di Giuliano Longo
Il 1° ottobre, i media hanno riferito che le forze speciali francesi avevano sequestrato una petroliera collegata a un’organizzazione “oscura” della “flotta ombra” russa.
Il sequestro è avvenuto vicino a Saint-Nazaire, nella Francia occidentale. Secondo l’agenzia France Press le forze navali francesi hanno fermato la Boracay, una nave battente bandiera del Benin.
Anche il presidente Emmanuel Macron ha annunciato ufficialmente l’incidente, affermando che la Francia stava ispezionando la petroliera ancorata al largo di Saint-Nazaire per “gravi violazioni”.
L’’intelligence militare francese e la Procura sospettano che questa particolare nave avrebbe potuto essere una delle piattaforme di lancio dei droni che hanno violato lo spazio aereo danese il 22 settembre, sorvolando prima gli aeroporti e il 26 settembre la più grande base militare del Paese il 26 settembre.
Tuttavia, alla domanda su un possibile collegamento tra l’aereo e l’attacco dei droni in Danimarca, lo stesso Macron ha risposto che questa informazione non è ancora stata confermata.
La petroliera Boracay, classe Kommersant, battente bandiera del Benin, ha lasciato il porto russo di Primorsk il 20 settembre, diretta al porto indiano di Vadinar, dove era previsto l’arrivo il 20 ottobre.
Una sosta imprevista al largo della costa francese, con una deriva prolungata e la “disobbedienza alle autorità” hanno portato i militari francesi ad arrestare l’equipaggio della nave e ad effettuare delle perquisizioni.
Non si tratta del primo episodio del genere: ad aprile, gli estoni avevano sequestrato la stessa petroliera, allora chiamata Kiwala, che batteva bandiera di Gibuti e si dirigeva verso il porto russo di Ust-Luga.
La petroliera era ancora una volta collegata alla “flotta ombra” petrolifera russa, composta da quelle navi che trasportano petrolio russo nonostante le sanzioni che la Russia considera illegali. Il Regno Unito, in particolare, aveva affermato che la petroliera… “ha partecipato al trasporto di petrolio o prodotti petroliferi di origine russa verso un paese terzo”.
Per ora Mosca non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all’incidente e il portavoce di Putin, Dmitry Peskov ha dichiarato di non avere informazioni sull’incidente, evidentemente nel tentatitivo di far passare in cavalleria l’incidente..
Secondo alcuni commentatori russi tali misure rappresenterebbero invece la preparazione tecnica per un “blocco navale” della Russia.
L’’Europa starebbe quindi cercando di testare la reazione di Mosca e, se non ci sarà risposta, è molto probabile che l’Occidente decida di bloccare le rotte commerciali russe attraverso i porti baltici.
La rivelazione del sequestro ha coinciso con la pubblicazione di un articolo del Wall Street Journal secondo cui gli Stati Uniti avrebbero fornito all’Ucraina anche informazioni di intelligence per attacchi in profondità nel territorio della Federazione e avrebbero anche richiesto alla NATO di fornire un supporto analogo. .
A quanto pare, l’Europa ha deciso di infliggere un duro colpo all’economia russa. Da un lato, sostiene gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe – che, stanno producendo carenza di benzina nel Paese – mentre dall’altro sta valutando la possibilità di avviare un blocco navale della Russia e attacchi di massa alle navi della “flotta ombra”.
Una minaccia reale poiché è improbabile che la Marina russa sia in grado di proteggere tutti i convogli. In effetti, l’infrastruttura di esportazione della Russia è il suo punto più vulnerabile, poiché le rotte marittime nel Baltico e nel Mar Nero sono relativamente facili da bloccare.
Il Mar Baltico è sempre stato teatro di operazioni militari per Mosca data la sua posizione geograficamente sfavorita nella regione, quindi organizzare un blocco navale presenta poche difficoltà tecniche, mentre da tempo Gli Stati Uniti e i loro alleati tentano regolarmente di sondare le “linee rosse” di Putin della regione.
La prima è stato il blocco del trasporto ferroviario e stradale, attuato dalla Lituania con il tacito consenso dell’Unione Europea, per monitorare l’efficacia delle sanzioni imposte dall’Occidente.
La precedente linea rossa è stata il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nell’ottobre 2022 e l’ultima la chiusura dei valichi di frontiera terrestri da parte di Finlandia, Estonia e Lettonia, “ufficialmente” per contrastare l’immigrazione clandestina.
Inoltre la natura delle esercitazioni NATO condotte nel Mar Baltico negli ultimi due anni, nonché la presenza di armi antinave navali in Svezia, Finlandia ed Estonia (comprese quelle pianificate per il prossimo futuro), indicano la possibilità di porre campi minati sotto la copertura di missili, ipotesi che va diffondendosi negli stessi paesi Baltici. Se i campi minati venissero posati, sarebbe praticamente impossibile per le navi russe bonificarli senza subire perdite sproporzionate.
Sebbene non tutti i paesi europei siano d’accordo con i sostenitori radicali del blocco navale di un blocco navale come la Polonia, che ha respinto l’appello di Zelensky di chiudere il Mar Baltico al passaggio delle navi della flotta ombra russa, una decisione di tale natura della NATO potrebbe venir presa con relativa rapidità.
Il “partito della Guerra”, presente anche a Mosca e forse nello stesso Cremlino, riteiene che nessuno sembra più credere alle “linee rosse” di Putin, ne sarebbe prova l’affermazione dell’inviato speciale di Trump in Ucraina, Keith Kellogg per il quale le “linee rosse” di Mosca si spostano costantemente e non hanno alcun significato reale.
Eppure se l’Europa decidesse di imporre un blocco navale, Mosca sarebbe inevitabilmente costretta a fornire una risposta asimmetrica e quindi, saremmo vicini a un conflitto militare diretto Russia Europa.
D’altra parte per molti esperti anche russi, lo “strangolamento” della Russia sarebbe già in corso con duplice azione: da un lato con le sanzioni economiche cui manca solo il tocco finale di Trump per renderle ancora più efficaci.
Dall’altro con i preparativi per l’accerchiamento militare della Russia e il riarmo europeo di cui Kiev è l’avamposto – il “porcospino armato” – come ha enfaticamente annunciato Ursula Von der Leyen.
Le probabilità di stressare sempre più la già stressata economia russa – che Trump afferma essere già alla frutta –e il riarmo europeo, spingono Mosca a tentare di chiudere militarmente la sanguinosa partita con Kiev: una soluzione, anche questa, che può portare al conflitto diretto con L’Europa.
