di Wladymiro Wysocki (*)
Roma, via dei Fori Imperiali e strade circostanti chiuse per la grande festa nazionale della Repubblica. Giorno dal grande sentimento e orgoglio patriottico ma che non deve limitarsi alla sola parata militare e all’ emozionante e scenografico passaggio delle frecce tricolori.
“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” – si “ fondata” – quel lavoro che oggi ogni giorno uccide. Uomini, donne e ragazzi vittime della mancata sicurezza sul lavoro, definite morte bianche. Quel lavoro fondamento imprescindibile della nostra Costituzione. Migliaia di persone che lottano per guadagnarsi i primi posti nelle piazze e lungo le strada al fine di godersi la migliore visuale e chi – allo stesso tempo – lotta alla sopravvivenza per guadagnarsi uno stipendio e tornare dai propri cari. Cantieri, agricoltura, sanità, trasporti … non riporto i numeri che sarebbero sempre imprecisi influenzati dall’ incessante crescita degli eventi.
Numeri per le statistiche, persone e famiglie nella realtà.
A questi dobbiamo aggiungere la crescita esponenziale e silenziosa delle malattie professionali, ancora troppo poco considerate ma sono una realtà tristemente consolidata.
Che siano infortuni, morti, malattie professionali, non è mai una tragica fatalità ma un sistema malato dove la sicurezza sul lavoro è considerata solamente un costo da poter evitare per ottimizzare i profitti del fatturato. Tornando alla nostra Costituzione, alla festa nazionale, i nostri padri costituenti, scelsero il lavoro come pilastro perché lo intendevano come strumento massimo di dignità e libertà della persona.
Quella dignità e libertà richiamata nell’articolo 41 della stessa Costituzione.
Lavoro, dignità, libertà, nel giorno della festa della Repubblica non li dimentichiamo soprattutto per coloro che ogni giorno sono i caduti del lavoro.
Buona festa del 2 Giugno.
Viva la Repubblica Italiana.
(*) Giornalista
