Stati Uniti, Regno Unito, Filippine, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Germania, Italia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Slovenia hanno ribadito in una dichiarazione congiunta che le rivendicazioni espansionistiche della Cina nel Mar Cinese Meridionale sono illegali, sulla base di una sentenza arbitrale del 2016.
Nella nota, si afferma di respingere le azioni “destabilizzanti” nelle acque contese che minacciano la stabilità regionale. L’Unione Europea, composta da 27 nazioni, ha rilasciato una dichiarazione separata, ribadendo che la sentenza rappresenta una “decisione storica nella risoluzione pacifica delle controversie”. Le dichiarazioni hanno commemorato la sentenza arbitrale del 12 luglio 2016 emessa da un tribunale istituito all’Aia ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, affermando che tale decisione storica “è definitiva e giuridicamente vincolante”. “Ribadiamo la decisione del Tribunale arbitrale secondo cui non sussiste alcun fondamento giuridico per le rivendicazioni marittime espansionistiche della Cina nel Mar Cinese Meridionale, comprese quelle basate sui ‘diritti storici'”, si legge nella dichiarazione, “ribadiamo la nostra ferma opposizione a qualsiasi azione destabilizzante o unilaterale, anche mediante l’uso della forza o della coercizione, che minacci la pace e la stabilità nella regione”.
Le nazioni hanno sottolineato “la ferma opposizione all’uso delle forze della guardia costiera, delle forze armate e delle milizie marittime per molestare, ostacolare o intimidire le operazioni legittime di altri Stati in mare o in volo e, così facendo, mettere in pericolo la sicurezza del personale e dei pescatori e compromettere gravemente la pace e la sicurezza regionali”. “La libertà di navigazione e di sorvolo, così come gli altri usi del mare conformi al diritto internazionale, come sancito dall’Unclos”, devono essere rispettati, hanno affermato i paesi, aggiungendo che le controversie territoriali dovrebbero essere risolte pacificamente sulla base della convenzione delle Nazioni Unite del 1982.
A Pechino, il ministero degli Affari Esteri cinese ha dichiarato che il tribunale arbitrale e la sua sentenza “contravvengono gravemente alla prassi generale dell’arbitrato internazionale” e “violano gravemente i diritti legittimi della Cina in quanto Stato sovrano e parte contraente dell’UNCLOS, oltre ad essere ingiusti e illegali”. “La Cina si oppone e non accetterà mai alcuna rivendicazione o azione basata su tali lodi arbitrali”, ha aggiunto il ministero degli Affari Esteri cinese, sottolineando che Pechino “non accetta alcuna forma di risoluzione delle controversie da parte di terzi né alcuna soluzione imposta alla Cina”. Il tribunale arbitrale si pronunciò nel 2016 in gran parte a favore delle Filippine, stabilendo all’epoca che, ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, “non sussisteva alcun fondamento giuridico che consentisse alla Cina di rivendicare diritti storici sulle risorse” nel Mar Cinese Meridionale al di fuori delle sue normali aree territoriali riconosciute dalla convenzione.
