di Gino Piacentini
Dopo oltre 18 ore di trattative, i Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea hanno trovato un accordo sull’obiettivo climatico per il 2040, ma il compromesso raggiunto riduce in modo significativo le ambizioni iniziali della Commissione Europea.
L’intesa, formalizzata il 5 novembre — a poche ore dall’apertura della COP30 — conferma la riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, ma consente ai Paesi membri di coprire fino al 10% dell’obiettivo con crediti di carbonio esteri, abbassando così l’impegno interno effettivo all’85%, con possibilità di scendere fino all’80%.
Tra le altre decisioni: rinviata al 2028 l’introduzione del nuovo sistema di scambio delle emissioni ETS2 per trasporti e riscaldamento; niente bando ai motori a combustione dopo il 2035, con l’inserimento dei biocarburanti nella normativa; e obiettivi climatici al 2035 ancora incerti, fissati in una forchetta tra il 66,25% e il 72,5% di riduzione.
Il compromesso è stato definito dal Ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin un “buon risultato” che tiene conto delle istanze nazionali, ma anche e soprattutto di quelle internazionali, tra crisi economica, dazi, inflazione e guerra in Ucraina. Ma non tutti sono d’accordo, infatti per altri osservatori, come la vicepresidente dell’esecutivo UE Teresa Ribera, rappresenta un indebolimento della leadership europea nella lotta al cambiamento climatico.
