di Andrea Capello (*)
Con l’ennesimo colpo di scena Donald Trump ha annunciato colloqui “molto positivi e produttivi” con l’Iran che – a suo dire – avrebbe accettato di “rinunciare all’arma nucleare”. Per questo motivo il presidente americano ha affermato di aver rinviato di cinque giorni l’ultimatum relativo agli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche del Paese se i vertici iraniani non avessero reso fruibile a tutte le navi il passaggio tramite lo Stretto di Hormuz. Il tycoon ha spiegato che gli Stati Uniti stanno parlando con un leader “rispettato” all’interno dell’Iran, che non è la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. A tal proposito secondo indiscrezioni rilanciate dai media americani il figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nel primo giorni dei raid israelo-americani, sarebbe, ferito, isolato e non risponderebbe ai messaggi che gli vengono trasmessi. La personalità all’interno del sistema di potere iraniano che starebbe interloquendo con Washington sarebbe il presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf, con il quale i negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero, secondo fonti israeliane, addirittura tentando di organizzare un incontro che si terrebbe a Islamabad, capitale del Pakistan. Lo stesso Ghalibaf però ha smentito con forza la ricostruzione. Il popolo iraniano esige una punizione completa e severa per gli aggressori – ha affermato – non sono stati condotti negoziati con gli Stati Uniti, sono notizie false usate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla situazione di stallo in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele”. Lo Stato ebraico, in un primo momento, non ha commentato le parole di Donald Trump poi Benjamin Netanyahu ha fatto sapere di aver avuto un contatto telefonico con il presidente americano. “Ritiene che ci sia la possibilità di sfruttare i grandi successi delle forze di Difesa israeliane e dell’esercito statunitense per realizzare gli obiettivi di guerra previsti dall’accordo”, ha detto il premier israeliano precisando però che qualsiasi intesa dovrà “tutelare gli interessi vitali di Israele”. Una situazione in cui ci sono ancora troppe zone grigie per poter pensare a una rapida soluzione del conflitto, che secondo i media israeliani gli Usa vorrebbero entro il 9 aprile. A mettere in luce le “contraddittorie” dichiarazioni delle ultima ore è il Cremlino. Mosca conferma di “contare su una rapida soluzione del conflitto” ma non si spinge oltre. Secondo Trump il negoziato con Teheran verterebbe su un piano in 15 punti non precisati e su quelli “principali” ci sarebbe già un’intesa di massima. “Vedremo dove ci porteranno”, ha aggiunto facendo intendere che se il negoziato, non confermato da Teheran, si concludesse positivamente il conflitto potrebbe risolversi “in modo sostanziale”. Secondo il tycoon infatti quello che sta accadendo in Iran potrebbe essere descritto come un “cambio di regime”, una narrazione che potrebbe portarlo a decretare la fine delle ostilità con una soluzione simile a quanto accaduto in Venezuela.
(*) La Presse
