Quanto scritto, ancora una volta su Truth dall’inquilino pro-tempore della Casa Bianca, Donald Trump, non ha bisogno di alcun commento. Basta leggere per farsi un’idea di quello che ormai passa per la testa al cliccatore seriale che ormai ha superato ogni limite e può soltanto portare guai al mondo. Papa Leone XIV “dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno” la sua elezione “è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lizza per diventare Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per gestire il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano”. Lo scrive su Truth il presidente americano, Donald Trump. Sfortunatamente, la debolezza di Leo sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un perdente della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati. Leo dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, non un politico. Questo gli sta causando un grave danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica”. Dopo aver duramente attaccato Papa Leone XIV (definendolo “Debole sulla criminalità e terribile in politica estera” e aggiungendo “se io non fossi alla Casa Bianca lui non sarebbe in Vaticano”), Trump, ha pubblicato su Truth un’immagine di se stesso nei panni di Gesù. Trump, nel fotomontaggio, indossa una veste bianca e rossa (in stile Messia) e impone le mani (con tanto di aura luminosa) su un malato per guarirlo, mentre un soldato, un’infermiera, una donna in preghiera e un uomo con un berretto da baseball lo osservano con ammirazione. Sullo sfondo la bandiera americana e la statua della Libertà, mentre aerei da guerra solcano un cielo illuminato da una luce paradisiaca.
Trump, Papa Leone debole su criminalità e terribile in politica estera
“Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Parla di ‘paura’ dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il Covid, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di sicurezza di tre o sei metri. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del Maga. Lui ha capito tutto, Leone no – prosegue Trump – Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le sue prigioni, compresi assassini, spacciatori e criminali, nel nostro Paese. E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, ovvero portare la criminalità ai minimi storici e creando il mercato azionario più florido della storia”.
Papa, non ho paura di Trump, continuerò a parlare di pace
“Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora”. Così, come riportato dai media vaticani, Papa Leone XIV risponde al presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti sul volo verso Algeri. “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”, ha osservato il Pontefice, in riferimento al presidente. “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Il viaggio apostolico in Africa “rappresenta davvero un’opportunità importantissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, che vogliamo promuovere la pace e la riconciliazione e il rispetto e la considerazione per tutti i popoli. Doveva essere il primo viaggio del pontificato – ha detto ancora il Papa-. Già l’anno scorso, nel mese di maggio, avevo detto il primo viaggio vorrei farlo in Africa. Altri subito hanno suggerito Algeria per Sant’Agostino”. Il Papa si è poi detto “molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino che offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso”.
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