di Riccardo Bizzarri (*)
“Non è una minaccia, è un avvertimento”: la Cassazione inventa la filosofia del Protestanesimo giuridico
Studente minaccia il prof dopo la sospensione, ma per i giudici è solo un atto di protesta. In arrivo la nuova materia: Educazione alla Ritorsione Civile.
“Appena finisce la scuola vengo a trovarti”. Con questa frase, che in altri tempi sarebbe valsa un tema su “La violenza non è la soluzione”, oggi vale invece un’assoluzione.
Secondo la Cassazione, infatti, lo studente che aveva pronunciato la celebre espressione non ha minacciato, ma protestato. In pratica, Socrate del terzo millennio, solo con meno filosofia e più rabbia adolescenziale.
Lo studente, sospeso per 25 giorni “perché le regole non valgono per lui”, è diventato un piccolo Che Guevara del cortile, il portavoce di una generazione che lotta contro il sistema… scolastico. Il ragazzo al professore di Educazione Fisica aveva gridato: “Per me le regole non valgono!”
Una frase che, secondo i giudici, non è un atto di ribellione, ma una raffinata riflessione nietzscheana sul superamento dei limiti imposti dalla società moderna.
Nel prosieguo dell’editoriale ho immaginato i vari commenti degli attori di questa triste vicenda.
Il commento del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) potrebbe essere, in una nota surreale ma autentica nello spirito, questo:
“È importante che i ragazzi imparino a dissentire in modo costruttivo, anche se il costruttivo consiste nel voler distruggere la carriera di un docente. Stiamo valutando di introdurre dal prossimo anno la materia Educazione alla Disobbedienza Soft, con laboratori pratici di insubordinazione civile e comunicazione assertivo-passivo-aggressiva.” “Educazione alla protesta attiva, come evitare l’arresto in tre semplici frasi” il manuale, già in stampa, prevede capitoli come “Dalla minaccia al dialogo passivo-aggressivo” e “Zen e l’arte di insultare un docente restando assolti”.
Mentre in una intervista immaginaria, l’ex studente ha dichiarato:
“Io non volevo minacciare il prof, volevo solo aprire un tavolo di confronto davanti a casa sua, alle 22:30, con un tubo di ferro per microfono.”
Poi c’è la Cassazione, con spirito aristotelico, ha concluso che “la differenza tra minaccia e protesta è solo questione di prospettiva e di codice penale” e con un magistrale epilogo la stessa Cassazione ha disposto un nuovo giudizio, aprendo la via a una giurisprudenza rivoluzionaria: da oggi “vengo a trovarti” potrà essere usato come forma legittima di dissenso socio-educativo, purché accompagnata da un sorriso e dal consenso informato del docente.
Ed infine lo splendido commento del filosofo immaginario del XXI secolo (unico disponibile su Zoom) commenterebbe così:
“Non siamo di fronte a un atto di violenza, ma a un conflitto esistenziale. Il ragazzo non voleva colpire il professore, voleva colpire l’idea stessa di Autorità, che oggi si manifesta nei voti, nelle circolari e nel registro elettronico.”
(*) Giornalista
