L’ulteriore conferma della presenza della ’ndrangheta a Roma è arrivata questa sera con la sentenza del tribunale di piazzale Clodio che ha inflitto oltre 240 anni di carcere complessivi a una quarantina di imputati nel processo nato dalla maxi inchiesta ‘Propaggine’. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dalla Dia, ha accertato l’esistenza della prima ‘Locale’ ufficiale dell’organizzazione mafiosa calabrese nella Capitale. Il dispositivo è stato letto in aula alla presenza del procuratore capo Francesco Lo Voi e del pm Giovanni Musarò, oggi alla procura nazionale antimafia e antiterrorismo. La condanna più pesante, 24 anni di reclusione, è stata inflitta al boss Vincenzo Alvaro, ritenuto tra i vertici dell’organizzazione insieme ad Antonio Carzo, già condannato a 18 anni in un procedimento parallelo. Agli imputati, nelle 108 udienze sono state contestate, a vario titolo, accuse gravi che spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di droga, dall’estorsione aggravata alla detenzione illegale di armi, fino alla truffa ai danni dello Stato e al riciclaggio. Reati aggravati dall’obiettivo di favorire l’organizzazione criminale, secondo l’impianto accusatorio. Le indagini hanno ricostruito la nascita e il radicamento della struttura mafiosa a Roma. Secondo i magistrati, fu nell’estate del 2015 che Antonio Carzo ottenne dalla casa madre calabrese il via libera per costituire una ‘locale’ nella Capitale, guidata insieme ad Alvaro. Un’organizzazione che si definiva esplicitamente una ‘propaggine’ della ’ndrangheta, come emerge anche da alcune intercettazioni. Proprio le conversazioni captate dagli inquirenti hanno restituito il clima e la consapevolezza degli indagati, che facevano riferimento anche a magistrati e investigatori impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata tra Calabria e Roma. La solidità dell’impianto accusatorio aveva già trovato conferma nelle scorse settimane, quando la Corte di Cassazione ha riconosciuto l’esistenza di una struttura stabile di ’ndrangheta operante nella Capitale, respingendo i ricorsi contro le condanne emesse in appello con rito abbreviato. “L’inchiesta ‘Propaggine'”, – secondo la Direzione distrettuale antimafia di Roma – “rappresenta uno dei casi più significativi nel dimostrare la capacità della ’ndrangheta di espandersi e strutturarsi anche lontano dai territori d’origine, radicandosi nel tessuto economico e criminale di una grande città come Roma”.
Ndrangheta: Lo Voi, accolta parte principale ipotesi accusa
“Emerge il sostanziale accoglimento della parte principale dell’ipotesi accusatoria e quindi del riconoscimento della gran parte dei reati contestati a quasi tutti gli imputati. E un altro dato importante: la confisca di attività economiche attribuite agli imputati e collegate alle attività illecite riconosciute come commesse. E quindi può costituire uno sviluppo di ulteriori indagini su questo filone e uno stimolo particolare proprio per proseguire in questa attività, su cui la Dda di Roma è, come sempre, particolarmente impegnata”. Così a LaPresse, il Procuratore Capo di Roma, Francesco Lo Voi a margine della lettura della sentenza di primo grado che ha riconosciuto l’esistenza della prima ‘Locale’ di ‘ndrangheta nella Capitale, dove sono stati condannati ad oltre 240 anni di carcere i sodali del clan Alvaro.
