), Siracusa (1,00%), Vicenza (0,98%), Treviso (0,97%), Valle d’Aosta (0,97%), Provincia Autonoma di Trento (0,95%), Verona (0,95%), Vibo Valentia (0,95%), Piacenza (0,94%), Cremona (0,94%), Parma (0,93%), Rimini (0,93%), Novara (0,92%), Venezia (0,92%), Lecco (0,92%), Firenze (0,91%), Padova (0,91%), Arezzo (0,91%), Bologna (0,91%), Sondrio (0,90%), Bergamo (0,89%), Monza e Brianza (0,89%) e Lucca (0,89%).

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