Con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca l’Unione Europea deve rafforzare il suo bilancio agricolo, gravemente carente rispetto al Farm Bill, il programma di aiuti per gli agricoltori americani, che il neo presidente prevede di potenziare con una serie di misure fiscali e incentivi per rafforzare la produzione alimentare statunitense e incrementare la presenza sui mercati esteri. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le elezioni Usa che hanno visto la vittoria del candidato repubblicano. La Politica agricola comune (Pac) in Europa vale 386 miliardi di euro in totale fino al 2027. di cui trentacinque miliardi di euro per l’Italia – ricorda la Coldiretti -. Negli Usa il Farm bill vale 1400 miliardi di dollari in dieci anni, con un gap profondo che penalizza gli agricoltori europei e che l’Ue dovrebbe impegnarsi a colmare per garantire la sovranità alimentare. Ci deve essere un tema di attenzione, di innovazione, di implementazione e deve essere fatto con risorse più utili, esattamente come avviene nei due continenti che per noi oggi sono quelli sicuramente più sfidanti, che sono quello americano da una parte e cinese dall’altra. Ci auguriamo, conclude Coldiretti, che le relazioni fra Stati Uniti ed Europa possano avere un recupero in termini di rapporti proficui nell’interesse delle nostre economie e auspichiamo che si possa arrivare anche a un cambio nello scenario che storicamente veniva attuato, che ha visto il settore agroalimentare italiano penalizzato da dispute di carattere economico tra Usa e Ue su altri settori produttivi, come quello aerospaziale. Anche Cia agricoltori manda messaggi all’Ue: “Contiamo su un lavoro diplomatico importante tra Europa e Stati Uniti anche per salvaguardare l’export agroalimentare Ue e Made in Italy. Non dimentichiamo quanto accaduto tra il 2019 e il 2021 per effetto della politica di Donald Trump sulla querelle Airbus-Boeing, ma auspichiamo si apra ora una stagione che tenga fuori il tema dazi”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sugli scenari possibili con il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla tregua quinquennale sancita nel 2021 resta praticamente un solo anno -ricorda Cia- e occorre consolidare quello spiraglio di distensione che alla fine salvò i prodotti italiani – vino, olio e pasta in particolare- nella revisione delle liste merci Ue colpite dai dazi Usa, ma che fece, invece, tremare con una stangata del +25% il comparto dei formaggi, dei salumi e dei liquori italiani. “Dunque affianchiamo lungimiranza a preoccupazione -commenta Fini-. Questa è l’occasione, ulteriore, per rafforzare seriamente la competitività dell’agroalimentare Ue e costruire un Green Deal davvero possibile ed efficace, come del resto sollecita, da tempo, il mondo agricolo che sta pagando un prezzo altissimo gli effetti delle crisi geopolitiche internazionali e, ancora di più, climatiche. L’Italia -sottolinea Fini- dovrà, in questo senso, farsi sentire dovendo salvaguardare circa mezzo miliardo di export di cibi e bevande Made in Italy che, ogni anno, arrivano al di là dall’Atlantico, con il vino che vede negli Usa il suo primo mercato di sbocco. Ciò varrà una riflessione a Bruxelles sulle strategie politiche e le risorse economiche da mettere in campo per dare un futuro nuovo alla nostra agricoltura”.
