Esteri

Turchia, 10mila jihadisti al servizio dell’Intelligence di Ankara

I servizi segreti turchi, dopo aver posizionato con successo un ex Jiadista  (ma quanto ex si vedrà in futuro)  come presidente ad interim della Siria, avrebbero elaborato piani di emergenza segreti per creare delle “cellule clandestine”. Queste unità sono composte da jihadisti stranieri selezionati, che operano in Siria da anni con il supporto delle reti logistiche turche.

Secondo un rapporto del Nordic Monitor, queste cellule segrete sono progettate per rimanere dormienti finché non vengono attivate dal governo turco. Il loro scopo è intimidire gli avversari, manipolare i negoziati geopolitici e fungere da estensione non convenzionale degli obiettivi di politica estera turca.

Nordic Monitor, una piattaforma con sede in Svezia gestita dal giornalista turco Abdullah Bozkurt, è nota per i suoi reportage critici sull’establishment turco e del presidente Erdoğan.

Mentre il numero esatto di reclute rimane sconosciuto, altre fonti indicano che gli agenti sono organizzati in piccole cellule separate e coperte nella loro identità che rimarranno “dormienti” finché Erdoğan non deciderà di attivarle anche come leva nelle negoziazioni diplomatiche.

Per anni, la presenza di combattenti stranieri all’interno delle fazioni jihadiste in Siria è stata una bomba a orologeria per la sicurezza globale e molti di questi militanti – scrive Nordic Monitor – provengono da paesi di tutto il mondo supportati dall’ intelligence turca, la Milli İstihbarat Teşkilatı (MIT).

Ciò che dovrebbe preoccupare  di più i governi non è solo il loro coinvolgimento nel conflitto siriano, ma la prospettiva del loro ritorno in circolazione.  Addestrati in tattiche di combattimento, esplosivi, infiltrazioni e sabotaggi, sono estremisti combattenti che forze dell’ordine e le agenzie di intelligence mondiali  monitorano da tempo, temendo potenziali attacchi terroristici, disordini sociali o minacce alla sicurezza nazionale.

Il 25 gennaio, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha inavvertitamente confermato la portata del ruolo della Turchia nello sviluppo di queste reti.In un’intervista  Fidan ha dichiarato: “In Siria, ci sono gruppi vicini alla Turchia con più di 80.000 elementi armati. Senza alcuna esitazione, abbiamo detto loro di unirsi all’esercito nazionale, di diventare parte dell’esercito nazionale“.

Sebbene il numero esatto di combattenti stranieri in questo gruppo non sia ancora chiaro, le stime indicano fino a 10.000 militanti legati a fazioni jihadiste. Secondo quanto riportato sempre  da Nordic Monitor, questa vasta riserva di personale fornisce al MİT numerosi agenti, selezionati per attacchi mirati all’estero, ogni volta che Ankara lo ritenesse opportuno.

Sotto il presidente Recep Tayyip Erdoğan, il MİT si è trasformato da agenzia di sicurezza interna in una forza che condiziona  la politica estera di Ankara. Non più limitato alla raccolta di informazioni, ha orchestrato omicidi, insurrezioni e conflitti per procura, estendendo l’influenza di Ankara ben oltre i suoi confini.

Con un confine di 900 chilometri condiviso con la Siria, la Turchia vede il conflitto in corso non solo come una questione di politica estera, ma anche come una questione interna. Il profondo coinvolgimento della Turchia infatti ha rimodellato la guerra e, a sua volta, ha alterato il panorama politico interno della Turchia.

Le divisioni etniche, settarie e ideologiche che esistono in Siria si rispecchiano parzialmente anche  in Turchia intrecciando il conflitto siriano con la repressione interna. Anche l’accoglienza di 3,6 milioni di rifugiati siriani ha alimentato l’ascesa di partiti di estrema destra e xenofobi che stanno condizionando la politica nazionalista all’interno della Turchia.

Le operazioni del MIT nella Siria settentrionale sono state incessanti. Nel 2023, ha eseguito omicidi mirati contro leader militari e attivisti curdi, utilizzando droni e agenti segreti. Un attacco particolarmente audace nell’aprile 2023 ha quasi assassinato Mazlum Kobane, comandante delle YPG/SDF curde, un alleato chiave degli Stati Uniti.

L’attacco, che ha avuto luogo nei pressi di una base militare statunitense nella Siria settentrionale, ha messo a rischio le truppe americane, scatenando aspre critiche da parte di Washington. .

Verso la fine del 2023, l’intelligence turca avrebbe anche alimentato le rivolte tribali arabe a Deir ez-Zor, destabilizzando ulteriormente la regione e intensificando i conflitti tra fazioni etniche.

L’opposizione di lunga data della Turchia al regime di Assad ha raggiunto un punto di svolta l’8 dicembre 2024. L’offensiva coordinata guidata da Hay’at Tahrir al-Sham, supportata dall’esercito nazionale siriano sostenuto dalla Turchia, ha portato al crollo del governo di Bashar al-Assad. Per Erdoğan, questo momento ha segnato il culmine di anni di manovre strategiche in Siria.

Sebbene lo scenario post-Assad rimanga incerto è ampiamente noto che  l’intelligence e l’apparato militare turchi hanno svolto un ruolo decisivo nel ridisegnare il futuro del Paese. Il successo del MIT nel destabilizzare e infine rovesciare Assad rappresenta una vittoria geopolitica per Ankara, anche se le implicazioni a lungo termine restano imprevedibili.

Oltre alle sue operazioni di intelligence, la Turchia si è consolidata come potenza militare. Con il secondo esercito permanente più grande della NATO e  Global Firepower il suo risulta come l’ottavo esercito più potente al mondo con 400.000 effettivi che  una forza  (NATO) formidabile che domina il Medio Oriente.

La crescente industria della difesa della Turchia estende la sua influenza oltre i confini. Tanto da diventare  un fornitore leader di armi, esportando tecnologia militare all’avanguardia ad alleati e zone di conflitto. Dall’Ucraina alla Somalia, le armi e le truppe turche hanno svolto un ruolo chiave nel dare forma alla guerra moderna.

Sia attraverso cellule clandestine, sia guerre per procura o interventi militari diretti, Ankara dimostra di volere raggiungere ad ogni costo i suoi obiettivi strategici. Con l’espansione del ruolo del MIT, il mondo, prima o poi, dovrà fare i conti conti con le implicazioni della politica estera della Turchia  sempre più aggressiva e spesso opaca.

GiElle

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