Economia e Lavoro

Bankitalia: Panetta, in 2025 utile netto raddoppia a 1,652 mld

FABIO PANETTA

 

“Negli esercizi 2023 e 2024 la Banca d’Italia aveva riportato perdite lorde pari, rispettivamente, a 7,1 e 7,3 miliardi; già nel presentare il bilancio del 2022 avevamo tuttavia anticipato un ritorno all’utile a partire da quest’anno. Il risultato lordo è ora tornato positivo per circa 3 miliardi” e “le imposte di competenza sono state circa 0,4 miliardi. L’esercizio 2025 si è quindi chiuso con un utile netto di 1,7 miliardi (1,652 miliardi), rispetto agli 0,8 miliardi del 2024 (844 milioni)”. Così il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta (nella foto), nella sua relazione all’assemblea ordinaria dei partecipanti che ha approvato il bilancio. “Il miglioramento, di oltre 10 miliardi, riflette soprattutto gli effetti della politica monetaria”, spiega. Nel 2025 il bilancio di palazzo Koch è cresciuto di circa 10 miliardi, un andamento che “ha riflesso soprattutto le plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi, a 508”. Il fondo rischi generali – che negli ultimi due esercizi è stato utilizzato per oltre 11 miliardi per far fronte alle perdite lorde – è stato alimentato quest’anno per 0,9 miliardi, raggiungendo una consistenza pari a 24,7 miliardi.

Proposta dividendo 340 mln, a Stato 1,272 mld

“Considerando che nel 2025 il risultato lordo è tornato positivo, propongo di attribuire ai Partecipanti un dividendo di 340 milioni a valere sull’utile netto di 1.652 milioni. Rispetto alla soglia di detenzione del 5 per cento prevista dalla legge risultano eccedenti 1.040 quote di partecipazione al capitale della Banca, alle quali non spettano diritti economici; il corrispondente dividendo, pari a 1.178.667 euro, è pertanto attribuito, come previsto dallo Statuto, alla riserva ordinaria. L’utile residuo destinato allo Stato sarebbe pari a 1.272 milioni, circa il doppio rispetto al 2024”. Negli ultimi dieci anni “ai Partecipanti sono stati complessivamente riconosciuti 2,9 miliardi; nello stesso periodo le risorse destinate allo Stato hanno raggiunto 41,3 miliardi, di cui 34,8 a valere sull’utile netto e 6,5 versati a titolo di imposte correnti, ai fini Ires e IRAP”.

 Azione politica monetaria resti coerente con mandato

 

“Il Consiglio direttivo della BCE in marzo ha deciso di mantenere invariati i tassi ufficiali, ribadendo che le sue decisioni continueranno a essere guidate, di volta in volta, da una valutazione complessiva dei dati disponibili. Resta ferma la determinazione del Consiglio a mantenere l’inflazione al 2 per cento nel medio termine. In un contesto così incerto e in costante evoluzione, sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”.

Shock come 2022 ma politica monetaria in posizione più favorevole

“La politica monetaria si trova così nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia” ma “rispetto al 2022, la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi. I tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale”, ricorda.

Ritorno a condizioni ordinate mercato energia in tempi non brevi

“Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi. L’effetto più immediato del conflitto” iraniano “è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Nel 2025, ricorda, “il Pil e il commercio globali sono cresciuti più del previsto” e “la discesa dell’inflazione ha consentito il progressivo allentamento delle condizioni monetarie in molte economie avanzate” ma “questo scenario si è però rapidamente deteriorato nelle prime settimane del 2026”.

Rischio circolo vizioso tra prezzi e salari

“Secondo le proiezioni recentemente diffuse dalla BCE, nel 2026 l’inflazione sarebbe superiore all’obiettivo, con un graduale rientro nell’anno successivo, e la crescita economica sarebbe più contenuta rispetto alle stime precedenti” ma “se lo shock energetico risultasse più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole. Significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche; inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo. L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari”.

Red

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