Politica

Imputabilità minori: Magistratura democratica, è una norma di propaganda

La presa di posizione arriva a poche ore dall’approvazione, da parte del Governo, della norma inserita nel disegno di legge Sicurezza che modifica l’articolo 98 del codice penale introducendo la presunzione di imputabilità per i minori che abbiano compiuto 14 anni. A criticare l’intervento è l’Esecutivo di Magistratura democratica, che parla di una riforma priva di reali effetti pratici e costruita per alimentare una narrazione securitaria. Secondo i magistrati, la disciplina attuale affonda le proprie radici nel testo originario del codice penale e riflette un principio scientifico consolidato: la maturazione psicologica non coincide automaticamente con il raggiungimento di una determinata età, ma è il risultato di un percorso biologico e individuale. Nella nota, Magistratura democratica ricorda che la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni e di governare i propri impulsi “si raggiunge non istantaneamente, ma all’esito di un percorso biologico”. Per spiegare il concetto viene richiamata un’immagine efficace: “La natura ci dà la macchina (un corpo in piena efficienza fisica e mentale) prima della patente”, proprio perché l’adolescenza rappresenta una fase fisiologica dello sviluppo. Per questo motivo, sottolineano i magistrati, il codice penale prevede l’accertamento dell’imputabilità del singolo minore, verificando il grado di maturità effettivamente raggiunto prima di attribuirgli piena responsabilità penale. L’associazione giudica inoltre fortemente propagandistico il modo in cui la riforma è stata presentata. Nel mirino finiscono le espressioni utilizzate durante il dibattito pubblico, a partire dalla definizione di “norma anti maranza”, che secondo Magistratura democratica punta a identificare il minore autore di reato con una categoria “tanto evocativa quanto sfuggente”, inseguendo “la narrazione securitaria del bravo cittadino assediato”.

Il sistema vigente già prevede la punibilità dei minorenni

Analoga critica viene rivolta allo slogan secondo cui “chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare, sempre. Anche se ha 15 o 16 anni”. Per l’Esecutivo dell’associazione si tratta di una rappresentazione fuorviante, perché il sistema vigente già prevede la punibilità dei minorenni imputabili e la modifica normativa, sostengono, “non cambia una virgola in punto di rapporto reato-sanzione”. Magistratura democratica contesta anche l’idea che gli adolescenti di oggi siano mediamente più maturi rispetto al passato. “La digitalizzazione delle relazioni ha reso i ragazzi più veloci, più smart, ma questo non significa essere più maturi e segna semmai una maggiore separazione da situazioni e emozioni reali”, si legge nel documento. Tra i passaggi più critici figura quello dedicato alle dichiarazioni del ministro della Giustizia, che ha indicato tra gli obiettivi della riforma anche quello di facilitare le indagini. Per l’associazione si tratta di una motivazione infondata. “Bastava aver dato uno sguardo alla giurisprudenza stratificatasi in quasi 100 anni di codice” per sapere che l’accertamento sulla capacità di intendere e di volere viene normalmente desunto dalle modalità del fatto e dall’età dell’autore, senza ricorrere sistematicamente a perizie specialistiche.

 

Del tutto marginali le assoluzioni per immaturità dei minorenni

La nota ricorda inoltre che nei Tribunali per i minorenni siedono anche giudici onorari con competenze specifiche in ambito psicologico ed educativo, in grado di valutare eventuali anomalie nel percorso di maturazione dei ragazzi. Anche sul piano statistico, aggiunge Magistratura democratica, sarebbero del tutto marginali sia le assoluzioni per immaturità degli ultraquattordicenni sia le consulenze tecniche disposte per accertare il livello di maturità. Da qui la conclusione dell’Esecutivo, secondo cui il vero problema non risiederebbe negli effetti concreti della modifica legislativa, giudicati “assolutamente nulli”, ma nel metodo seguito dal legislatore. “Ciò che preoccupa, dunque, non è la effettiva rilevanza pratica della modifica normativa, assolutamente nulla: è il piegare le riforme non ad una effettiva funzione giuridica, ma a scopi elettorali, a costo di propagandare una narrazione mendace e di aumentare il rancore sociale”, conclude Magistratura democratica.

Red

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