di Tommaso Tetro (*)
Sale la preoccupazione per le imprese italiane. La guerra all’Iran, la crisi geopolitica, i costi dell’energia, pesano come macigni sulla sensibilità delle aziende che in una nuova analisi di Unioncamere si ritrovano incastonate in uno scenario con previsioni di un calo di fatturato fino al 10%.
Il rapporto di Unioncamere – messo a punto con il contributo del Centro Studi Tagliacarne, e presentato dal presidente di Unioncamere Andrea Prete in occasione dell’assemblea – parla di “segni di preoccupazione” per il 70% delle imprese italiane. Le stesse aziende che, nella quasi metà dei casi, prevedono un calo del fatturato tra il 5% e il 10%.
Un allarme quello degli impatti del conflitto iraniano che cominciano dai prezzi dei carburanti per finire agli effetti sull’inflazione. “Le conseguenze della non riapertura dello Stretto di Hormuz sarebbero ben più gravi di quelle viste in questi due mesi – avverte il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso – non soltanto per i costi energia ma anche per il sistema produttivo per la mancanza di materie prime che toccherebbero alcuni ambiti” fondamentali come “l’elettronica”, i “fertilizzanti” e anche altre “filiere industriali”. Il governo – riflette Urso – interverrà con la proroga del taglio delle accise, con un’attenzione particolare al diesel questa volta, e con un occhio di riguardo proprio all’inflazione.
Ed è così che Unioncamere, guardando avanti, pone sette sfide di fronte al futuro delle imprese. La prima sfida riguarda i costi dell’energia (bisognerebbe puntare per esempio sulle Comunità energetiche rinnovabili). Seguono i maggiori investimenti in ricerca e in innovazione, la creazione di una rete di centri finanziari per sostenere le Pmi, la promozione della formazione e delle competenze professionali, lo snellimento e la semplificazione per ridurre la burocrazia. Oltre alla transizione ambientale e alla presenza sui mercati esteri. “Le Camere di commercio stanno dando il proprio supporto in tutti questi ambiti – osserva Prete – e potrebbero sviluppare anche ulteriori linee di attività in grado di aiutare le imprese. Diverse norme, però, riducono l’agilità e l’efficacia dell’azione del sistema camerale. Chiediamo perciò interventi di modifica normativa che rendano possibile liberare risorse da destinare a servizi davvero utili alle imprese”.
Lo scenario, è vero, è particolarmente complesso; eppure Urso rilancia con forza una delle peculiarità dell’Italia: il nostro Paese è “più capace di reagire perché è più resiliente”. La dimostrazione sta tutta nella risposta che ha dato di fronte ai dazi americani: le esportazioni sono aumentate nel 2025, e in un confronto con gli altri Paesi del G7 l’Italia è “il Paese che ha saputo meglio performare negli Usa”.
(*) La Presse
