La guerra di Trump

Flotilla, Mantovani: “Io e Carotenuto picchiati, tenuti in manette e catene”

“Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso molte più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato. Questo è il volto di Israele e questo purtroppo è niente in confronto a quello che Israele fa a 9mila prigionieri palestinesi”.

Così il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che era a bordo della Flotilla per Gaza, in un audio pubblicato sul sito del giornale. “Se Israele può fare tutto questo è perché ha il sostegno dei governi occidentali, europei, compreso il nostro, che questa volta ha protestato”, ha aggiunto Mantovani, che ha raccontato che a lui e a Carotenuto hanno “messo le manette e le catene alle caviglie” e “siamo stati portati all’ufficio di polizia dell’aeroporto Ben Gurion. Lì sono stato in cella tutto il pomeriggio e poi alle undici e mezza ci hanno messi su un aereo per Atene”.

All’arrivo in Israele “come entravi nel container di ingresso ti ‘gonfiavano’. A me hanno preso a calci sulle gambe e cazzotti in faccia. A qualcuno hanno rotto braccia e costole. Questa è la situazione. Poi con i palestinesi fanno anche peggio”. E’ sempre il giornalista del Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani, a raccontare quanto accaduto al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino. “Tutto questo – ha aggiunto – è avvenuto in acque internazionali. Quando ci hanno preso eravamo più vicini all’Egitto che a Gaza”. “Tutto questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa, compreso il nostro. E quindi il punto è questo: protestare soltanto dopo che le cose succedono. Abbiamo chiesto per giorni e giorni al Governo di dire mezza parola prima di mandare la nave come ha fatto la volta scorsa. Questo però lo dobbiamo chiedere al Governo italiano”.

 

Carotenuto, chiamati per numero, i secondi più lunghi della mia vita

“Ho vissuto un momento davvero pesante. A un certo punto hanno chiamato me e il collega per numero, il 147, puntandoci contro i mitra. Noi avevamo fuori dai container le mani alzate, ci hanno chiesto di avanzare con le mani in alto e poi di girarci. Quelli sono stati forse i secondi più lunghi della mia vita”. Così invece il deputato del M5s Dario Carotenuto al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino. Il parlamentare faceva parte della spedizione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza e portata poi in Israele. “Dopodiché – aggiunge – ci hanno preso per il collo e ci hanno diviso e da quel momento in poi non più niente dei miei compagni di viaggio, che per me sono veramente delle persone straordinarie”, dice visibilmente scosso.

 

Red

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