di Fulgenzio Balli
Prima le urla, poi la vista del corpicino livido, la testa che ciondolava inerte, gli occhi chiusi. C’è anche questo nelle testimonianze raccolte agli atti, immagini shock impresse negli occhi di una bambina di 9 anni che ha assistito alla morte della sorellina di 2 anni, la piccola Beatrice, morta dopo i maltrattamenti subiti lo scorso 9 febbraio. Ritrovata a Bordighera ma, da quanto emerso, già gravemente ferita un paio di giorni prima. E’ quanto si è potuto ricostruire grazie anche all’ascolto protetto delle due sorelline, che con Bea erano state portate per il fine settimana nella casa di Perinaldo, presso il compagno della madre arrestato ieri per la morte della bambina. La sorellina avrebbe sentito Beatrice urlare mentre era con Iannuzzi e l’avrebbe vista ferita, perdere sangue dal naso, e poi ancora distesa sul lettino non reagire.
Corpo senza vita trasportato in auto per chilometri
“Non andate a scuola perché è successo un casino”, poi il viaggio in macchina da Perinaldo a Montebruno, alture di Bordighera: è il ricordo delle parole dette da Emanuel Iannuzzi, arrestato ieri per la morte della piccola Beatrice a Bordighera il 9 febbraio scorso, che emergerebbero dalla testimonianza della sorellina più grande della bambina, sentita in questi mesi di indagine in forma protetta. È in quelle parole che gli inquirenti di Imperia hanno cristallizzato il contesto di reiterati maltrattamenti e botte sulla piccola, di soli due anni, deceduta per le ferite riportate in casa dell’uomo. E poi, la mattina del lunedì 9 febbraio, riportata a Bordighera in auto. Alla guida, sempre dalle ricostruzioni fatte dalle piccole incrociate con altri elementi cruciali di indagine comprese le telecamere e i tabulati telefonici, c’è la madre, Emanuela Aiello, che avrebbe avvolto la piccola Beatrice in una coperta, già morta secondo l’orario indicato dalle prime risultanze autoptiche, e l’avrebbe caricata in auto insieme alle due sorelle per tornare a casa, a Montenero, da dove ha chiamato il 118: ormai troppo tardi.
Sospetti tentato depistaggio e minacce prima soccorsi
Dovevano dire di non essere mai state a Perinaldo, e soprattutto di non conoscere l’uomo a casa del quale invece avevano passato tre giorni, conclusi con la morte della piccola Beatrice a Bordighera, a febbraio scorso. C’è questo nelle testimonianze delle due bambine, parole che hanno aiutato gli inquirenti in questi mesi nel lavoro delicatissimo di ricostruzione di quanto accaduto, per trovare le cause della morte della piccola di 2 anni, fino all’arresto ieri del compagno della madre, accusato di maltrattamenti aggravati da morte. Dopo aver assistito alla violenza e alle botte nei confronti della piccola, di cui c’è prova anche nei lividi fotografati dall’uomo sul volto tumefatto della piccola trovato in alcuni scatti conservati sullo smartphone, le sorelline e in particolare la più grande capiscono che Bea sta molto male. E nelle ore precedenti la morte tentano anche di chiedere alla mamma e all’uomo, ignorate, di “andare all’ospedale”. La piccola, già morta, viene trasportata dalla madre per chilometri fino a Bordighera, in auto, dove poi viene sistemata nel lettino e dove verrà chiamato il 118, un depistaggio fingendo un malore arrivato quella mattina stessa.
Attesa relazione Ris e perizia autoptica completa
È atteso ormai nelle prossime settimane il deposito della relazione del Ris nelle case di Perinaldo e Montenero sulla morte della piccola Beatrice, e dell’autopsia svolta dal professor Francesco Ventura sul corpo della piccola. Che forse poteva essere salvata, se fosse stata portata in ospedale dopo le percosse, soccorso che però non c’è stato se non troppo tardi. “Abbiamo chiesto la misura cautelare davanti al giudice, che l’ha data, e ha ritenuto anch’egli ci fossero ‘gravissimi indizi di reato'”, ha spiegato il procuratore capo di Imperia Alberto Lari, illustrando gli sviluppi dell’indagine che ieri hanno portato all’arresto di Emanuel Iannuzzi, compagno della madre delle bambine, già in carcere da febbraio. L’ordinanza contiene elementi probatori che hanno portato alla modifica della contestazione per entrambi gli adulti, accusati di maltrattamenti pluriaggravati per la morte della bambina. Maltrattamenti continuati, come indicato agli atti.
