La Procura di Larino amplia il collegio tecnico nell’inchiesta sul giallo di Pietracatella, dove tra il 27 e il 28 dicembre 2025 morirono Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita dopo un avvelenamento da ricina. In un provvedimento notificato alle parti, si legge che la Procura ha affidato un nuovo incarico al tossicologo Carlo Locatelli dell’IRCCS Maugeri di Pavia e al chimico forense Daniele Merli per ulteriori accertamenti tecnici non ripetibili.
Nel documento si sottolinea come le analisi tossicologiche abbiano evidenziato “elevato grado di probabilità tecnico-scientifica” della presenza di ricina in alcuni campioni biologici esaminati, ma anche le enormi difficoltà scientifiche del caso. La Procura richiama infatti la “marcata degradabilità dell’analita nelle matrici biologiche” e “la non ampia disponibilità di dati di letteratura per casi del medesimo tipo”. Gli esperti dovranno chiarire la concentrazione della sostanza nei campioni, la compatibilità delle risultanze autoptiche con l’ingestione di ricina e il ruolo della tossina nella determinazione della morte delle due donne. Dovranno inoltre valutare se la patologia da avvelenamento fosse riconoscibile dai medici che ebbero in cura le pazienti all’ospedale di Campobasso, e che sono tuttora indagati per omicidio colposo in uno dei fascicoli di indagine.
La Procura continua a procedere contro ignoti per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico, mentre resta aperto anche il filone per omicidio colposo nei confronti di cinque sanitari. Nel provvedimento si collocano i fatti “in epoca anteriore e prossima al 25 dicembre 2025”, formula che continua a lasciare aperta l’ipotesi investigativa di una possibile esposizione alla tossina avvenuta in più momenti.
