Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyysi aggira per le maggiori capitali europee con un tour last minute imposto dall’uraganoMi , dall’uragano Milton che ha obbligato (forse) Joe Biden ad annullare il suo viaggio di questa settimana in Germania.
Quindi se la montagna non andrà da Zelensky sarà Zelensky che andrà alla montagna Così In 36 ore sarà nelle principali capitali europee, fra cui l’Italia, dove ieri Giorgia Meloni gli ha assicurato l’indeflettibile sostegno del nostro Paese, ma anche le sue note perplessità sull’uso di armi occidentali per colpire il cuore della Russia
Mentre le truppe ucraine sono incalzate dall’avanzata Volodia (come viene affettuosamente chiamato dagli intimi) vuole consolidare il sostegno al suo Paese in vista delle elezioni presidenziali statunitensi, che potrebbero incrinare i rapporti di Kiev con il suo principale alleato.
Joe avrebbe dovuto presiedere un summit “dell’Ukraine Defense Contact Group alla base aerea di Ramstein” sabato, mirato a coordinare gli aiuti militari per Kiev, il che sarebbe stata un’opportunità per Zelenskyy di rivolgersi tutti insieme ai suoi alleati chiave. Ora li sta incontrando uno per uno.
Ha iniziato da Londra, dove ha presentato il suo “piano per la vittoria” al primo ministro Keir Starmer e al capo della NATO Mark Rutte, affermando che “l’obiettivo è creare le giuste condizioni per una giusta fine della guerra… L’Ucraina può negoziare solo da una posizione forte” Refrain riportato da tutta ls stampa italiana dopo l’incontro con Giorgia Meloni..
Per il permesso a Kiev di utilizzare le armi donate per colpire obiettivi all’interno della Russia, gli ha risposto il neosegretari generale della Nato Rutte affermando che. “Dal punto di vista legale è possibile perché legalmente all’Ucraina è consentito usare le sue armi, se possono colpire obiettivi in Russia, se questi obiettivi rappresentano una minaccia per l’Ucraina”, aggiungendo pilatescamente “Ma se i singoli alleati lo decideranno, alla fine dipenderà sempre dai singoli alleati”.
Dopo la colazione con il Papa di oggi, Zelenskyy si dirigerà a Berlino, dove incontrerà il cancelliere Olaf Scholz, il più grande sostenitore militare dell’Ucraina dopo gli Stati Uniti, ma anche colui che si rifiuta di donare missili da crociera Taurus a lungo raggio per paura di provocare la Russia.
A poche ore dall’inizio del viaggio, i funzionari ucraini si sono affrettati a smentire le voci secondo cui Zelensky stava promuovendo un cessate il fuoco, come era apparso su alcune fonti stampa. Ma quli possibilità hanno le sue richieste di trovare seguito ?
La strada verso la NATO
Un impegno di qualche tipo verso l’adesione alla NATO è una parte importante della strategia di Kiev per porre fine alla guerra, poiché è visto come l’unico modo per impedire un altro attacco russo.
Andriy Yermak, capo dell’ufficio di Zelensky, ha affermato di recente che l’invito rivolto all’Ucraina ad aderire all’alleanza di difesa fa parte del piano per la vittoria e ha incoraggiato gli alleati a ignorare le minacce di escalation della Russia.
Ma ricevere un invito chiaro in tempi brevi per entrare nell’Alleanza non trova consensi fra molti Paesi che la compongono l’Alleanza .Sebbene la NATO abbia affermato che l’Ucraina è sulla buona strada per aderire un domani, non esiste una tempistica precisa: Stati Uniti e Germania guidano il gruppo degli scettici preoccupati all’idea di ammettere Kiev.
Kiev ha invece iniziato a firmare 20 accordi bilaterali di sicurezza con vari alleati, per creare legami più stretti in materia, ma questi non offrono nulla in confronto alle garanzie fornite dall’appartenenza alla NATO.
Proteggere i cieli dell’Ucraina
Una mossa pratica sarebbe quella di avvicinare gli alleati occidentali alle linee del fronte (essenzialmente Polonia e Romania) per usare i loro sistemi di difesa aerea per abbattere i droni e i missili russi che sorvolano l’Ucraina occidentale.Per ora questa ipotesi è del tutto fuori discussione, poiché gli alleati temono di entrare in conflitto diretto con la Russia.
Ciò ha suscitato disappunto a Kiev, con lo stesso Zelensky che ha sottolineato come gli Stati Uniti stiano utilizzando le loro difese aeree insieme a Israele per abbattere i missili iraniani. Kiev l chiede quindi la “stessa determinazione”nel proteggere l’Ucraina “dagli attacchi missilistici e dei droni russi”.
Una questione correlata sulla quale è probabile che Zelensky abbia successo , è quella di convincere le capitali a inviare più sistemi di difesa aerea da schierare autonomamente, con la promessa di nuove piattaforme Patriot e di unità SAMP/T franco-italiane. Il problema è che nonostante le dichiarazioni promettenti fatte durante l’estate, le consegne si sono esaurite, ma le promesse continuano.
Diritto di colpire in profondità in Russia
Come ha chiarito nel suo incontro con Starmer e Rutte, Zelenskyy sta spingendo molto affinché si riconsiderino le restrizioni che impediscono all’Ucraina di colpire obiettivi all’interno della Russia con armi donate.
Nonostante il sostegno di Rutte, le capitali temono che consentire attacchi in profondità possa innescare una guerra più ampia o addirittura una risposta nucleare russa. Una proposta che ha quindi scarse possibilità di successo.
Riaprire la questione dei Taurus
Gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e l’Italia hanno inviato all’Ucraina scorte limitate di missili a lungo raggio, sebbene non vogliano che vengano utilizzati all’interno della Russia. La Germania invece ha sempre rifiutato di autorizzare l’invio dei suoi potenti missili da crociera Taurus.
Nonostante le pressioni di alcuni partner della sua coalizione affinché cambiasse posizione, la risposta di Scholz è stata sempre ” nein “.
Sebbene Berlino abbia a disposizione circa 1,4 miliardi di euro per un pacchetto di sostegno agli armamenti, è improbabile che Zelenskyy sposti l’ago della bilancia sui missili Taurus.
Rendere l’Ucraina “l’arsenale della democrazia”
Il governo ucraino vuole anche incrementare gli investimenti nella propria industria bellica per stimolare la propria economia al limite del collasso e per garantirgli il di usare queste armi contro la Russia senza dover dipendere da alleati schizzinosi.
Aziende di difesa come Rheinmetall, Nammo e Saab hanno già concordato una qualche forma di programmi di produzione locale per artiglieria e veicoli blindati. Anche Danimarca, Canada e Lituania stanno piazzando ordini diretti alle aziende ucraine.
Ma lo sviluppo dell’industria militare, se offre grassi profitti alle aziende occidentali, corre il rischio di venire attaccata dai missili russi nei suoi centri di produzione, senza risolvere i problemi economici ed energetici di Kiev a breve termine.
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