Economia e Lavoro

Eurispes: l’Italia è un Paese dimezzato, le fratture si sono allargate

Un “Paese dimezzato”. Questa l’Italia oggi secondo la riflessione del presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara espressa nelle considerazioni generali in apertura del nuovo rapporto Italia 2026. Per meglio descrivere l’Italia, Fara trova sostegno in un richiamo letterario: il nostro Paese sarebbe “come Medardo di Terralba, Il Visconte Dimezzato di Calvino, ferito in guerra da una cannonata che lo divide in due metà, lo osserviamo diviso in due parti, ognuna delle quali tira dalla sua, senza trovare accordo e interezza”. Tra “le fratture” che nel nostro Paese si “andavano allargando”, vengono citate “la crisi della rappresentanza, l’erosione della democrazia, il ritiro dell’individuo dalla sfera pubblica, la desertificazione demografica, l’arretramento della scuola e della sanità, il divario strutturale tra Nord e Sud”. Sfide da affrontare – osserva ancora Fara – quello che serve è “‘il coraggio di avere coraggio'”.

 

Italia di fronte a crisi, rischio morsa irreversibile

“L’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo ma di nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile. Il nostro sistema valoriale, istituzionale, economico, sociale, demografico – prosegue Fara – è sottoposto a pressioni che esigono risposte e non ammettono rinvii. Benedetto Croce scrisse che ‘la storia è sempre storia contemporanea’. Oggi questa affermazione risuona con tutta la sua gravità. Ciò che chiamiamo passato – i decenni di inerzia, di populismo, di riforme rinviate – abita il presente e lo condiziona. Non siamo liberi di ricominciare da capo, possiamo solo scegliere da dove ripartire”.

 

Italia non più disposta al futuro, dilapidato capitale umano

Tra il 1950 e il 1970 l’Italia si trasformò da una nazione agricola, “uscita a pezzi dalla guerra, in una potenza industriale. Quella generazione non era più intelligente di quella odierna: era semplicemente più disposta a sacrificare il presente per costruire il futuro. Questa disponibilità è il capitale che abbiamo dilapidato. L’Italia è la terza economia dell’area euro; eppure, paradossalmente, il nostro è uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta – spiega Fara – con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa, con un flusso di emigrazioni giovanili tra le più consistenti del continente. Le nostre stime più recenti indicano che l’Italia perde almeno 34.700 giovani che emigrano ogni anno: un caso unico in Europa”.

Potere d’acquisto ceto medio sceso del 7,5% dal 2021

Il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021. Nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale; la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef; su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Secondo l’Ocse, appartiene alla classe media chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese. Il reddito familiare più diffuso in Italia è di circa 2.500 euro mensili: la maggior parte delle famiglie italiane si colloca quindi nella parte bassa di questa fascia. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024.

 

Più di 6 persone su 10 hanno difficoltà ad arrivare a fine mese

 

Più di 6 persone su 10 (pari al 62,1%) hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, con oltre il 33% che deve usare i propri risparmi. Questo il dato che emerge dal nuovo rapporto nella parte dedicata all’andamento dell’economia e della situazione dei cittadini, dove si parla di “una situazione segnata da fragilità diffusa”. Quasi la metà dei cittadini (il 47,8%) prevede per i prossimi 12 mesi un peggioramento della situazione economica del Paese, anche se la condizione dei cittadini resta stabile rispetto allo scorso anno. In particolare a mettere in difficoltà le famiglie è l’affitto, che pesa molto sul 45,6% delle famiglie. Tra i costi più rilevanti seguono le utenze (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%).  Per i cittadini – continua l’Eurispes – gli aumenti maggiori si sono registrati negli alimentari, nei carburanti, nelle uscite per andare a mangiare fuori, in viaggi e vacanze, ma anche nei trasporti, nella moda (vestiti e scarpe), cura della persona, spese per la salute, tecnologia, arrendamento e servizi per la casa, attività culturali. La soluzione per molti è “resistere e adattarsi”, tanto che “per far fronte alle difficoltà si rinviano anche acquisti considerati necessari, si tagliano le uscite fuori casa, i viaggi”. E anche alcuni lavori si preferisce pagarli in nero (aiuto in casa, ripetizioni, giardinaggio). Aumentano le persone che rinunciano ai controlli medici e al dentista. Metà degli italiani rateizzano gli acquisti attraverso le piattaforme digitali a tasso zero. La casa di ‘mamma-e-papà’ resta poi un “porto sicuro” per avere un posto dove vivere quando si è in difficoltà. Tra gli italiani si fa largo la necessità di prestiti, per più di due italiani su 10; ci si indebita per acquistare casa o sempre più spesso per pagare debiti accumulati. Soltanto l’8% degli italiani ha comprato Bitcoin. Il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e “ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle istituzioni in caso di difficoltà economica”.

 

Squilibrio strutturale per sistema pensioni

“Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Ciascuna di queste dinamiche, presa isolatamente, sarebbe gestibile. La loro combinazione produce uno squilibrio strutturale”. Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però su ipotesi che i dati attuali faticano a sostenere – si rileva – crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165mila unità l’anno.

Solo al presidente Repubblica piena fiducia degli italiani

Il presidente della Repubblica è l’unico a raccogliere piena fiducia tra le istituzioni più importanti con il 61,8% dei giudizi positivi. Nel rapporto Italia 2026  si evince anche che dagli italiani sono sempre amatissime le Forze dell’ordine, le Forze armate, l’intelligence, la scuola, l’università e il volontariato. A grande distanza, dopo il presidente della Repubblica, c’è il Parlamento che vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), mentre il governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (i fiduciosi sono il 43,4%). Anche i presidenti delle Regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%. Con il 2025 si evince una sfiducia verso la politica e i partiti.

Red

Related posts

Confagricoltura al Consiglio UE: “Proposte della Commissione al di sotto delle aspettative”

Redazione Ore 12

Pensioni, verso la riforma tra mille incertezze

Redazione Ore 12

Ue: nel 2024 stangata da 9 mld per gli agricoltori italiani

Redazione Ore 12