Esteri

Ursula von der Leyen ha un problema con Donald Trump

Questo il titolo dell’articolo Di Barbara Moens pubblicato dalla edizione odierna di POLITICO Europa

“Nella migliore delle ipotesi, Ursula von der Leyen potrebbe entrare nei libri di storia come la presidente della Commissione europea che ha liberato l’Europa dalla dipendenza militare dagli Stati Uniti e riavviato il motore economico del continente”scrive l’autrice. “Ma nel peggiore dei casi – aggiunge- è l’inizio della fine”.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è destinato a causare turbolenze durante il mandato di Ursula che dovrà lottare per sostenere l’Ucraina, rispettare gli obiettivi climatici internazionali e far ripartire la crescita del continente di fronte a una potenziale guerra commerciale globale.

Negli ultimi cinque anni, il capo dell’esecutivo dell’UE è emerso come un importante attore politico, coordinando la risposta dell’Unione al coronavirus e all’attacco totale della Russia all’Ucraina.

In particolare, per quanto riguarda la guerra in Ucraina, deve gran parte del suo successo alla stretta collaborazione con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il suo team.

Già dalla sua visita alla Casa Bianca nel novembre 2021 quando era stata avvisata dell’imminente invasione. Da allora i due leader  hanno iniziato a coordinarsi su un complesso pacchetto di sanzioni contro Mosca.

Quando l’Inflation Reduction Actdi Biden ha fatto sì che i governi europei si preoccupassero che le loro aziende potessero essere svantaggiate, è stata von der Leyen a collaborare con la Casa Bianca per minimizzare l’impatto sull’economia europea.

Tuttavia, secondo fonti diplomatiche dell’UE, con Trump alla Casa Bianca, von der Leyen rischia di essere vista come troppo vicina al presidente uscente degli Stati Uniti.  Non  solo perchè Trump è  destabilizzante e vendicativo, ma soprattutto perché  ha trascorso gran parte del suo primo mandato a sparare a zero contro l’UE.

Ha imposto tariffe su acciaio e alluminio, ritirandosi da trattati internazionali come l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e l’accordo sul nucleare con l’Iran, minacciando i paesi che non hanno raggiunto i loro obiettivi di spesa NATO, elogiando la decisione del Regno Unito di lasciare il blocco e persino dichiarando l’UE come“nemica” di Washington.

D’altra parte Trump non è mai stato desideroso di riconoscere l’Unione come interlocutore e ora, anche se non è pronto a entrare in carica prima di gennaio, è invece già pronto per lo scontro con l’UE.

Come noto Trump ha giurato di porre fine alla guerra in Ucraina poco dopo essere entrato alla Casa Bianca, presumibilmente tagliando il sostegno a Kiev a meno che non accetti di cedere territorio alla Russia. Ma ha anche detto che avrebbe incoraggiato il Cremlino a fare “tutto il diavolo che vogliono” a quei paesi che non hanno raggiunto i loro obiettivi di spesa NATO.

 

Preoccupazione ancora più immediata sarà l’economia perché The Donald  ha giurato di imporre tariffe generalizzate dal 10 al 20% all’Europa, minacciando di imporre un’imposta del 60% su tutti i beni provenienti dalla Cina, il che potrebbe indurre Pechino a scaricare i suoi prodotti sul mercato UE.  Preoccupazione ampiamente diffusa fra i funzionari UE.

Von der Leyen spera che tutto questo costringa l’Europa a serrare i ranghi e a cooperare più strettamente, come ha fatto durante la crisi del coronavirus e i primi giorni della guerra in Ucraina. Ma la pressione di Washington non lascerà altra scelta al blocco se non quella di rafforzare la sua spesa per la difesa, rafforzare il suo settore tecnologico e chiarire la sua posizione sulla Cina, decisioni comunque difficili.

Sulla carta, von der Leyen dovrebbe essere uno dei principali interlocutori europei di Washington, con il compito di supervisionare ampi settori della politica comunitaria tra cui commercio, clima, tecnologia e concorrenza.

Nel frattempo, il presidente della Commissione sta preparando bastoni e carote per il magnate.  Dopotutto “Trump è un trafficante”,ha riferito alla giornalista un altro  diplomatico dell’UE. “Soprattutto, vuole negoziare”.

 

Von der Leyen ha già provato ad addolcire la relazione suggerendo che Bruxelles potrebbe acquistare più gas naturale liquefatto (GNL) dall’America per evitare i dazi statunitensi sui beni europei. Il suo predecessore Jean-Claude Junckerha utilizzato il GNL per progettare nel 2018 una tregua puramente cosmetica con Trump, ma questa volta non è detto che la cosmesi riesca.

Se il passato insegna qualcosa, Trump cercherà di dividere e conquistare, stringendo accordi bilaterali intanto con i singoli Governi che la pensano come lui, come quello di Viktor Orbán. D’altra parte il presidente eletto, ha sempre affermato che la Brexit fosse una grande iniziativa e auspicava  chece ne dovessero essere di più, sino allo smembramento dell’Unione.

E la tecnica del bastone e della carota con alcuni governi europei, non necessariamente quello ungherese, potrebbe avere successo, soprattutto con i Paesi dell’est Europa (polacchi e Baltici) che ormai dipendono dal sostegno statunitense  sia militare che finanziario.

In questo infausto contesto occorrerà vedere quale sarà il comportamento del Governo Meloni, cui non sarà sufficiente baciare la pantofola del nuovo presidente degli Stati Uniti e verrà messa alla prova la proclamata amicizia fra Ursula e Giorgia che dovrà anteporre gli interessi di una Europa unita ai suoi proclami di un tempo, nazional populisti.

Bathazar

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