di Giuliano Longo
Modi e Trump fino all’altro ieri si scambiavano abbracci e baci, poi è bastato un IL petrolio russo a guastare la festa. Ma non solo.
Dai dazi di Trump all’acquisto di petrolio dalla Russia da parte dell’India, fino alle simpatie degli Stati Uniti verso il Pakistan, è ormai impossibile ignorare, la caduta dei rapporti fra i due Paesi basata sulla relazione bilaterale strategica, costruita nel corso di decenni.
Le tensioni non più tanto latenti
La crisi tra India e Stati Uniti è emersa la scorsa settimana, quando Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 25% all’India, oltre a una sanzione non specificata, a causa dell’acquisto di petrolio russo da parte dell’India.
Per Nuova Delhi, una simile mossa da parte del suo principale partner commerciale avrà ripercussioni su più settori, ma in India ha già creato anche grandi malumori fra la comunità politico – economica in perticolre quando The Donald ha scritto ,sui social media che l’economia indiana “morta”.
Lunedì Trump ha raddoppiato la pressione con un nuovo post su Truth Social, in cui accusava l’India di aver acquistato “ingenti quantità” di petrolio dalla Russia e di “averlo poi rivenduto sul mercato aperto con grandi profitti”.
“Non gli importa – ha aggiunto- quante persone in Ucraina vengano uccise dalla macchina da guerra russa. Per questo motivo, aumenterò notevolmente i dazi doganali pagati dall’India agli Stati Uniti”.
Il messaggio ha immediatamente urtato l’amministrazione Modi, che pure aveva insistito per convincere il team di Trump a negoziare un accordo commerciale, bilanciando il sistema protezionistico indiano con l’apertura del mercato del Paese a una maggiore quantità di prodotti americani.
Ma anche secondo gli esperti statunitensi gli sforzi compiuti in entrambe le capitali negli ultimi 25 anni, sono oggi messi a rischio, non solo dai dazi, ma anche da dichiarazioni affrettate e post sui social media.
Eppure l’India sarebbe stata anche disposta ad aprirsi ad alcuni prodotti agricoli americani, una apertura sofferta da Modi, che qualche anno fa ha dovuto affrontare una protesta degli agricoltori durata un anno.
Trump e “l’amicizia” con il Pakistan
Se la questione dei dazi ha preso slancio, le tensioni vanno crescendo anche per all’avvicinamento di Trump al Pakistan, rivale nucleare dell’India nella regione.
A maggio, India e Pakistan si sono scambiati una serie di attacchi militari per una strage nel conteso Kashmir, di cui Nuova Delhi ha attribuito la responsabilità a Islamabad.
Il Pakistan ha negato le accuse. Il conflitto durato quattro giorni ha fatto sembrare reale la possibilità di una conflagrazione nucleare tra le due parti e i combattimenti si sono interrotti solo con l’intervento delle potenze mondiali.
Trump aveva offerto la sua mediazione per trovare una “soluzione” alla disputa sul Kashmir, mettendo a disagio Modi. Da allora, Trump (nella sua improbabile aspirazione ad ottenere il Nobel per la Pace) ha ripetuto decine di volte di aver mediato lui la pace tra India e Pakistan.
Per Modi è un terreno rischioso. A livello nazionale, si è posizionato come un leader duro con il Pakistan.
A livello internazionale, ha compiuto enormi sforzi diplomatici per isolare Islamabad, ma dopo tali affermazioni, a casa propria ha suscitato la sensazione che gli Stati Uniti possano non essere più un partner strategico, e l’opposizione indiana ha preteso risposte da lui.
Non solo, dopo aver imposto dazi all’India, Trump ha annunciato un “imponente” accordo di esplorazione petrolifera con il Pakistan, affermando che un giorno l’India potrebbe dover acquistare petrolio da Islamabad.
Se veramente e si dovessero raggiungere accordi finanziari ed energetici tra Stati Uniti e Pakistan, il partenariato strategico tra i due Paesi verrebbe danneggiato con grande soddisfazione della Russia legata anche a robusti accordi commerciali militari con l’India, che Trump sta da tempo sabotando.
Il petrolio russo pomo della discordia
L’India aveva già subito forti pressioni da parte dell’amministrazione Biden affinché riducesse i suoi acquisti di petrolio da Mosca durante i primi mesi dell’invasione russa dell’Ucraina.
Invece ne ha acquistati di più, diventando il secondo maggiore acquirente di petrolio russo dopo la Cina. Tale pressione si è affievolita nel tempo e gli Stati Uniti si sono concentrati maggiormente sulla costruzione di legami strategici con l’India, considerata un baluardo contro l’ascesa della Cina.
Domenica, l’amministrazione Trump ha reso pubbliche le sue frustrazioni sui legami tra India e Russia. Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, ha accusato l’India di finanziare la guerra russa in Ucraina acquistando petrolio da Mosca ribadendo che ciò è “inaccettabile”.
Le dichiarazioni di Miller sono state seguite lunedì da un Post di Donald con il quale ha nuovamente minacciato di aumentare i dazi sui beni provenienti dall’India a causa dei suoi acquisti di petrolio russo.
L’India intende difendere i propri interessi
Inizialmente, il Ministero degli Esteri indiano aveva minimizzato le vocii sulle tensioni fra i due Paesi, ma in una dichiarazione di lunedì sera, ha definito le critiche di Trump “ingiustificate e irragionevoli” e ha affermato che adotterà “tutte le misure necessarie per salvaguardare i propri interessi nazionali e la sicurezza economica”.
Inoltre ha affermato che l’India ha iniziato a importare petrolio dalla Russia perché le forniture tradizionali sono state dirottate verso l’Europa dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, definendo ciò una “necessità imposta dalla situazione del mercato globale”.
Anzi, nella stessa dichiarazione si fa presente che “è rivelatore che le stesse nazioni che criticano l’India si stiano concedendo scambi commerciali con la Russia”.
Al fondo non si tratta solo di scambi di accuse contingenti, ma della volontà di Modi di difendere gli interessi dell’India che deve non poco del proprio prorompente sviluppo economico anche dalle importazioni energetiche a basso prezzo dalla Russia.
Con il risultato che gli sconvolgimenti provocati dalle politiche tariffarie di Trump possono rinsaldare la posizione dei BRICS, recentemente travagliata da polemiche interne, con il risultato, controproducente, di avvicinare Dehli a Pechino, il suonemico storico, ma con la quale si condivide una visione geopolitica multipolare.
Nella foto il Premier nazionalista indiano Modi
