La guerra di Trump

Nato: Trump attacca poi si rasserena, ‘ho sentito amore’. ‘Italia buona, ha avuto brutto momento’

di Andrea Capello

Prima gli attacchi a testa bassa, poi le rassicurazioni. Donald Trump si è preso la scena del vertice Nato di Ankara. Il presidente americano è arrivato in Turchia con l’umore nero a causa degli Alleati che “non ci sono stati” quando ha chiesto il loro aiuto nella guerra contro l’Iran ma, con il passare delle ore, si è rasserenato. Al termine del summit il tycoon ha affermato infatti di aver sentito “molto amore” e “molta unità” fra i leader. “Direi che non poteva andare meglio”, ha aggiunto parlando di un vertice di “grandissimo successo”. E nella sua conferenza stampa conclusiva ha fatto riferimento all’Italia: la Spagna è stata “molto cattiva” con gli Stati Uniti, ma l’Italia “è stata buona” e “tutti i Paesi” della Nato “sono stati buoni, hanno solo avuto un brutto momento, non ci hanno aiutato” con l’Iran, ha detto.

Anche nelle conversazioni private – secondo quanto riporta Reuters citando fonti informate – Trump avrebbe rassicurato i membri della Nato su un futuro condiviso. “Vogliamo rimanere con voi”, avrebbe detto Trump. Segnali di concordia che trapelano anche dalla dichiarazione finale del vertice dove i leader hanno ribadito l’impegno “incrollabile” per la difesa collettiva, ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington, istitutivo dell’Alleanza. “Un attacco a uno è un attacco a tutti”, hanno messo nero su bianco i paesi della Nato. Il compito di tessere le lodi di Donald Trump è toccato a Mark Rutte secondo cui il presidente americano “sta trasformando” l’Alleanza rendendola “più forte” e “unita che mai”. Il Segretario generale della Nato ha aggiunto di aver “sempre pensato” che “le famiglie in cui a volte si litiga un po’ sono molto più forti”. Rutte ha poi citato esplicitamente “quattro grandi economie” ovvero Belgio, Italia, Spagna e Canada. “Un anno fa – ha affermato – fa erano ben lontane dal 2%” e ora lo hanno raggiunto, “aumentare la spesa dall’1,3% circa al 2% rappresenta un salto enorme”. “Per alcuni di questi paesi – ha sottolineato ancora – ciò significa spendere da 5 a 10 miliardi di dollari in più in un solo anno. Le nazioni hanno bisogno di tempo”.

A far tornare il sorriso al tycoon, più delle frasi di circostanza, sono stati gli impegni presi da parte dei paesi Nato in merito alla Difesa. Nella dichiarazione finale si parla di “50 miliardi di dollari in nuovi appalti” e di un impegno ad ampliare “la capacità produttiva collettiva e la cooperazione industriale nel settore della difesa”. Allo stesso tempo è stato anche sottolineato come “gli Alleati europei e il Canada in collaborazione con gli Stati Uniti” stiano assumendo “maggiori responsabilità per la difesa dell’Alleanza”. La parte più corposa della dichiarazione finale ha riguardato il tema dell’Ucraina, nei confronti della quale i membri della Nato hanno ribadito il loro “incrollabile sostegno” definendo la Russia una “minaccia a lungo termine” per “la sicurezza e la stabilità euro-atlantica”. Uno dei momenti chiave della due giorni di Ankara è stato proprio il bilaterale fra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, dove il presidente americano ha annunciato che darà le licenze necessarie a Kiev per la produzione dei missili Patriot. “In questo modo – ha spiegato – gli ucraini potranno produrre in tutta autonomia” senza che ci siano “lamentele”. Trump, nel corso di dichiarazioni congiunte con lo stesso Zelensky, ha ripercorso tutto il rapporto fra i due, fin dallo scontro nello Studio Ovale. “Abbiamo percorso tantissima strada”, ha detto mentre il presidente ucraino lo ha ringraziato per il supporto. “Sono certo che lei farà tutto il possibile per risolvere questa guerra”, ha detto Zelensky. Quanto a Vladimir Putin il presidente americano ha mantenuto una posizione morbida. “La Russia non è il peggior Paese che esista e sicuramente non è la pecora nera”, ha dichiarato assicurando che il presidente russo è seriamente intenzionato a mettere fine alle ostilità. A tal proposito Trump ha riconosciuto che i recenti raid di Kiev in territorio russo rappresentano “un’escalation” che però può “contribuire” a raggiungere l’obiettivo della fine della guerra.

(*) La Presse

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