Esteri

CINA: prosegue la purga del Presidente Xi Jinping fra i vertici militari

di Giuliano Longo

 

Il generale Zhang Youxia, vice presidente della Commissione militare centrale (Cmc) e membro del Politburo – secondo in ordine gerarchico solo al presidente cinese Xi – è  finito sotto inchiesta per  “gravi violazioni disciplinari e di legge”. Insieme a lui, con la stessa motivazione, è finito  Liu Zhenli, capo di stato maggiore del Dipartimento di stato maggiore congiunto della Cmc.

 

Secondo le notizie diffuse ai media di Pechino i due hanno “gravemente calpestato e danneggiato il sistema di responsabilità del presidente”, lasciando intendere un tentativo di indebolire l’autorità del comandante supremo Xi.  Zhang e Liu avrebbero “seriamente favorito problemi politici e di corruzione, danneggiato “la leadership assoluta del Partito sull’esercito” e messo “a repentaglio le fondamenta del governo del Partito”.

 

Questa la motivazione ufficiale, ma  Zhang, a differenza degli altri militari purgati anche l’anno scorso , era considerato uno stretto confidente di Xi, inoltre la sua esperienza  lo rendevano un personaggio fondamentale per le riforma delll’Esercito Popolare di Liberazione (Pla).

L’accusa di corruzione, viene per lo più usata per eliminare personalità all’interno del Partito Comunista, ma in questo caso non è escluso anche uno scontro di fazioni all’interno dell’esercito.

Zhang aveva vinto uno scontro con He Weidong, il secondo vice presidente del Cmc e membro della cosiddetta “cricca del Fujian, epurato un anno fa. Successivamente ilgruppo di riferimento, la gang dello Shaanxi di Zhang sarebbe riuscita  a guadagnare terreno, al punto da mettere in discussione lo stesso Xi..

Il Wall Street Journal  sostiene  che Zhang abbia fatto trapelare agli Stati Uniti informazioni sul programma di armi nucleari della Cina e di aver accettato tangenti per compiere atti ufficiali, tra cui la promozione di un ufficiale a ministro della Difesa. Se questa  indiscrezione  fosse vera, significherebbe che informatori, o spie statunitensi, si sarebbero infiltrare nel sistema militare cinese, arrivando fino al suo più importante generale.

Ma l di là di presunte einattendibili spy stories la realtà è che l’esercito, anche storicamente, è l’unica organizzazione che può sfidare il Presidente che  invece ha  consolidato anche  il proprio potere sull’esercito.

Inn Occidente spunta anche l’ipotesi  è che  Zhang e Liu non abbiano soddisfatto i requisiti richiesti dal Presidente  per il rafforzamento delle forze armate in vista di un’invasione di Taiwan entro il 2027. che con il siluramento del generale verrebbe rimandata

Ma il contesto smentisce questa narrazione.

La campagna di pulizia che Xi conduce ormai da tempo non riguarda solo bustarelle e appalti truccati, ma è una strategia di consolidamento del potere, un meccanismo per neutralizzare qualunque potenziale centro decisionale autonomo. E l’apparato militare, per la sua natura e per il suo legame con la produzione industriale strategica, è tra i più delicati.

A essere colpiti sono infatti non solo i generali, ma anche i dirigenti del complesso militare-industriale, come confermato dall’agenzia  Reuters. Il messaggio è chiaro: non esiste posto sicuro, né nel Partito, né nell’esercito, né nella burocrazia, per chi non sia allineato alle scelte del leader.

Generalmente la  macchina del Partito si muove come sempre in silenzio, facendo uso di strumenti quali rimozione, l’oscuramento mediatico, ma  quando l’informazione ufficiale parla di “violazioni gravi”, si apre il campo delle ipotesi di  sabotaggi interni,  dissensi sul riarmo,  perdita di fiducia.

L’Esercito Popolare di Liberazione è parte integrante del progetto di potenza cinese: è un esercito ideologico, non solo operativo, in cui la lealtà politica precede la competenza tecnica. Lo stesso vale per l’industria della difesa, comparto chiave in cui la corruzione è vista non solo come un reato, ma come una minaccia alla coesione e all’efficienza bellica del sistema.

Quindi la purga nei vertici militari in corso non rappresenta solo un intervento disciplinare, ma un attacco a ogni forma di deviazione rispetto alla linea tracciata dal Presidente e dal Comitato Centrale, unici responsabili delle scelte militari. Dove la questione di Taiwan è tutto sommato marginale rispetto alla competizione strastegico- tecnologica con gli stati Uniti.

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