di Giuliano Longo
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio , intervenendo alla Camera dei rappresentanti e rispondendo alla domanda di un deputato sulle azioni che il Dipartimento di Stato avrebbe intraprenderà contro le autorità georgiane, ha affermato che la questione è in fase di discussione.
“L’amministrazione statunitense sta valutando possibili misure… e decideremo se è nel nostro interesse nazionale avere un governo antiamericano che gestisce una parte importante del mondo e, in caso contrario, adotteremo misure appropriate.”
In risposta, il ministro degli Esteri georgiano Maka Bochorishvili ha dichiarato che non c’è motivo di definire antiamericane le attuali autorità georgiane. Forse con un espediente mediatico per rinnovare l’ interesse sulle relazioni tra America e Georgia.
In effetti The Donald fra le tante affermazioni, smentite e capovolte, non ha mai citato la Georgia o il Caucaso contrariamente all’interesse mostrato dalla amministrazione Biden.
Se Trump invece riuscisse a migliorare i rapporti con Mosca, potrebbe anche adattare la sua politica nei confronti della Transcaucasia, anche se nel frattempo nessuno sa cosa accadrà alla Georgia, all’Azerbaigian e all’Armenia.
Il partito al governo, Sogno Georgiano, ha dichiarato che “con il ritorno di Trump, Tbilisi potrebbe ripartire da zero con Washington” e il primo ministro Irakli Kobakhidze ha inviato un messaggio speciale agli Stati Uniti, accusando l’amministrazione Biden di “due tentativi di colpo di Stato” suggerendo a Washington il “ripristino delle relazioni” poiché si ritiene “alleato ideologico di Trump in materia di valori tradizionali”. Ma la momento il governo georgiano non ha ottenuto risposta.
Tuttavia secondo alcuni esperti di cose caucasiche, Tbilisi ha commesso un errore di calcolo tattico, poiché Trump potrebbe essere guidato nel suo approccio alla questione non da considerazioni ideologiche, ma dagli specifici interessi regionali degli Stati Uniti.
Non è un caso che proprio su questo punto si siano scagliati gli oppositori della normalizzazione dei rapporti con la Georgia negli Stati Uniti che . secondo l’opposizione “i georgiani hanno cacciato le aziende americane bloccando il commercio e l’accesso ai minerali nel Middle Passage, di fatto svendendo il paese al Partito Comunista Cinese, che ora controlla la Georgia”.
In effetti la Georgia si trovai quasi al centro dello scontro geopolitico in Transcaucasia, non tanto tra Stati Uniti e Russia, quanto tra Stati Uniti e Cina.
Oggettivamente l’interesse USA e dell’Occidente guarda a questo Paese per lo sviluppo di nuove vie di transito in Eurasia che aumenterà notevolmente. E nel contesto del confronto globale, ciò potrebbe potenzialmente creare problemi alla Georgia.
La Cina già intende costruire il porto nelle acque profonde gergiane di Anaklia, nel Mar Nero, per garantirsi l’accesso al mercato europeo attraverso il Corridoio intermedio.
A questo proposito, i membri bipartisan della Commissione Helsinki degli Stati Uniti hanno già chiesto “di porre fine alla crescente presenza della Cina nel Mar Nero”.
Oggi le posizioni degli Stati Uniti nei confronti della Georgia sembrano ancora irrilevanti, ma a Mosca temono che con lo sviluppo della guerra commerciale tra le due Superpotenze, la “carta russa” possa venir giocata in Georgia in una direzione o nell’altra, il che cambierebbe seriamente l’equilibrio di potere regionale.
Finora tutto si limita alle discussioni, ma non si può escludere che, se dovesse succedere qualcosa, l’Occidente tornerà a fare affidamento sull’opposizione georgiana.
È quindi comprensibile il nervosismo diplomatica di Sogno Georgiano al governo riguardo alle prospettive delle relazioni con gli USA, infatti se l’opposizione ricevesse il sostegno americano si potrebbero determinare , nuovi sconvolgimenti politici.
Sconvolgimenti che metterebbero prioritariamente in discussione l’influenza di Mosca su questo Paese caucasicoche per ora appare fuori discussione.
