di Loredana Vaccarotti
Il Medio Oriente brucia, le petroliere saltano in aria nello stretto di Hormuz e i missili attraversano il cielo: ma dall’Italia arriva subito un messaggio rassicurante.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti invitato alla calma:
“L’Italia non è in guerra. Però nel dubbio chiudete le finestre, che da est entra corrente geopolitica.”
Alla Farnesina spiegano che la strategia diplomatica italiana si fonda su tre principi fondamentali:
- dire che non siamo in guerra
- ripeterlo più forte
- sperare che nessuno si ricordi che siamo nella NATO
Trump decide la guerra come si ordina un panino. Il problema della crisi non è solo la guerra, ma
come è stata decisa.
Secondo varie ricostruzioni, l’attacco americano sarebbe stato deciso in tempi rapidissimi dal presidente Donald Trump.
La riunione strategica alla Casa Bianca, raccontano fonti diplomatiche, sarebbe andata più o meno così:
“Bombardiamo l’Iran?”
“Sì.”
“Avvisiamo gli alleati?”
“Ma no, poi partono le chat.”
Risultato:
gli Stati Uniti hanno iniziato un’operazione militare più velocemente di quanto l’Europa riesca a convocare una riunione su Zoom.
Nel frattempo il ministro della Difesa Guido Crosetto si trovava a Dubai mentre la crisi esplodeva.
Secondo varie ricostruzioni, l’Italia non era stata avvisata in anticipo. Il ministro della Difesa scopre la guerra su internet
Il che significa che il ministro della Difesa italiano ha scoperto l’inizio della guerra nello stesso modo di tutti noi:
- aprendo Twitter
- leggendo una notifica di Repubblica
- chiedendo al barista dell’hotel:
“Scusi… ma quei boati fanno parte dell’animazione serale?”
Fonti NATO spiegano che l’operazione è stata preparata in circa novanta minuti.
Troppo poco per avvisare tutti gli alleati.
O, come l’ha tradotta un funzionario europeo:
“Gli americani hanno fatto prima a iniziare una guerra che a mandare un vocale.”
L’intelligence italiana tranquillizza tutti, dopo le polemiche è arrivata anche la spiegazione ufficiale dei servizi italiani:
“L’intelligence non monitora i ministri.”
Una frase straordinaria se pensate che il ministro in questione è quello della Difesa.
In pratica lo Stato italiano controlla:
- hacker russi
- terroristi internazionali
- traffico di armi
- cyberattacchi
ma non il ministro che dovrebbe occuparsi di queste cose.
Un analista ha spiegato:
“Se iniziassimo a controllare i ministri dovremmo anche capire cosa stanno facendo.
E a quel punto diventerebbe un lavoro a tempo pieno.”
Missile sulla base italiana: “tutto bene”
Nel frattempo un missile ha colpito una base militare italiana a Erbil, in Iraq.
Per fortuna nessun ferito.
Crosetto ha rassicurato il Paese:
“Non ci sono vittime.”
Che nel linguaggio diplomatico italiano significa:
“Per ora siamo vivi, quindi dichiareremo una fortissima preoccupazione.”
Il piano militare italiano
Il governo ha comunque predisposto un piano strategico avanzatissimo per affrontare la crisi.
Il piano si chiama:
“Dottrina della Preoccupazione Progressiva”.
Funziona così.
Fase 1
dichiarazione di “grande preoccupazione”.
Fase 2
dichiarazione di “profondissima preoccupazione”.
Fase 3
Tajani chiude le finestre.
Nonostante tutto, Tajani resta ottimista.
“L’Italia non entrerà in guerra.”
Del resto il nostro Paese segue da sempre una linea geopolitica molto chiara:
stare dentro tutte le alleanze militari del pianeta, ma sperare che nessuno se ne accorga.
