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Trump corregge la strategia USA, ma l’Europa scalpita

Gli Stati Uniti riconoscono gli errori compiuti con la Russia e li attribuiscono alla precedente amministrazione, ma l’Europa prosegue tenacemente nella difesa di Kiev e del suo presidente, pur fra qualche dissenso più o meno tiepido come quello dell’Italia. Ma le realtà è semplice ed evidente, il dialogo fra russi e americani è ormai avviato con enormi conseguenze geopolitiche. 

Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le relazioni con la Russia necessarie alla soluzioni di altre crisi dalla prima amministrazione Trum e condivisa sostanzialmente anche da Biden e dal suo “deep state”.

La differenza è che semmai Biden voleva regolare i conti con “il Criminale Putin” consolidando la NATO a est a scapito della Russia sfruttando la questione Ucraina, scelta che è stata sostanzialmente  la causa del conflitto  conto terzi.

Era quindi prevedibile che l’attuale inquilino della Casa Bianca avrebbe dato priorità alla situazione economica, come aveva anticipato con la volontà di riammettere Mosca al G8 con l’intento dichiarato  di investire in Russia 300 miliardi di dollari che corrispondo grosso modo ai fondi russi congelati soprattutto in Europa.

Gusto per ridisegnare se non una frattura almeno una attenuazione delle relazioni russo cinesi, indebolire ribadendo indirettamente la ritrovata egemonia americana.

Invece la risposta, francamente imbarazzante,  della UE e forse anche di un Regno Unito in crisi,  è  stata quella di approvare in tutta fretta, il 16° pacchetto di sanzioni alla Russia che sa molto di dispetto a Trump .

Al culmine del paradosso, il provvedimento europeo sembra voler contrastare la politica di Washington che ha risposto rifiutandosi di approvare le  risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del G-7 che esprimevano la condanna di Mosca per l’attacco all’Ucraina.

Sconfiggere militarmente la Russia è solo nella mente di alcuni esaltati leader europei, mentre gli altri, cinicamente, ritengono che prolungare il sanguinoso conflitto possa offrire una chance per venir coinvolti nelle trattativa in corso e salvare, almeno per qualche tempo, Zelensky.

La Russia invece non è stata né isolata né sconfitta e comunque anche l’Europa con Putin dovrà cominciare a ragionare indipendentemente dal fatto che “l’europeista”  Zelensky rimanga o meno al potere, ma sopra tutto per salvare la NATO da una evitabile frattura ed evitare l’eccessivo  peso finanziario di un immediato riarmo.

Purtroppo la “pace giusta” cui l’Europa si aggrappa, storicamente non è mai esistita perché sono i vincitori ad imporla e sul terreno, per ora se la Russia  non vince men che mai  la sta vincendo l’ondivago e spaventato  Zelensky.

Un Zelensky che prima vuole la copertura nucleare NATO che solo dei pazzi potrebbero concedergli, poi dice che può lascare il potere solo se l’ucraina entrerà nella Alleanza, e ancora, che non può fare elezioni volute da Putin perché il suo Paese ancora in Guerra.

Mentre sacrifica  uomini e mezzi nella enclave russa di Kursk parzialmente occupata, illudendo il suo popolo che quelle foreste e quei villaggi saranno merce di scambio nelle trattative. Poi nega agli americani, con i quali ha trattato fino a poche settimane, la cessione delle terre rare ucraine girandole all’Europa sino a che gli concederà armi e soldi.

Infine  irride al pericolo che Musk gli stacchi la spina dei suo satelliti rispondendo che ha già l’alternativa, quale è un mistero. Un uomo che anche con il sostegno europeo e con le visite permanente dei leader UE, non è certo un bastione con il quale si possa vincere.

Così mentre lui “ondeggia” per sopravvivere politicamente,  Trump ammette di comprendere le ragioni dei russi poiché la guerra sarebbe stata evitata senza la pretesa di Joe Biden,  di far entrare l’Ucraina nella NATO: progetto emerso ufficialmente al vertice NATO di Bucarest del 2008 che comprendeva anche la Georgia e a lungo andare la poverissima Moldavia.

Lasciamo pure perdere i insulti dell’tycoon a Zelensky e il suo aggrapparsi a Bruxelles l difficilmente gli consentirà di avere un ruolo importante nelle trattative,  mentre consente al nuovo inquilino della Casa Bianca di affermare cinicamente che Volodia è il dittatore di un Paese corrotto e che i russi, “hanno preso il controllo di molto territorio, quindi hanno le carte in mano”.

Una bordata di siluri a americani  anche per gli anglo-francesi impregnati a salvare la faccia annunciando il possibile (quanto improbabile) invio di 30 mila militari in Ucraina il che  ha permesso al Ministro degli Esteri russo  Lavrov, di chiedere ironicamente perché mai l’Europa voglia sedere al tavolo delle trattative, quando è a favore della prosecuzione della guerra.

C’è ragione di chiedersi perché questa linea europea confusa ( e costosa) finga di non comprendere  le ragioni del nuovo corso di Trump, ragioni che stanno in parte rovesciando la politica estera di Washington.

Come non vedere che Putin sta vincendo la guerra sul campo di battaglia, dove le sue truppe continuano ad avanzare nelle regioni di Kharkiv e Donetsk e stanno cercando di circondare le forze ucraine a Kursk con una contro-penetrazione nella regione ucraina di Sumy.

Come non vedere che l’industria della Difesa russa produce più armi e munizioni di quella europea, benché Mosca spenda in dollari poco meno di un decimo della NATO nel suo complesso.

L’unica obiezione, tutta da dimostrare, che la Russia intenda attaccare l’Europa, opinione che ormai non è condivisa nemmeno dai Polacchi e da alcuni Paesi del centro sud del continente, che anzi, cominciano a fare marcia indietro sugli aiuti a Kiev.

Un’altra ragione più plausibile è che alcuni leader europei si attendano vantaggi risarcitori rispetto agli investimenti miliardari su Kiev e stentino a dimostrare alle loro opinioni pubbliche uno spreco di risorse, che invece Trump ha pubblicamente ammesso.

E’ ora che questi  leader europei  escano dalla ambiguità e dicano chiaramente che questa guerra dovrà continuare sine die per “una pace Giusta” senza gli americani, ma in tal caso dove troveranno le centinaia di miliardi non solo per sostenere Kiev, ma anche per raddoppiare, o quasi le loro spese militari?

Ammettano che si preparano ad uno scontro con gli Stati Uniti contro la loro arroganza a costo di mettere a rischio la compattezza della NATO , ammettendo che della deterrenza nucleare russa se ne fregano. E già che ci sono continuino a stringere i freni commerciale con la Cina, prospettiva sulla quale anche Trump ci va con i piedi di piombo.

Ammettano  che il vero obiettivo è la caduta di Putin e del suo regime e agiscano di conseguenza ammassando le lo ro truppe e le loro tecnologie ai confini con la Russia, avvalendosi dell’esercito ucraino come ariete. Insomma attivino da soli una nuova Guerra Fredda  in un mondo che non è più diviso in blocchi ed è sempre più multipolare.

Se così non è ammettano che tutta questa caciara è finalizzata alla partecipazione non marginale agli accordi di pace per recuperare un margine di autonomia e potere. Ma fino a quando potranno tirare la corda non solo con la Russia, ma anche con gli Stati Uniti?

GiElle

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 10.54

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