Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol (nella foto) è stato arrestato per essere interrogato, secondo l’agenzia anticorruzione del paese, nell’ultimo capitolo di una saga politica lunga settimane iniziata con il decreto di legge marziale shock che il capo dello Stato ha provato a imporre, senza esito, il mese scorso. In un messaggio video preregistrato, Yoon Suk-yeol aveva affermato di aver accettato e deciso di sottoporsi agli interrogatori dell’anticorruzione sulla breve imposizione della legge marziale del 3 dicembre al fine di evitare “spargimenti di sangue”. A dispetto delle “numerose illegalità contestate all’inchiesta, ho deciso di rispondere all’ufficio investigativo sulla corruzione”, aveva affermato, ribadendo di non accettare “la legalità dell’inchiesta” e precisando che si stava adeguando “per impedire qualsiasi sfortunato spargimento di sangue”. Per il Partito democratico sudcoreano, la principale forza d’opposizione, l’arresto del
deposto presidente Yoon Suk-Yeol “è il primo passo verso il ripristino dell’ordine costituzionale, della democrazia e dello Stato di diritto”. “Anche se tardivo, è davvero un bene che si possa confermare che l’autorità pubblica e la giustizia in Corea del Sud sono ancora vive”, ha dichiarato il capogruppo Park Chan-dae a una riunione del partito.
