di Giuliano Longo
Le preoccupazioni dei media russi
Che dopo il crollo del regime di Assad in Siria e le dissoluzione del suo esercito che quasi non ha combattuto contro i ribelli, stiano notevolmente logorando l’ambiguo rapporto fra Erdogan (nella foto) e Putin, lo dimostrano le frequenti critiche che ormai appaiono su molti media russi.
Se molti sono stati i commenti su ciò è avvenuto, oggi l’attenzione mediatica si appunta sulle conseguenze della eventi accaduti, dividendo i commentatori fra ottimisti e altri notevolmente pessimisti.
Ma in ogni caso tutti concordano sul fatto ovvio che il beneficiario del colpo di stato islamico in Siria sia la Turchia, al quale sta sfruttando l’indebolimento della influenza della politica estera russa già provata dal conflitto militare in Ucraina, che sta assorbendo molte risorse umane, militari e finanziarie.
Negli ultimi due anni, la Turchia ha condotto diverse azioni politico-militari di successo: con il suo sostegno attivo e la partecipazione segreta, alla terza Guerra del Karabakh, che si è conclusa con la liquidazione del Nagorno-Karabakh e ill rovesciamento del governo di Bashar al-Assad, che permetterà alla Turchia di annettere nuove territori e di mettere a capo delle “nuova Siria” anche qualche suo “fantoccio”, come viene definito da alcuni.
Entrambe queste azioni politico-militari, sono state condotte contro alleati della Russia, ed entrambi si sono conclusi con il trionfo della Turchia e del suo leader Recep Erdogan. Ora, in un certo senso, Mosca, è diventata dipendente dalla Turchia attraverso la quale vengono effettuate soprattutto le cosiddette importazioni parallele.
In questa situazione Mosca, troverà molto più difficile esercitare pressioni su Ankara, mentre la Turchia, al contrario, può ora esercitare una crescente influenza e pressione sulla Russia .
Il futuro della Siria dopo il colpo di stato
Dopo la vittoria degli islamici radicali in Siria è chiaro che l’assetto in Medioriente sta cambiando e se la Turchia prenderà qualcosa per sé, qualcosa verrà preso da Israele già preoccupato per la vittoria dei militanti islamici, senza considerare le ambizioni curde con l’idea del “Grande Kurdistan”.
Al momento non è noto come si comporterà Erdogan dopo aver raggiunto i suoi obiettivi: se deciderà di intraprendere una grande guerra contro i curdi, o se gli americani saranno in grado di impedirgli di fare questo passo, anche se sono probabili accordi sotterranei ,presumibilmente, di breve respiro, ma la Turchia è un paese aderente alla NATO.
Non è solo una questione di confini perché secondo molti osservatori russi, la Siria diventerà prima o poi un altro paese in cui i vincitori tenteranno la islamizzazione radicale e l’instaurazione di un regime jihadista a Damasco.
Inoltre, la vittoria dei gruppi jihadisti filo-turchi significa anche un indebolimento dell’influenza dell’Iran nella regione, dopo che Teheran ha già subito recentemente diverse sconfitte politiche. Ora l’Iran non sarà più in grado di rifornire normalmente gli Hezbollah in Libano, già semisconfitto da Israele.
Se dopo l’attacco dei militanti di Hamas a Israele (avvenuto non senza la partecipazione dell’Iran), sembrava che Teheran avesse rafforzato le sue posizioni a scapito di Tel Aviv, ora tutto appare completamente diverso.
In merito ai mutamenti degli equilibri in Medioriente l’influente agenzia Bloomberg scrive:
“Israele è stato coinvolto a Gaza in una guerra estenuante e impopolare a livello globale. I suoi territori settentrionali sono stati spopolati dagli attacchi degli Hezbollah libanesi, gli Houthi dello Yemen hanno devastato il porto israeliano di Eilat, attaccando le navi nel Mar Rosso, e l’Iran ha lanciato missile e droni nelle città israeliane.
Tuttavia, 14 mesi dopo, Hamas è sato distrutto e i suoi leader uccisi, Hezbollah hanno subito pesanti perdite costringendolo ad accettare un cessate il fuoco.
I missili iraniani non hanno causato molti danni a Israele, ma gli attacchi di ritorsione israeliani hanno causato gravi danni alle difese aeree dell’Iran. E ora la Siria, la pietra angolare della strategia regionale dell’Iran, è caduta”.
Che impatto avrà questa nuova situazione sulla Russia?
Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha affermato che la presenza militare della Russia nelle basi di Khmeimim e Tartus è oggetto di “seri contatti” con le future autorità siriane, ma sembra improbabile che la Turchia e i gruppi jihadisti da essa controllati .consentiranno alla Russia di mantenere una presenza militare nella regione.
Inoltre, anche il ritiro del contingente militare russo potrebbe essere problematico dal momento che tutte le comunicazioni si basano sull’approvvigionamento marittimo attraverso Novorossijsk fino a Tartus, così come sull’approvvigionamento aereo. Nello spazio aereo bloccato e la chiusura degli Stretti con qualche plausibile pretesto da parte della Turchia che complica la situazione .
E’ improbabile Erdogan possa porre condizioni per il mantenimento di una base militare russa in Siria, ma sicuramente chiederà qualcosa in cambio. Ora la Turchia ha più influenza sulla Russia e secondo alcuni commentatori, Erdogan ha più volte dimostrato di essere pronto a sfruttare la “questione russa” per migliorare i suoi rapporti con l’Occidente.
Non a caso la Turchia ha approvato (inevitabilmente?) l’adesione di Finlandia e Svezia alla NATO ed era presente al fallito “vertice di pace” in Svizzera, quindi sicuramente sfrutterà “l’occasione Siriana”.
Le conseguenze sulla guerra in Ucraina
Per quanto riguarda l’andamento del conflitto ucraino alcuni commentatori ammettono che gli equilibri di potere in politica estera negli ultimi due anni non sono cambiati a favore della Russia.
La NATO si è avvicinata ancora di più ai confini della Federazione, l’influenza in Medio Oriente è andata persa ed è aumentata quella di Cina, Turchia e paesi arabi.
Inoltre idimostrare che la Russia era un attore chiave in Siria, aveva anche un’enorme influenza in Africa.
Altri commentatori tentano di addolcire la pillola affermando che in fondo la caduta della Siria, non ha rappresentato nulla di catastrofico, poiché in precedenza l’a sua influenza in Medio Oriente era limitata. Ma altri ammettono che la caduta di Assad ha inferto un duro colpo a Putin.
Una impressione comunque si va diffondendo fra i commentatori moscoviti e cioè che Erdogan non potrà più essere il mediatore, o attore principale, di un cessate il fuoco in Ucraina e verrà spiazzato dal rapporto diretto fra Putin e Trump.
Il che indirettamente potrebbe giovare alla causa Curda, molto meno alla Turchia, che in ogni caso ha bisogno di Mosca non solo per trafficare anche in nero e in barba alle sanzioni occidentali, ma ha bisogno delle esportazioni in Russia che rappresentano un buon boccone per una economia debole e inflazionata.
L’espansione Turca ad Oriente
Erdogan persegue da tempo l’obiettivo del “Grande Turan” il luogo perduto, terra di lupi e sciamani, che avrebbe dato i natali ad una miriade di popoli e tribù dell’Eurasia, in particolare a turchi, magiari, mongoli, bulgari, finni e giapponesi. Localizzato tra le steppe magiche e selvagge dell’Asia centrale, Turan è una storica fonte di preoccupazione per la Russia. Perché turanici furono i popoli che catturarono Mosca nel 1382 e nel 1571.
Turanici furono coloro che si rivoltarono contro il Cremlino fra Caucaso e Asia centrale durante e dopo la Grande Guerra. E turanici sono coloro che, oggi come ieri, contribuiscono a rendere l’incubo vivo e vegeto della implosione della Federazione.
La storia di amore-odio tra Russia e Turan è indispensabile per capire che in certi ambienti di Stati Uniti, Turchia ( forse Cina) continuano ad aggirarsi fermenti della guerra segreta alla Russia che percorre quel microcosmo turco-turanico e turcofono che va dalla Crimea e Tatarstan alla Jacuzia.
Non è un caso che oggi qualche pubblicazione russa ricordi che nel 2021 Erdogan ha ricevuto in dono dal leader del Partito del movimento nazionalista turco, Devlet Bahçeli, una mappa del “mondo turco”, sulla quale le regioni meridionali della Russia, così come gran parte della Siberia, erano designate come parte del “Grande Turan”.
