di Fabrizio Pezzani (*)
Per evitare la svalutazione del dollaro, nel 1973 gli Stati Uniti si inventano il petrodollaro e il sistema bancario di pagamento SWIFT basato sul dollaro. Tutti i Paesi occidentali per fare acquisti internazionali dovevano quindi prima comprare i dollari; le monete locali collassarono e la nostra lira in soli dieci anni passò dall’essere 645 lire per dollaro a 2500 lire. Il processo di destabilizzazione degli USA verso gli altri Stati ci scaricò addosso un’inflazione devastante, pari al 20%. Da quel momento l’economia reale comincia a distaccarsi definitivamente dalla moneta e dalla finanza; il mondo reale e finito in cui opera l’economia reale viene subordinato e sottomesso alla finanza che sempre più diventa un sistema indipendente dalla prima per innalzarsi in un mondo astrale ed infinito governato da immensi volumi di prodotti tossici totalmente e volutamente fuori controllo; la tempesta non tarderà ad arrivare e a presentare il conto.
Così dal 1971 il salto nel vuoto dell’iperuranio monetario avviene con una violenza inaudita, come si può vedere nel seguente grafico e il valore dell’oro viene fatto crollare di conseguenza per sostenere il passaggio ad un diverso sistema valutario:
Tra il 1945 ed il 1970 il reddito monetario nel mondo triplicò ed il commercio mondiale quadruplicò anche grazie al sistema dei tassi di cambio fissi instaurati a Bretton Wood per minimizzare la fluttuazione della moneta. Il mondo usciva dal dramma delle due guerre, ma stava per divenire ostaggio nel mondo della finanza. Tuttavia, prima era necessario ammantare il neoliberismo di verità infallibile e avviare il processo di deregulation funzionale a scardinare le società per renderle aggredibili alla rapacità di una finanza e di un monetarismo senza limiti né giuridici né morali.
Le grandi banche e le grandi istituzioni finanziarie capeggiarono la campagna della deregulation finanziaria. Nel 1970 cominciarono ad avere accesso a nuovi strumenti di pagamento elettronico e di ricezione computerizzata che facilitarono sia il deposito che il prestito di denaro. Ma non potevano avere accesso a quei mercati in cui le banche locali erano protette dalla concorrenza: ciò le spinse a chiedere l’abbattimento delle regolazioni (“Supercapitalismo”, Robert Reich, pag. 79, Fazi Editore 2008). Dopo il 1970 il mito dei mercati razionali e della finanza ha preso progressivamente il sopravvento sull’economia reale riducendo l’attività manifatturiera che genera ricchezza reale. L’occupazione nella manifattura crolla a favore di quella nei servizi che troverà compimento con la delocalizzazione selvaggia degli anni ‘90 con la caduta del prodotto interno lordo ed una crescita implacabile del debito pubblico.
La svolta definitiva verso il peggio
Venendo meno per la moneta il vincolo reale, questa assume una dimensione infinita e la finanza ha sposato tale infinitezza con un’evidenza da definirla “l’uovo di Colombo”. Questa falsa scienza ha preteso di affermare che un infinito che di per sé non ha un’unità di misura possa essere usato per misurare il mondo reale che invece è misurabile.
Il principio di non contraddizione aristotelico secondo cui A non può essere contemporaneamente non -A viene cancellato. I prezzi dei beni reali finiti vengono determinati ed influenzati nel loro andamento da infinite scommesse con scambi che non si chiudono mai generando volumi finanziari infiniti che nessuno controlla. Nasce così la finanza locusta.
La svolta definitiva sarà, come vedremo, dopo la caduta del muro di Berlino che ha fatto cadere tutti i contrappesi geopolitici che mantenevano ancora un precario equilibrio dei mercati negli anni ‘90 in cui si preparano i disastri culturali del nuovo secolo. In quel periodo esplodono con violenza le contraddizioni che sfoceranno drammi del nuovo secolo, coi disastri delle tigri asiatiche, del Messico, dell’Argentina, della Russia. In quel modo la finanza andava oltre alla logica dei mercati privati e diventava una vera arma di destabilizzazione non democratica di singoli Stati. In quel decennio i premi Nobel alla finanza razionale allestiranno dolosa collusione tra accademia, finanza e politica. La deregulation di Greenspan nel 1999, contro le finalità istituzionali della FED, sancirà definitivamente il “tempo della finanza razionale” che non sbaglia mai nell’allocazione delle risorse.
Conclusioni
I grafici indicati evidenziano sempre come in quell’intorno temporale sia avvenuta la svolta della finanza sull’economia e come il trend socioculturale si sia totalmente cambiato con i seguenti trend: – all’aumentare dell’uguaglianza nella redistribuzione dei redditi aumenta la tenuta della società in senso relazionale – aumenta il capitale sociale – si riducono le conflittualità perché la sperimentazione della solidarietà evidenzia la tensione ad un più intenso bene comune, si sviluppa la cultura della solidarietà e la sua diffusione alimenta la forma più educativa per la società che è l’esempio. Per riprendere la tesi di Sorokin, la diffusione di un modello socioculturale orientato alla solidarietà condivisa contribuisce a sviluppare nell’animo di ogni singola persona la componente affettiva al posto o in contrapposizione a quella aggressiva; -all’aumentare della disuguaglianza il cui trend comincia a partire dagli anni settanta in modo sempre più vistoso per arrivare ad un livello di rischio sociale quale è la situazione attuale, aumenta il livello di conflittualità e di aggressività reciproca.
Unitamente al fine di massimizzazione del risultato personale a scapito di quello collettivo, la tensione alla soddisfazione personale sviluppa un modello socioculturale asimmetrico al bene comune e riduce l’attenzione alla socialità influenzando le politiche pubbliche alla riduzione dei sistemi di welfare. In questo modo, l’aumento dei conflitti genera il mostro del bellum omnium contra omnes che finisce per rompere i legami sociali, diventando la precondizione per la caduta della tensione morale verso una felicità di breve termine da realizzarsi con beni materiali e così la vita stessa diventa un bene di consumo. La minore attenzione al rispetto reciproco alimenta il moral hazard e comportamenti fraudolenti a tutti i livelli. La società diventa sempre esposta alla rapacità dei più forti.
(*) Economista, Professore emerito Università Bocconi
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