Esteri

  Le minacce di Trump ai BRICS alimenta la de-dollarizzazione

Il ritorno al potere di Donald Trump riporta la sua tipica aggressività sulla scena economica mondiale.  Uno dei suoi primi obiettivi sono infatti i BRICS, il blocco economico fondato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica e che annovera tra i suoi nuovi membri anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Non è un mistero che i Paesi BRICS da tempo stanno valutando i modi per la creazione di una moneta che possa almeno rivaleggiare con il predominio del dollaro statunitense.  Quindi le minacce di Trump di imporre dazi del 200% e di bandire completamente dai mercati statunitensi qualsiasi nazione BRICS che tenti una simile mossa di de-dollarizzazione, hanno riacceso il dibattito sul futuro della supremazia del dollaro.

A prima vista, la difesa intransigente del dollaro da parte di Trump sembrerebbe rafforzare la posizione di questa valuta di riserva globale, che ricopre tale ruolo dalla Seconda guerra mondiale. Ma una valutazione più attenta di non pochi economisti, suggerisce che queste tattiche potrebbero ritorcersi contro gli Stati Uniti, spingendo paesi come la Cina ad accelerare gli sforzi per ridurre la loro dipendenza dal dollaro e le loro partecipazioni in tale valuta.

Già diffidente nei confronti della volontà di Washington di utilizzare il dollaro come arma geopolitica, la Cina ha trascorso l’ultimo decennio gettando le basi per un futuro finanziario alternativo promuovendo l’uso internazionale dello yuan attraverso accordi commerciali bilaterali e partnership ampliate nell’ambito della sua iniziativa Belt and Road.

Inoltre, la banca centrale cinese ha diversificato le sue riserve estere, spostando gli asset denominati in dollari verso l’oro e altre valute. Quindi per Pechino, la retorica di Trump, non è un deterrente, ma è un invito all’azione.

L’uso aggressivo di tariffe e sanzioni USA nel corso degli anni ha accresciuto la sfiducia tra i partner commerciali e gli avversari dell’America. Trasformando il dollaro in un’arma, gli Stati Uniti spingono inavvertitamente le nazioni a cercare alternative.

Cina e Russia, spesso bersaglio delle sanzioni americane, sono state in prima linea in questo cambiamento. Hanno firmato accordi per commerciare in valute locali e intensificato la cooperazione all’interno di forum come i BRICS. Certamente queste mosse non potrebbero spodestare il dollaro da un giorno all’altro, ma ne stanno intaccando il predominio.

L’idea della creazione di una moneta BRICS, pur essendo ancora un progetto distante e logisticamente impegnativo, è emblematica del desiderio collettivo di costruire sistemi finanziari meno sensibili all’influenza americana. Anche perché le minacce di Trump aumentano i timor iche gli Stati Uniti esercitino il loro potere economico con scarsa considerazione dell’ordine finanziario globale.

Per la Cina, non si tratta solo di dollari, ma anche di assicurare la sua posizione di superpotenza globale. Un sistema finanziario multipolare ridurrebbe la sua vulnerabilità alla pressione economica degli Stati Uniti, dando a Pechino maggiore libertà di perseguire i suoi obiettivi strategici.

L’esperimento sullo yuan digitale cinese, il progetto di valuta digitale della banca centrale, il più avanzato al mondo, fa parte di questa ambizione. Se avrà successo, potrebbe offrire un’alternativa ai sistemi di pagamento transfrontalieri dominati dal dollaro, in particolare nei mercati emergenti.Fine modulo

Il paradosso della strategia di Trump è proprio di accelerare quelle tendenze che lui sta cercando di combattere. Infatti raddoppiando tariffe e sanzioni, rafforza la percezione che gli USA siano un attore inaffidabile del sistema finanziario globale.

Questa percezione non riguarda solo avversari come Cina e Russia, ma anche negli alleati in Europa e Asia, molti dei quali sono già preoccupati per l’eccessiva dipendenza dal dollaro.  Sforzi come la spinta dell’UE verso un maggiore utilizzo dell’euro nel commercio energetico sono una testimonianza di questo crescente disagio.

In definitiva, il predominio del dollaro si basa sulla fiducia: la fiducia che gli Stati Uniti agiranno come leader responsabile dell’economia globale e la fiducia che le attività denominate in dollari rimarranno stabili e accessibili.  Ma usando il dollaro come arma, Trump rischia di erodere quella fiducia, non solo tra gli avversari dell’America, ma anche tra i suoi alleati. E man mano che quella fiducia diminuisce, diminuirà anche il predominio del dollaro come valuta di riserva.

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