Politica

Legge elettorale: centrodestra lancia sfida, noi pronti a confronto, ma opposizioni ‘stop colpi di mano’

di Nadia Pietrafitta (*)

 

Legge elettorale, atto primo. Ci siamo: dovrebbe riunirsi domani in serata, intorno alle 20, dopo l’approvazione in Aula del decreto Bollette, la commissione Affari costituzionali di Montecitorio chiamata a incardinare la proposta di riforma del Rosatellum. Lo ‘Stabilicum’, così è stato ribattezzato il testo depositato dal centrodestra, prevede un sistema di stampo proporzionale con un premio di maggioranza pari a 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato, attribuito alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 40% dei voti; un eventuale turno di ballottaggio se le prime due liste, pur non avendo raggiunto il 40%, raggiungano il 35% dei consensi, e una soglia di sbarramento al 3%. Via, quindi, i collegi uninominali tanto cari alla Lega al Nord e – almeno per ora – scelta dei propri rappresentanti attraverso delle liste bloccate, dal momento che gli alleati non si sono accordati sulle preferenze, anche se FdI ha già annunciato che depositerà un emendamento per proporle. L’esame dello ‘Stabilicum’ prenderà il via, dunque, nel clima infuocato del post referendum. La maggioranza apre a un dialogo con le opposizioni. “Noi lo auspichiamo fin dall’inizio, lo abbiamo sempre detto, quindi ben venga”, assicura il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, sottolineando però che “la priorità per gli italiani non è certo la legge elettorale”. Dal campo progressista, però, arrivano parole chiare: “È un terreno su cui non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto. Da Giorgia Meloni vediamo purtroppo il ripetersi dello stesso schema: dopo il tentativo della separazione delle carriere, bocciato dai cittadini al referendum, si arriva oggi a una proposta di modifica della legge elettorale che appare il frutto esclusivo di un accordo tra i partiti di governo, senza alcun reale confronto con le opposizioni. Su questi temi serve responsabilità, non prove di forza a colpi di maggioranza”, attacca dal Pd Simona Bonafè. “Daremo battaglia – promette la pentastellata Mariolina Castellone – i cittadini hanno chiesto al Governo di occuparsi di riforme che servono al Paese e invece questa maggioranza vuole impegnare per mesi il Parlamento su una riforma che serve esclusivamente a fare i calcoli migliori per provare a mantenere il potere”. “Mentre il paese soffre, le bollette crescono e i salari si abbassano, la destra pensa a come ‘cucinare’ la propria legge elettorale, cioè a scrivere una misura che gli garantisca il successo elettorale”, le fa eco da Avs Filiberto Zaratti che poi punta il dito anche nelle spaccature interne alla maggioranza: “La legge elettorale o è condivisa o non è e per il momento non hanno neanche una bozza condivisa al loro interno”, taglia corto. “Il Governo Meloni è entrato in una crisi irreversibile, non ci sarà nessuna fase due. Lo stato confusionale li sta spingendo a provare a imporre una riforma della legge elettorale a colpi di maggioranza – il giudizio tranchant del leader di Più Europa Riccardo Magi – Se si vuole favorire la stabilità, allora si adotti una legge maggioritaria o si torni al Mattarellum”. Dalla maggioranza, comunque, respingono le accuse al mittente: “Non abbiamo mai pensato di fare la legge elettorale da soli, non c’è nessuna voglia di accelerare, né di forzare. Non ci saranno colpi di mano, abbiamo solo voglia di lavorare per una legge che garantisca la governabilità, vediamo gli altri che obiettivi hanno”, è il ragionamento che arriva da FdI. I meloniani sono pronti a giocarsi anche la partita sulle preferenze: “FdI vuole le preferenze e faremo in modo di averle”, la linea (sulla quale, peraltro, convergono Roberto Vannacci e i suoi). Sul fronte Lega, però predicano calma: “È prestissimo, aspettiamo domani, vediamo. Dobbiamo ancora iniziare tutto l’iter. La partita politica è lontanissima, ci sono prima le audizioni – è il refrain – È tutto lontanissimo, ci vorrà tempo”.

(*) La Presse

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