Quando parliamo di potere d’acquisto delle famiglie dobbiamo ricordare che ci sono circa 5 milioni e 600 mila persone ancora in attesa del rinnovo del contratto nazionale di lavoro”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, commentando su Rai Radio1 le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. “Accanto alla stabilità dei prezzi, al ruolo degli investitori e dei consumatori, bisogna considerare anche lavoratrici e lavoratori, perché il potere d’acquisto delle famiglie passa inevitabilmente dai salari. I contratti vanno rinnovati in tempo. Già far perdere tempo e rinnovare un contratto dopo un anno o un anno e mezzo significa perdere una parte molto significativa dell’inflazione pregressa e, conseguentemente, ridurre il potere d’acquisto delle famiglie. In alcuni settori del nostro Paese c’è stato un importante ricambio generazionale, laddove le organizzazioni sindacali più rappresentative hanno concertato politiche che hanno prodotto risultati importanti per garantire una migliore e maggiore occupazione giovanile. Non tutti i settori stanno sullo stesso livello, perché c’è ancora molta resistenza. In alcuni casi l’abbattimento dei costi è diventato purtroppo il principale criterio di gestione di aziende e imprese. Nel settore bancario, dove opero io, a fronte di migliaia di esuberi concordati con le banche nei piani industriali e tutti realizzati attraverso pensionamenti volontari, abbiamo assunto oltre 40 mila giovani”. “Nel momento più delicato siamo riusciti a garantire nuova occupazione grazie anche al contributo di un fondo finanziato non solo dalle banche, ma anche dai lavoratori bancari. Questo esempio dovrebbe essere seguito da altri settori: alcuni lo fanno, altri no”. “La riflessione del governatore stimola le aziende ad assumere giovani e a formarli. Soltanto questa azione può garantire un futuro migliore al nostro Paese, che ha già molti problemi da affrontare”, ha concluso Sileoni.
Al centro devono restare le persone
“Credo che il governatore abbia individuato una delle sfide decisive dei prossimi anni. L’intelligenza artificiale non deve diventare un privilegio riservato alle grandi imprese”. “La vera priorità non è la tecnologia, ma le persone, perché nessuna innovazione produce sviluppo se non cresce insieme alle competenze di chi lavora. L’Italia è fatta soprattutto di piccole e medie imprese: se la rivoluzione dell’intelligenza artificiale resta confinata a pochi grandi gruppi, il Paese rischia di dividersi. Se invece diventa un patrimonio diffuso accompagnato da investimenti sulla formazione, può trasformarsi in uno straordinario motore di crescita, di occupazione qualificata e di mobilità sociale. Spariranno alcune attività e alcune professionalità, ma con un’adeguata formazione ne possiamo creare altre. La trasformazione dell’intelligenza artificiale deve avere il rispetto delle persone. In alcuni casi l’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale ha prodotto migliaia di tagli di posti di lavoro. L’innovazione deve servire a creare nuove opportunità e non a cancellare occupazione”, ha concluso Sileoni.
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