“Filippo non ha gestito le sue emozioni. Era troppo possessivo, Giulia non poteva andare a mangiare con le amiche senza scatenare le sue ire. Quando lo ha lasciato, non ha saputo gestire paura, rabbia e dolore. La famiglia di Filippo mi ha espresso vicinanza, così come ho fatto io con loro. Il mio invito è a portare rispetto nei loro confronti, non oso pensare a quello che sopportano. Bisogna mettere da parte i giudizi e cercare di aiutarli”. Così in un’intervista a La Stampa, Gino Cecchettin, parlando della morte di sua figlia Giulia, uccisa dell’ex fidanzato Filippo Turetta nel 2023. In merito all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole spiega che “è un percorso che cerchiamo di portare avanti con la fondazione Cecchettin, ma per adesso sono tutte iniziative dei singoli istituti, senza un piano strutturato, anche se tutti i ragazzi lo chiedono: la discussione, quando parliamo con loro, potrebbe andare avanti per ore. Hanno bisogno di essere ascoltati. Dove si riesce a farlo, ci sono miglioramenti nel rendimento scolastico e nell’approccio alla vita. Se non lo facciamo noi lo fanno i social e i siti porno, ma è misinformazione, non educazione. Tutti lo vorrebbero, manca l’istituzione”. Cecchettin aggiunge che gli studenti chiedono “come fare a capire se una relazione è tossica o raccontando situazioni di questo tipo che vedono fra i loro coetanei. In famiglia molto spesso non hanno risposte su questi argomenti, perché sono temi difficili da affrontare. Per non parlare del fatto che una percentuale molto alta degli episodi di violenza avviene proprio in famiglia. Le scuole stanno facendo tantissimo con lo sportello psicologico”.
Post successivo
