“L’Italia nello scenario mondiale Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%.
L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia)”. E’ quanto emerge dall’Indagine sul settore vinicolo di Mediobanca.
“Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni. – prosegue lo studio Mediobanca- Nonostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato a un processo di selezione più severo. Come rispondere allo scenario? La diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale per far fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%).
Per il 60% delle imprese fondamentale l’attività di marketing
Il rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione è fondamentale per il 60% delle aziende; seguono lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la maggiore attenzione alla sostenibilità (45% circa delle opzioni). Il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più idoneo (lo preferisce il 50% delle aziende). In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale. Il focus resta su una produzione di qualità ritenuta determinate per i consumatori da circa metà delle aziende, subito dopo il prezzo (fondamentale nei due terzi dei casi). Le sfide si affrontano con nuovi investimenti: negli ultimi tre anni, quelli dei maggiori produttori hanno riguardato principalmente cantina (nel 90% dei casi), efficienza energetica (77%) e tecnologia (57%). Nel 2025 gli investimenti complessivi risultano in aumento del 3,5% sul 2024, mentre la spesa per gli investimenti pubblicitari è in calo del 5,4% attestandosi al 2,6% delle vendite. Il 58% dei maggiori produttori di vino si attende per il 2026 una crescita delle vendite complessive”.
Il 2025 si è chiuso con un calo delle vendite del 2,8% in Italia e del 3,4 % all’estero
Il 2025 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso con un calo delle vendite del 2,8% rispetto al 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello nazionale (-2,2%). Dimensione aziendale e struttura patrimoniale incidono sulle performance: risultano più penalizzate le società di minori dimensioni (fatt. 2024 <30mln) con calo delle vendite del 3,5% e quelle capital intensive (imm. materiali > 30% tot. attivo 2024) il cui giro d’affari flette del 3,7%. Margini in peggioramento sul 2024: in calo del 4,2% l’Ebitda, -9,5% l’Ebit e -7,5% il Risultato netto.Perdono quota le vendite on premise: -2% sul 2024 il valore dell’Ho.Re.Ca. che rappresenta il 17,2% del mercato e -5,1% enoteche e wine bar (market share al 5,5%). In calo anche le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Online in flessione: -2,4% i siti internet aziendali, -3,6% le piattaforme terze. Focus prodotti e mercati: nel 2025 mostrano una maggior tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive vs -3,3% gli altri). I vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite), al di sotto dello 0,5% i vini No-Low Alcol. Soffre di più la fascia di prezzo intermedia, in calo del 3,1%, -2,7% i vini basic e -2,2 i premium. Nel 2025 è in decrescita anche l’esportazione di vino: si attesta a -2,8% l’export nei Paesi UE (37,2% del totale), a -6,3% quello negli USA (70% del Nord America); sostanzialmente stabile il Regno Unito (-0,7%).
La leadership delle vendite. Ecco il podio
La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato a €635,1 milioni (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (€462,9 milioni, -0,3%), seguito da IWB con €395,9 milioni (-1,5% sul 2024). Fatturato 2024 superiore ai 300 milioni di euro anche per la cooperativa romagnola Caviro (351,3 milioni) in calo dell’8,8% sul 2024. Otto società si collocano nella fascia di ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: la toscana Antinori (fatturato 2025 pari a 259,7 milioni di euro, in calo dello 0,7% sul 2024), la veneta Herita Marzotto Wine Estates (246,7 milioni di euro, -0,6%), la cooperativa trentina Cavit (242,8 milioni di euro, -4,1%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2025 pari 234,7 milioni di euro (-6,5%), la cooperativa Terre Cevico (213,2 milioni, +3,4%), la trentina Mezzacorona (213 milioni, +0,3%), la Mack & Schühle (205,7 milioni, +0,1%) e il Gruppo Collis (202,7 milioni di euro, -7,6%). Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 95,7%, Argea il 93,8%, Ruffino e Fratelli Castellani superano il 90%.
*infografica Generata con IA
