“Il Pnrr risulta avere un effetto statistico molto significativo sull’abbattimento dei tempi amministrativi necessari alla realizzazione di un’opera pubblica: per la realizzazione dei progetti Pnrr in media i tempi si accorciano del 45% rispetto a un progetto realizzato in precedenza. Un guadagno particolarmente significativo si ravvisa nel Mezzogiorno dove la riduzione stimata è del 55,1% contro il 32,2% del Nord e il 40,5% del Centro”. E’ quanto emerge nel nuovo numero di Informazioni Svimez, ‘La legacy amministrativa del Pnrr’, pubblicato sul sito web. “L’evidenza che la riduzione dei tempi amministrativi sia stata più marcata nel Mezzogiorno è coerente con l’interpretazione secondo la quale le semplificazioni normative e le innovazioni nella governance degli investimenti introdotte con il Pnrr hanno avuto un impatto proporzionalmente maggiore proprio nelle aree dove le stazioni appaltanti erano storicamente più deboli e i tempi delle pubbliche amministrazioni più dilatati. Come evidenziato dal Rapporto SVIMEZ 2025, i Comuni meridionali – nonostante le maggiori fragilità organizzative – hanno mostrato performance attuative migliori del previsto, soprattutto per le infrastrutture scolastiche e per la prima infanzia, dove il Pnrr ha adottato criteri di allocazione orientati alla perequazione infrastrutturale”, prosegue lo Svimez. Il Pnrr – aggiunge lo Svimez – “si avvia alla sua fase conclusiva con un bilancio articolato, in cui ai ritardi ancora visibili nell’avanzamento finanziario si contrappone un risultato importante sul piano procedurale: la significativa accelerazione dei tempi amministrativi nelle fasi antecedenti la cantierizzazione. Questi due elementi non si contraddicono, ma si integrano in una lettura più complessa dello stato di attuazione del Piano”. “Sul fronte della spesa – continua lo Svimez- il quadro aggiornato al febbraio 2026 mostra pagamenti per circa 93 miliardi di euro, pari al 55,5%del totale, con uno scarto territoriale ancora molto marcato: il 52,7% al Centro-Nord contro il 39,5% del Mezzogiorno. Il differenziale si amplia ulteriormente per i lavori pubblici, dove lo scarto tra le due macroaree raggiunge i 20 punti percentuali,con le regioni di Campania, Calabria e Sicilia in posizione particolarmente critica. Una parte di questo ritardo è strutturale e riflette una diversa composizione del portafoglio di interventi, con una quota più alta al Sud di opere infrastrutturali per definizione più complesse e di maggiore durata. Un’altra parte è invece riconducibile alle partenze più tardive dei progetti meridionali, registrate già nel 2021, che si sono poi ripercosse a cascata sulle fasi di esecuzione e collaudo.Tuttavia, è proprio su questo punto che emerge il dato più significativo dell’analisi. Confrontando i tempi medi delle fasi di pre affidamento e affidamento tra i progetti realizzati prima del 2019 e quelli Pnrr, si osserva una riduzione media del 45% a livello nazionale, con un effetto proporzionalmente più intenso nel Mezzogiorno, dove la contrazione stimata attraverso il modello econometrico supera il 55%. Si tratta di un risultato tanto più rilevante se si considera che il punto di partenza del Sud era storicamente molto più critico: circa 31 mesi in media contro i 22-23 del Centro-Nord nel periodo pre Pnrr”. “Il Pnrr ha quindi operato come un fattore di convergenza procedurale, comprimendo un divario amministrativo che per decenni aveva frenato la capacità degli enti locali meridionali di tradurre le risorse disponibili in opere avviate”, spiega lo Svimez.
Non solo effetti economici. accelerazione processi decisionali
“Il Pnrr, oltre agli effetti economici e occupazionali, ha impresso una significativa accelerazione nei processi decisionali degli enti attuatori”. Lo studio analizza lo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella sua fase conclusiva.I dati Svimez mostrano una riduzione dei tempi di affidamento delle opere e contenute differenze territoriali. Questo risultato si realizza in un quadro normativo semplificato e rappresenta un’eredità da non disperdere per le future programmazioni”, evidenzia lo Svimez.
“Lo studio Svimez analizza anche l’avanzamento degli investimenti destinati ad asili nido, edilizia scolastica e inclusione sociale, che rappresentano una quota rilevante dei progetti conclusi, mentre continuano a registrarsi ritardi nell’attuazione di alcuni interventi strategici della sanità territoriale.Nel complesso, il numero evidenzia come la principale eredità del Pnrr non riguardi soltanto le opere realizzate, ma anche la capacità di introdurre procedure più rapide, obiettivi misurabili e una maggiore responsabilizzazione degli enti attuatori: un approccio “perfomance – based” da consolidare in futuro!, si legge sul sito Svimez.
“I risultati – evidenzia Svimez – mostrano che il PNRR ha operato come un potente fattore di convergenza procedurale: non solo ha accelerato i tempi amministrativi in tutto il Paese, ma lo ha fatto in misura proporzionalmente più intensa nelle aree dove le stazioni appaltanti erano storicamente più deboli. Questo risultato — che sovrascrive decenni di divario nella capacità amministrativa degli enti locali meridionali — è frutto della combinazione tra la semplificazione normativa avviata nel 2019 e le innovazioni organizzative introdotte con il Pnrr: l’approccio performance-based, il supporto tecnico di soggetti qualificati e la disciplina esterna imposta dalle regole europee”.
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