Valerii Zaluzhnyi (ex capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, probabile competitor di Zelensky nelle eventuali elezioni ) ha pubblicato l’8 luglio 2026 sul quotidiano britannico The Telegraph un articolo titolato “Assuming Russia has lost the war is a ‘dangerous misreading'” (Ritenere che la Russia abbia perso la guerra è un pericoloso fraintendimento), con il quale il generale mette in guardia l’Occidente dal cadere in facili trionfalismi.
Ecco i punti chiave della sua analisi.
Zaluzhnyi contesta la tendenza di molti osservatori occidentali che, vedendo i successi ucraini nel colpire la logistica russa e le raffinerie di petrolio, si affrettano a dichiarare che Mosca ha “effettivamente perso la guerra”
Definisce gli attacchi in profondità dell’Ucraina come “successi temporanei” poichè , pur infliggendo costi reali a Mosca, la Russia mantiene la capacità di rispondere con uguale o maggiore forza, rendendo impossibile una svolta decisiva solo attraverso queste tattiche
Ribadisce che il conflitto si è trasformato in una maratona di logoramento tecnologico, economico e umano, in cui le posizioni sul campo si misurano ormai in metri e non più in chilometri, e dove l’equilibrio delle forze non permette a nessuna delle due parti di ottenere una vittoria militare totale e immediata.
Sottolinea che il Cremlino – pur non avendo raggiunto i suoi obiettivi politici iniziali – non ha ammesso la sconfitta, controllandop ampie porzioni di territorio e possedendo ancora profonde riserve di uomini e superiori capacità industriali, come nella produzione di missili balistici.
In effetti è difficile credere che gli stessi vertici politico militari della NATO non siano consapevoli di questa realtà e dei rischi che corre l’Ucraina, ma sopratutto l’intera Europa ben oltre I cosiddetti “volenterosi” .
Tuttavia ormai hanno ingaggiada una partita che non riguarda solo l’Ucrain,a sottovalutando I rischi di escalation e le reazioni di Mosca, sopratutto se ci avvia verso il blocco del Baltico – area vitale per Mosca – e all’attacco diretto alla sue cosidette “petroliere omra”.
Probabilmente dopo il vertice di Ankara, puntano sul mutato atteggiamento di Trump che si barcamena fra critiche ai paesi Europei imbelli sulla suaguerra del Golfo, aperture a Kiev, nonchè a qualche leccatina per Putin, che potrebbero consentire sopratutto a Germania e Francia – mentre nel Regno Unito è ormai prossimo ilcambio di governo – di essere pivot delle future trattative con Putin, mentre Trump è ancora impegnato nel Golfo.
Ma il rischio rimane molto alto
GiElle
