di Andrea Maldi
Ormai non ci sono più dubbi, gli Stati Uniti hanno voltato le spalle a Kyiv per abbracciare Mosca, stravolgendo l’approccio della politica internazionale.
In realtà di indizi, da un paio di mesi a questa parte, ce ne sono stati in abbondanza e vanno tutti in un’unica direzione: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump bullizza e assesta colpi a Kiev per avvantaggiare il leader del Cremlino Vladimir Putin.
Dal progetto di ritirare lo status di protezione speciale per circa 250mila profughi ucraini residenti negli Stati Uniti, espellerli e rimandarli nel loro Paese afflitto dalla guerra. All’incontro segreto tra l’entourage di Trump con alcuni protagonisti dell’opposizione a Zelensky, tra i quali spiccano alcuni rappresentanti dell’ex presidente ucraino Petro Poroshenko, e la ex primo ministro e imprenditrice ucraina Yulia Tymoshenko. La seduta si sarebbe incentrata sulla possibilità di indire nuove elezioni – che in tempi di pace si sarebbero dovute tenere nel maggio 2024 – e di fatto destituire Volodymyr Zelensky.
Nelle settimane scorse il Tycoon aveva piazzato altri attacchi a Kiev, con l’intento di recuperare quanto (e molto di più) gli Stati Uniti avevano elargito a fondo perduto come sostegno finanziario della guerra in Ucraina. Oltre agli approvvigionamenti militari, l’Ucraina non può più contare nemmeno sulle informazioni in possesso dell’intelligence americano (riconosciuto come il più efficiente al mondo), e se il magnate dell’hi-tech Elon Musk dovesse spegnere la sua rete satellitare Starlink, l’esercito ucraino perderebbe uno strumento imprescindibile per le comunicazioni e le operazioni sul campo.
Il presidente ucraino suo malgrado continua ad adattarsi ad una situazione sgradevole che via via sti sta facendo sempre più pesante, in quanto è fondamentale il sostegno di Whashington.
Nelle ultime ore Zelensky ha dichiarato ai leader dei Ventisette, riuniti a Bruxelles per un vertice straordinario, di aver inviato una lettera a Donald Trump dove si dice pronto a rinegoziare l’accordo sulle terre rare e che le rappresentanze dei due Paesi sono in contatto per pianificare un nuovo incontro la prossima settimana.
A questo punto appare assodato che al Tycoon non gliene importa nulla della “pace giusta e duratura” in Ucraina, ma di un cessate il fuoco sostanzialmente tutto a favore della Russia.
Trattative nascoste, riunioni con alte figure del Cremlino, vari colloqui telefonici diretti con Vladimir Putin, mettono in evidenza che è in atto un grande disgelo con la Russia, un fenomeno che mai nessuno si sarebbe aspettato con tale rapidità.
Gli Stati Uniti non mettono in grande difficoltà solo l’Ucraina, ma tutta l’Ue. Le critiche arrivano persino dalle estreme destre europee, tradizionali sostenitrici di the Donald, che non riescono più a seguirlo. Disappunti sono arrivati anche dall’inglese Nigel Farage, presidente del partito Reform UK, dall’olandese Geert Wilders, politico e fondatore del Partito della Libertà e dalla francese Marine Le Pen, ex presidente del partito Rassemblement National e deputata dell’Assemblea Nazionale.
