Le elezioni negate
Oggi Il nuovo esecutivo, nuovamente presieduto dal socialdemocratico Marcel Ciolacu, si regge su una ammucchiata composta da da Partito Social Democratico (PSD), Partito Nazional-Liberale (PNL), Unione Democratica dei Magiari della Romania (UDMR) e le minoranze rappresentate in parlamento dopo le elezioni politiche del primo dicembre 2024.
L’ammucchiata si è presentata come fronte pro-europeo per contrastare all’avanzata sovranista che ha aperto le porte del parlamento a tre partiti: AUR, SOS e POT.
Il presidente della Romania, Klaus Iohannis, ha concluso il suo secondo mandato il 21 dicembre, ma ( a proposito di democrazia) ha annunciato che resterà in carica fino all’elezione del nuovo capo di Stato facendo finta di ignorare che il nuovo presidente avrebbe già dovuto venir eletto lo scorso anno, ma l’elezione è stata annullata in seguito a presunte “ingerenze straniere” mai documentate, eccettuate quelle e pesanti della UE.
Lo scorso 6 dicembre mentre i residenti rumeni all’estero aveva già iniziato a votare per il secondo turno delle presidenziali, la Corte Costituzionale ha annunciato a sorpresa l’annullamento delle elezioni di ballottaggio dove con gli europeisti si confrontavano l’indipendente sovranista Călin Georgescu al 22,94%, vera sorpresa di queste elezioni, ed Elena Lasconi 19,18%)del partito progressista “Unione Salvate la Romania”.
Georgescu, candidato di destra, fino ad allora “quasi sconosciuto”, era quindi il favorito, alla Presidenza col numero più alto dei voti al primo turno.
Tra il primo e il secondo turno, però, il Consiglio Supremo per la Difesa Paese (CSAT, guarda caso presieduto dallo stesso presidente della repubblica Iohannis) ha richiesto ai servizi un’indagine sulle dinamiche del voto al primo turno delle presidenziali.
In base a queste informazioni la Corte Costituzionale ha annullato le elezioni il 6 dicembre, adducendo “manipolazione del voto e distorsione delle pari opportunità dei candidati attraverso l’uso non trasparente e in violazione delle norme di tecnologie digitali ed intelligenza artificiale nella conduzione della campagna elettorale” oltre a irregolarità “nel finanziamento della campagna elettorale da fonti non dichiarate, anche online”.
Pretesti di cui si attende ancora la documentazione ufficiale , ma che in pratica ha fatto annullare le elezioni (udite udite!)In praticaa causa della campagna sulla piattaforma TikTok di Georgescu che avrebbe falsato il voto anche grazie all’intervento di “ingerenze” da parte di “potenze straniere”, con riferimento alla Russia senza nominarla.
Il bello è che dopol’annullamento delle elezioni, Georgescu non ha ricevuto alcuna accusa ufficiale e quindi ha bussato alle porte della Corte Europea per i diritti dell’Uomo di Strasburgo per intraprendere un’azione legale contro l’annullamento del primo turno delle elezioni.
Le proteste popolari
Domenica 12 gennaio, decine di migliaia di persone hanno partecipato nella capitale Bucarest alla manifestazione organizzata dall’Alleanza Per l’Unità dei Romeni (AUR) contro l’annullamento del risultato del primo turno delle elezioni presidenziali. I manifestanti hanno chiesto la ripresa del secondo turno con Călin Georgescu ed Elena Lasconi candidati e le dimissioni del presidente Klaus Iohannis.
Il sovranista George Simion, leader dell’AUR, ha dichiarato durante la manifestazione: “Stiamo protestando contro il colpo di stato del 6 dicembre. Chiediamo il ritorno alla democrazia attraverso la ripresa delle elezioni, a partire dal secondo turno”.
Nuove elezioni a maggio
Il premier Marcel Ciolacu ha fissato le date della ripetizione delle elezioni presidenziali: 4 e 18 maggio. Il pretesto di tale rinvio è che il primo turno elettorale si svolgerebbe in contemporanea alle elezioni amministrative in alcune province e la necessità che le date delle elezioni non si sovrappongano alle festività pasquali (nel 2025 sia la Pasqua ortodossa che quella cattolica si celebrano il 20 aprile) e alla domenica delle Palme (13 Aprile).
Ciç che potrebbe ancora far ribollire la piazza è se l’ordinanza del Governo che dovrebbe venir emanata questa settimana Il Governo, impedirà o meno a Georgescu di partecipare alle nuove elezioni.
La crisi economica
Oltre al deficit di democrazia, la Romania si confronta anche con una situazione economica grave che ha spinto il nuovo governo Ciolacu a varare misure di austerità. congelando le pensioni e gli stipendi dei lavoratori statali e bloccandone gli aumenti agganciati alla inflazione.
Anche se il primo ministro sostiene che la misura è necessari per tenere sotto controllo il deficit di bilancio nel 2025, in molti resteranno senza lavoro. IIn fatti l governo ha già annunciato licenziamenti nell’apparato statale, saranno ridotti gli incarichi dirigenziali, le spese per beni e servizi, per il protocollo e le sponsorizzazioni.
Entro la fine di febbraio, le aziende statali dovranno presentare piani di riorganizzazione., ma le ripercussioni si estenderanno anche al settore privato e nei consumi dove una inflazione che supera il 5% morde pesantemente.
GiElle
