di Balthazar
L’Italia è stata criticata per aver preso in considerazione l’idea che il ponte sullo stretto di Messina del costo di quasi 14 miliardi di euro (se tutto va bene ma non è mai così), possa essere costruito come voce di spesa per la difesa.
I soliti criticoni UE, direbbe un esultante Matteo Salvini lo sponsor principale di un’opera faraonica che peraltro mal si collegherebbe con il disastrato assetto infrastrutturale di strade e ferrovie della Sicilia. Ma tant’è qui gioca la politica più che la ragione.
Le centinaia di milioni già spesi solo per una progettazione che dura da 20 anni passando di mano in mano, fin dall’inizio è stato concepito per soddisfare sia le esigenze del traffico civile, ma oggi la società di progettazione scopre che potrebbe soddisfare anche le esigenze di mobilità strategica delle Forze Armate.
Quindi l’attuale progetto double face, prevede che possa essere attraversato anche da veicoli militari pesanti, come i carri armati, anche in previsione dei 750 miliardi di euro che l’Europa intende investire per il rafforzamento della propria Difesa, se non è ancora chiaro dove questi fondi possano venir reperiti.
Il ministro per le Infrastrutture e vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, assicura che il via libera alla costruzione del ponte verrà dato entro fine anno, e non si esclude che venga titolato, per la storia, ponte Salvini con tanto di targa commemorativa a lui dedicata.
D’altra parte l’Italia è uno dei Paesi NATO che per ora spende “solo” L’Italia l’1,49% del suo prodotto interno lordo per la difesa, ben al di sotto del vecchio obiettivo del blocco di almeno il 2% del PIL.
A peggiorare ulteriormente la situazione per Roma, lo scorso mese l’Alleanza ha concordato il nuovo obiettivo del 5% del PIL entro il 2035 per fronteggiare la crescente minaccia rappresentata dalla Russia, spreco di risorse proprio secondo Salvini.
Questo nuovo obiettivo è suddiviso in un 3,5% del PIL destinato alla spesa militare effettiva, come truppe e carri armati, e un ulteriore 1,5% destinato agli investimenti legati alla difesa, come la sicurezza informatica e la mobilità militare.
Considerare il ponte in Sicilia come una spesa militare consentirebbe all’Italia di raggiungere più facilmente quanto richiesto dalla NATO anche se dovrebbe soddisfare anche i requisiti chiesti dall’Organizzazione.
In una risposta scritta a POLITICO, la società di progettazione Stretto di Messina ha già affermato che il ponte è in linea con il piano per la Mobilità Militare il dell’Unione Europea , che mira a rafforzare il rapido movimento di veicoli e personale militare in tutto il continente all’interno della rete transeuropea dei trasporti, “di cui il ponte fa parte”.
Sebbene non sia elencato tra i suoi componenti chiave, il ponte è vagamente menzionato per il progetto europeo del corridoio scandinavo-mediterraneo per la realizzazione del quale manca l’indicazione di tempi e costi..
Ma la società di progettazione nella lettera chiarisce che le dimensioni stradali del progetto soddisfano i requisiti di classificazione NATO “garantendo il transito sicuro dei veicoli militari più pesanti senza richiedere adeguamenti strutturali” e che la ferrovia avrebbe la capacità di trasportare “convogli militari pesanti su vagoni a pianale standard”.
Al contrario critici ed esperti sostengono che la campata non supera il test di idoneità all’impiego militare, anzi, affermano che il ponte stesso non sarebbe previsto fra le strutture essenziali previste per il rafforzamento della sicurezza NATO.
Anche da noi non sono mancate le reazioni negative di oltre 600 professori, ricercatori e personale universitario che agli inizi di luglio hanno inviato una lettera a Giorgia Meloni definendo gli aspetti militari del progetto una “bugia”.
“Abbiamo assistito – scrivono alla Presidente del Consiglio – a un frenetico restyling dell’immagine del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che, da progetto di grande importanza per il traffico merci e passeggeri, è improvvisamente diventato un’infrastruttura militare essenziale e strategica, dichiaratamente ‘voluta dall’Europa e dalla NATO’. Questa è una menzogna strumentale“.
Aggiungendo che il ponte “non è stato progettato e non è mai stato concepito come un progetto militare o a duplice uso” e , che nei piani precedenti non vi sono riferimenti a usi difensivi mentre l’Esercito non è stato coinvolto nella progettazione.
Nella lettera si aggiunge che le reti ferroviarie dell’Italia meridionale non sono adatte al trasporto di armi e munizioni, per cui è più sensato continuare a effettuare spedizioni via mare.
Ma la società del Ponte insiste sul fatto che l’aspetto militare è una parte fondamentale del progetto. “Il ponte sullo Stretto di Messina è stato progettato come un’infrastruttura a duplice uso, che può essere utilizzata sia per scopi civili che militari“, si legge nel comunicato.
La nostra personale opinione è che comunque il ponte si farà resta ancora da vedere entro quali tempi e con quali costi fra ricorsi, controricorsi, aggiornamenti dei capitolati, ritardi imprevisti ecce cc, come di solito avviene nel nostro Bel Paese.
PS per la cronaca
Il ponte di Øresund, che collega Copenaghen (Danimarca) e Malmö (Svezia) per 7,8 chilometri ha richiesto 5 anni per la costruzione. I lavori sono iniziati nel 1995 e l’inaugurazione avvenuta il 1° luglio 2000. Il progetto ha visto la partecipazione di diverse società, tra cui una tedesca, una svedese e due danesi con il costo di quasi 4 miliardi di euro. La lunghezza prevista per il ponte di Messina è invece di quasi 3,5 chilometri.
