Economia e Lavoro

Legumi: nel piatto di un italiano su 2. Spesa sale a 1,3 mld

Piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono presenti sulle tavole di più di un italiano su due, che li consuma almeno qualche volta a settimana, con una spesa delle famiglie salita a 1,3 miliardi di euro l’anno. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat in occasione della Giornata mondiale dei legumi, che si celebra il 10 febbraio, istituita dalla Fao per aumentare la consapevolezza dei benefici dei legumi per la salute e per sistemi alimentari sostenibili.

Benefici nutrizionali e ambientali

I legumi rappresentano una straordinaria fonte di proteine e fibre alimentari, fondamentali per l’equilibrio intestinale e per il controllo di glucosio e colesterolo nel sangue – rileva Coldiretti –. Sono ricchi di sali minerali (ferro, calcio, potassio, fosforo, magnesio), contengono vitamine del gruppo B e, quando freschi, anche vitamina C.

Dal punto di vista ambientale, le piante leguminose svolgono un ruolo cruciale nel preservare la fertilità del suolo, grazie alla capacità di fissare l’azoto, riducendo l’uso di fertilizzanti chimici e tutelando risorse idriche e ambiente.

Biodiversità italiana e produzioni tipiche

In Italia i legumi più diffusi sono fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave, accanto a varietà come cicerchie, lupini e soia. Il Paese vanta una biodiversità unica, con produzioni di eccellenza come i fagioli bianchi di Rotonda Dop, i cannellini di Atina Dop, i fagioli di Sarconi Igp, il fagiolo di Sorana Igp, il fagiolo di Lamon della Vallata bellunese Igp, il fagiolo di Cuneo Igp, le lenticchie di Castelluccio, Altamura e Onano Igp, oltre a specialità come il fagiolo dell’Occhio di Refrancore, il fagiolo zampognaro d’Ischia e il pisello verdone nano di Colognola ai Colli .

Produzione nazionale in difficoltà e boom delle importazioni

Coldiretti denuncia però che le coltivazioni nazionali sono minacciate dalla concorrenza di prodotti esteri a basso costo e scarsa qualità, spesso favoriti da accordi commerciali. Nel 2024 l’Italia ha importato oltre 500 milioni di chili di legumi, a fronte di un raccolto nazionale di circa 170 milioni di chili (analisi Coldiretti su dati Ismea).Il risultato è che tre piatti su quattro di fagioli, lenticchie e ceci consumati in Italia provengono dall’estero, soprattutto da Stati Uniti e Canada, dove è consentito l’uso del glifosato in pre-raccolta, pratica vietata in Italia, mentre in Messico emergono anche criticità legate allo sfruttamento del lavoro minorile.

Parità di regole e più controlli alle frontiere

È fondamentale garantire che tutti i prodotti in ingresso in Italia e nell’Unione Europea rispettino gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali. Coldiretti chiede una revisione degli accordi commerciali basata su tre principi non negoziabili: parità di condizioni, efficacia dei controlli e reciprocità delle regole.

Trasparenza in etichetta per evitare falsi Made in Italy

Particolare attenzione va posta ai legumi confezionati: prodotto secco importato può essere reidratato e confezionato in Italia, diventando così impropriamente Made in Italy. Per questo Coldiretti chiede un’etichettatura obbligatoria dell’origine, con indicazione del luogo di coltivazione, come già avviene per i legumi freschi.

Per evitare inganni, è consigliabile scegliere legumi che riportino chiaramente l’origine nazionale, come quelli Dop e Igp, o acquistare direttamente dagli agricoltori nei mercati di Campagna Amica, presenti su tutto il territorio nazionale.

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