La guerra di Putin

L’UE abbandona per sempre il gas russo, ma la Turchia potrebbe giralo sottobanco

 

di Balthazar

Ankara ha dichiarato che non rispetterà la nuova proposta di legge dell’UE che prevede l’abbandono totale del carburante di Mosca, creando potenzialmente una scappatoia pe quel gas russo che potrebbe rientrare dalla Turchia.

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La Turchia non sosterrà il piano dell’UE per abbandonare le importazioni di gas russo per porre fine alla  residua dipendenza da Mosca.

Ankara  è da Tempo  un canale di trasporto dell’energia russa verso l’Europa, ma ora questo collegamento èsotto esame dopo la una recente proposta di Bruxelles di eliminare tutte le importazioni di gas russo entro la fine del 2027.

Per attuare il suo piano  Bruxelles vuole imporre maggiori requisiti di monitoraggio per valutare come e dove il gas di Mosca continua ad affluire nell’Unione. Ma per funzionare il controll avrà bisogno di informazioni da paesi di transito, fra quali la Turchia. E Ankara non è interessata.

La  sua  riluttanza  potrebbe così aprire una scappatoia che permetterebbe al gas russo di continuare a fluire nell’Unione  ben oltre la scadenza  del 2027.

Il fatto è che tale riluttanza si verifica nel momento in cui  i rapporti tra Bruxelles e Ankara sono nuovi minimi, a causa della  repressione del Governo contro l’opposizione.

Una nobile intenzione, almeno in apparenza, ma la realtà è che a più di tre anni di distanza dall’inizio della guerra in l’Ucraina, l’UE sta ancora cercando di liberarsi completamente dall’energia di Mosca e di recidere una fonte di entrate per il Cremlino. 

Dal 2022, l’UE ha gradualmente eliminato tutti gli acquisti via mare di petrolio e carbone russi, riducendo al contempo le importazioni di gas di due terzi, ma  ha continuato ad acquistare gas naturale liquefatto sopraffuso da Mosca, oltre alle  limitate forniture dei gasdotti.

 

Per raggiungere l’obiettivo del 2027 l’UE, vuole monitorare meglio le importazioni di energia chiedendo agli importatori di gas russo di fornirne e la provenienza. Ma i contratti di fornitura sono riservati e il carburante passa spesso attraverso diversi intermediari prima di raggiungere la sua destinazione.

Quindi le aziende importatrici dovrebbero chiede informazioni alle contro parti che esportano, salvo rivolgersi a costose società di  consulenza con una azione  più simile all’Intelligence.

Ciò è particolarmente rilevante per il punto commerciale transfrontaliero Strandzha-Malkoclar che collega la Turchia alla Bulgaria membro UE.. .

Il problema è che non si capisce  se questo gas consegnato in Bulgaria sia lo stesso di quello che arriva ai terminali della Turchia, il che significa che l’UE non può essere certa che non sia “mescolato” con altre forniture intermedie.  E dato il prezzo relativamente basso del gas di Mosca, c’è il rischio  che gran parte di quel gas sia russo.

Lo scorso anno l’UE ha importato 1,9 miliardi di metri cubi, una cifra che potrebbe salire a 5,4 miliardi di metri cubi,, Certamente   esigua rispetto ai 150 miliardi di metri cubi che la Russia esportava in passato verso l’UE, ma rappresenta comunque una scappatoia.

Se la Bulgargaz ha dichiarato a POLITICO che, in base all’accordo del 2023, l’azienda statale fornisce solo servizi di trasporto del gas, senza effettuare vendite, affermando di monitorare  attentamente le origini dei flussi.

Anche Ankara hafferma di mantenere una “posizione ferma e coerente contro qualsiasi tentativo di usare la Turchia per eludere” le norme dell’UE, ma non ha molti incentivi a conformarsi” al disegno di legge Ue, dato che le sue relazioni con l’UE sono attualmente “al livello più basso” possibile..

Il ministero degli Esteri turco ha dichiarato a POLITICO di essere “disposto … a cooperare con l’UE in materia energetica”, ma questo presuppone che la Turchia si attenga solo alla buona fede, mentre ci sono possibilità  reali che Ankara possa manipolare il contenuto dei documenti doganali, come da tempo sospetta la UE. si sospetta abbia fatto con l’export di petrolio russo verso la UE. Poco male se quel poco di gas liquido russo che resta verrà sostituito da quello americano che costa di più ma è molto “democratico”.

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