di Marco Palombi (*) Economista
Era necessario che morissero in tanti?
La pace si affaccia alle porte d’Europa, ma non con il volto che avremmo sperato. Le negoziazioni tra Stati Uniti e Russia condurranno a un accordo che, con ogni probabilità, sancirà la divisione dell’Ucraina in due sfere di influenza: una sotto il controllo russo nei territori già occupati o, a seconda dei punti di vista[i], difesi da Mosca, e l’altra sotto un’Ucraina mutilata, depotenziata, con una sovranità ridotta e delegittimata democraticamente. Le elezioni presidenziali, previste per marzo 2024, non si sono mai tenute, minando il concetto di una Ucraina democratica, voluta dal popolo.
L’Ucraina esce quindi da questa guerra martoriata, il suo destino intrecciato con quello di chi ne detiene il controllo effettivo. E quel controllo, sicuramente, non sarà europeo. L’Europa è stata estromessa dall’equazione, costretta ad accettare, senza possibilità di replica, i blocchi allo SWIFT, l’interruzione del commercio del gas, e persino l’esplosione del Nord Stream 2.
Che sarebbe finita così, lo sapevamo già. Lo dicevamo fin da marzo-aprile 2022, nonostante gli scherni di alcuni “esperti”: le forze in campo erano troppo squilibrate. Il potenziale offensivo e difensivo russo era di un altro ordine di grandezza rispetto a quello ucraino, anche con il supporto occidentale.
Non si combattono le guerre solo con le armi, servono uomini disposti a morire. E l’Ucraina non ne aveva abbastanza: la popolazione già esigua, decimata da un esodo massiccio all’inizio del conflitto, non avrebbe mai potuto colmare il divario.
La guerra, dunque, poteva avere solo un esito. Ma se la pace assomiglia a ciò che si sarebbe potuto ottenere con un accordo preventivo, perché non si è evitato il conflitto? Perché non si è organizzata una conferenza internazionale per stabilire le sfere di influenza? Il Donbass, a maggioranza russa, avrebbe potuto fin dal 2014 rimanere nella sfera della Federazione Russa, magari senza annessione, come una Moldavia, una Georgia. L’Ucraina, anziché diventare una terra devastata, avrebbe potuto prosperare, beneficiando di un rinnovato accordo di aiuti e scambi con l’Europa, garantendo il flusso del gas russo e delle materie prime verso l’UE. Sarebbe diventata una nuova Polonia, trasformata dall’integrazione economica, un ponte tra Oriente e Occidente.
E invece, centinaia di migliaia di ucraini sono morti. Centinaia di migliaia di russi sono morti[ii]. Perché? Perché un accordo alla Yalta non era possibile.
Yalta fu possibile perché si tenne sulle macerie di un’Europa distrutta, tra due superpotenze in un mondo rigidamente bipolare. Stati Uniti e Unione Sovietica si spartirono l’Occidente in un equilibrio forzato, ma riconosciuto. Oggi quell’equilibrio non esiste più. Il multipolarismo rende il quadro instabile, le alleanze si creano e si dissolvono con rapidità. Il primato del dollaro nel commercio globale è contestato. Le banche centrali, compresa la FED, accumulano oro in previsione di un nuovo ordine finanziario.
In un mondo simile, non si possono tracciare confini netti tra sfere di potere. È il caos. La storia lo insegna: dopo la caduta di Napoleone, la PAX stabilita a Vienna tra gli imperi generò un mondo solo apparentemente stabile, ingessato, che infatti esplose con la Prima Guerra Mondiale. Come ieri, oggi il multipolarismo porta instabilità, impedisce di raggiungere una nuova Pax. E senza una PAX, gli uomini continuano a morire.
La PAX Romana fu possibile perché Roma era un impero. Il negoziato tra Stati Uniti e Russia è possibile perché vi sono due leader pienamente legittimati dal loro popolo, due imperatori nel senso romano del termine: Putin e Trump. Si guarderanno negli occhi e si spartiranno il territorio. Troveranno un accordo prima che intervengano altri attori, come la Cina o il mondo arabo.
Era necessario che morissero in tanti? Sì, perché solo in questo modo sarebbero emersi i negoziatori, ossia i potenti. La storia insegna che la guerra non è mai solo una questione di vittorie sul campo, ma di ridefinizione delle gerarchie di potere. Perché i grandi attori entrino in scena, serve che il caos raggiunga il suo punto critico. È la stessa logica della fisica dei sistemi complessi: in un sistema caotico, emergono degli attrattori, centri gravitazionali attorno ai quali il disordine si riorganizza in un nuovo equilibrio.
Lo stesso accade in politica e in guerra. Quando le perdite diventano insostenibili, quando il costo umano e materiale raggiunge livelli tali da rendere impossibile la continuazione del conflitto su larga scala, allora e solo allora chi detiene il potere si presenta come il mediatore inevitabile, come il pacificatore necessario. Il sangue versato non è mai solo il prezzo di una guerra, ma la moneta con cui si compra il diritto di decidere il futuro.
E a chi obietta “E la sovranità nazionale? Il diritto delle genti ad autodeterminarsi?”, rispondo: il diritto non è una dichiarazione astratta, né un’idea sospesa nel vuoto. Il diritto si difende con la spada. E se la tua spada è troppo piccola, anche il tuo diritto lo è.
Ma quanto durerà? Quanto durerà questa pace?
Abbastanza per dare all’Europa il tempo di completare il proprio processo di disgregazione.
E quando l’Europa non sarà più un attore, quando il suo cadavere giacerà sul tavolo della geopolitica, il multipolarismo potrà avanzare indisturbato. E questi nuovi attori potranno banchettare su ciò che un tempo fu un grande impero. E, in tempi più recenti, una grande speranza.
[i] Difesi, perché le autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk dichiararono l’indipendenza nel 2014, affermando di possedere i requisiti di statualità definiti dalla Convenzione di Montevideo del 1933: un territorio definito, una popolazione permanente, un governo funzionante e la capacità di entrare in relazioni con altri Stati. Secondo questo principio, l’esistenza di uno Stato non dipende dal riconoscimento internazionale ma dal soddisfacimento di questi criteri oggettivi.
In questa logica, il loro appello a Mosca per un intervento militare rientra nel principio della legittima difesa collettiva, sancito dall’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che consente a uno Stato di chiedere assistenza militare a un altro Stato in caso di aggressione da parte di una terza parte. Dal punto di vista del diritto internazionale, uno Stato che si considera sovrano ha il diritto di richiedere aiuto esterno per la propria difesa, e la Russia ha giustificato il proprio intervento sulla base di questa richiesta formale di assistenza da parte di Donetsk e Lugansk.
Tale principio si inserisce nella prassi consolidata secondo cui entità statuali de facto possono richiedere protezione militare esterna, come avvenuto in precedenti casi storici. Ne sono esempio l’intervento degli Stati Uniti a Panama nel 1989 su richiesta del governo panamense riconosciuto da Washington o l’intervento della Francia in Mali nel 2013 su richiesta del governo maliano per combattere insurrezioni armate. In questo quadro, l’intervento russo può essere interpretato come una risposta a una richiesta di assistenza di entità che si dichiaravano sovrane e in conflitto con un altro Stato.
[ii] Vittime militari:
- Forze ucraine: Secondo una stima del governo ucraino all’inizio del 2024, si registrano circa 80.000 soldati ucraini deceduti e 400.000 feriti. In realtà stime dell’intelligence USA parlavano di 450.000 tra morti e feriti tra gli Ucraini già nei primi 4 mesi di combattimento.
- Forze russe: Le stime dell’intelligence occidentale indicano circa 200.000 soldati russi uccisi e 400.000 feriti.
Vittime civili:
- Le Nazioni Unite riportano oltre 10.500 civili uccisi, inclusi 587 bambini, e quasi 20.000 feriti dall’inizio del conflitto.
Sfollati e rifugiati:
- Rifugiati all’estero: Circa 6,5 milioni di ucraini hanno cercato rifugio fuori dal Paese.
- Sfollati interni: Circa 3,7 milioni di persone sono sfollate all’interno dell’Ucraina.
Impatto sulle infrastrutture:
- Istituti scolastici: Almeno 1.496 scuole sono state danneggiate o distrutte.
- Strutture sanitarie: Almeno 662 strutture sanitarie sono state colpite.
Questi dati evidenziano l’enorme impatto umano e infrastrutturale del conflitto in corso.
Fonti:
- Save the Children. (2024). “Ucraina: 42 vittime civili al giorno in due anni di conflitto.” Disponibile su: https://www.savethechildren.it/press/ucraina-42-vittime-civili-al-giorno-due-anni-di-conflitto-due-anni-di-combattimenti-hanno
- (2024). “Ucraina, rifugiati: la guerra entra nel terzo anno, prolungando incertezza ed esilio per milioni di persone in fuga.” Disponibile su: https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/notizie/ucraina-rifugiati-la-guerra-entra-nel-terzo-anno-prolungando-incertezza-ed-esilio-per-milioni-di-persone-in-fuga/
- Gruppo CRC. (2024). “Mille giorni di guerra in Ucraina: almeno 2.406 bimbi uccisi o feriti.” Disponibile su: https://gruppocrc.net/mille-giorni-di-guerra-in-ucraina-almeno-2-406-bimbi-uccisi-o-feriti/
- Corriere della Sera. (2024). “Guerra in Ucraina, un milione di morti e feriti. Il politologo Ivan Krastev: ‘Quante persone puoi perdere prima di perdere il tuo futuro?’” Disponibile su: https://www.corriere.it/esteri/24_settembre_17/guerra-in-ucraina-un-milione-di-morti-e-feriti-il-politologo-ivan-krastev-quante-persone-puoi-perdere-prima-di-perdere-il-tuo-futuro-d6e60036-833e-497a-9f22-5f5ad31b0xlk.shtml
(*) Economista
