Politica

Fine del terzo mandato: Fedriga, Zaia e De Luca verso l’uscita. Ma in Veneto si prepara il “Presidente ombra”

 

di Viola Scipioni

 

«Per Fedriga è partito il countdown». La voce che circola nei palazzi friulani dopo la sentenza della Corte costituzionale è quasi un verdetto politico. La Consulta ha bocciato la norma della Provincia autonoma di Trento che innalzava a tre i mandati consecutivi per il Presidente, chiarendo che il limite dei due è «un principio generale dell’ordinamento», valido anche per le autonomie speciali. Tradotto: non solo Trento, ma anche Bolzano, Friuli-Venezia Giulia e perfino la Campania e il Veneto dovranno adeguarsi.

Il colpo è pesante per i governatori più popolari d’Italia. Massimiliano Fedriga, al secondo mandato in Friuli, non potrà ripresentarsi nel 2028. Luca Zaia (nella foto), in Veneto, e Vincenzo De Luca, in Campania, si trovano nella stessa identica situazione. L’idea di una legge nazionale che permetta la deroga, evocata a turno da tutti e tre, appare oggi irrealistica: Fratelli d’Italia e Forza Italia, che hanno spinto per impugnare il terzo mandato, difficilmente approverebbero una norma in senso opposto.

Fedriga avrebbe potuto giocare una sola carta: dimettersi prima di metà legislatura, lo scorso ottobre, e così aprire la strada a una nuova candidatura. Non lo ha fatto. Chi gli è vicino giura che non sia stata una dimenticanza: avrebbe già un accordo per un futuro romano, magari come Presidente della Camera o Ministro del Lavoro in caso di vittoria del centrodestra nel 2027. Ma per ora il suo destino politico è sospeso tra la lealtà al territorio e i malumori di Matteo Salvini, che non gradisce l’idea di consegnare la Regione, in caso di dimissioni, a un vicepresidente di Fratelli d’Italia.

Il Veneto, invece, rischia di diventare il laboratorio di una nuova fase del potere regionale. Anche lì, Zaia non potrà ricandidarsi, ma difficilmente resterà a guardare. L’ipotesi che il governatore leghista si presenti come capolista in tutte le circoscrizioni, guidando il voto per Stefani, prende sempre più corpo. Una mossa che lo trasformerebbe in una sorta di “Presidente ombra”: formalmente fuori dai giochi, ma politicamente ancora decisivo.

Il paradosso è evidente. La Consulta ha voluto limitare la concentrazione di potere nelle mani di singoli leader regionali, ma il rischio ora è di creare presidenti deboli, costretti a convivere con l’ingombrante influenza dei predecessori. In Veneto, Stefani si troverebbe a governare un territorio dove Zaia resta il riferimento assoluto di sindaci, categorie e opinione pubblica. In Friuli, il successore di Fedriga potrebbe dover fare i conti con un’eredità altrettanto pesante.

E così, mentre la stagione dei “governatori eterni” sembra chiudersi, si apre quella dei registi nell’ombra. Zaia in Veneto e Fedriga forse a Roma: figure che, pur non potendo più candidarsi, continueranno a dettare la linea ai rispettivi territori. Per la politica regionale italiana, è la fine di un’epoca ma non dei suoi protagonisti.

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