Economia e Lavoro

  Il grande silenzio dei Comuni e delle Regioni sulla rottamazione-quinquies

di Gianfranco Piazzolla (*)

Sono passati più di due mesi da quando e’ uscita la legge di bilancio e ancora il novanta per cento di comuni e tutte le regioni non hanno fatto sapere nulla se aderiscono o meno alla rottamazione con i tributi e le multe di loro competenza.

Di fatto dal 30 dicembre 2025 giorno della pubblicazione in gazzetta della legge 199/2025 regioni, comuni e provincie avrebbero avuto 60 giorni per deliberare circa l’adesione degli stessi alla possibilità di far rottamare le sanzioni relative ai tributi e alle infrazioni di loro competenza.

La legge dava la possibilità ai suddetti di farlo e, ovviamente, era a loro discrezione aderire.

Evidentemente le situazioni di cassa dei suddetti enti sono così disastrose da non far addirittura considerare nemmeno l’idea di discutere la cosa per approvare nei relativi consigli una possibile delibera.

La distanza tra enti e cittadini, così come tra stato e cittadini e imprese, è sempre più evidente e più netta.

La stessa rottamazione quinques è stata allargata per un anno e mezzo oltre quella della quater per la quale i ruoli consegnati all’agente riscossore erano fissati entro il 30/06/2022.

Se consideriamo che la maggior parte delle cartelle iscritte a ruolo dopo il 31/12/2023 sono tantissime e riguardano proprio mancati pagamenti del periodo covid per gli anni 2020-2023 ci viene da chiederci dove sia la logica in tutto ciò e dove siano finite le promesse fatte per dare un aiuto decisivo a chi ha accumulato mancati pagamenti di quel periodo andati a ruolo perlopiù dal gennaio 2024 in avanti, generando una operazione di apertura così ristretta che ha impegnato costi organizzativi e di disponibilità da parte di agenzia entrate riscossione.

Molti la definiscono una operazione di facciata e una mancata promessa visto che si era spesso parlato di considerare almeno una rottamazione sino al 30 giugno 2024.

Oltre a questo dobbiamo considerare anche i tributi locali gestiti dai comuni i bolli auto e gli altri tributi gestiti da regioni, province e camere di commercio.

Di tutto ciò sembra che nessun ente abbia finora accennato all’adesione, fatto salvo pochissimi virtuosi comuni che si sono ricordati dei disagi economico finanziari dei propri cittadini.

Capita spesso che le stesse parti politiche che siedono nelle varie poltrone d’Italia, tra parlamento ed enti di vario genere, non sappiano minimamente quali siano le difficoltà di imprese, pensionati e cittadini sempre più poveri e sempre più sottoposti non solo ad un duplicato travaglio burocratico e fiscale ma anche ad un sistema pubblico sempre più inefficiente e disfunzionale.

Non ci resta quindi che attendere qualche altro giorno per capire se molti di questi enti locali aderiranno a patto che chi di dovere al loro interno si sia letto bene la legge di bilancio possibilmente riuscendone a capirne i dettami.

(*) Presidente Confimprese Viterbo

Giunta esecutiva Lazio di Confimprese Italia

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