di Roberto Vivaldelli (*)
Dopo aver sanzionato il giornalista tedesco Dogru, ora l’UE blocca anche il conto della madre pensionata. Il motivo? “È pro-Pal e filo-russo”.
Non c’è bisogno di un’accusa, né di un processo. Non servono prove, né c’è la possibilità di difendersi. Per essere ridotti al silenzio e alla miseria, nell’Unione Europea, basta avere opinioni sgradite. Il caso – di cui abbiamo già parlato in passato su InsideOver – di Hüseyin Dogru, giornalista berlinese di origini turche, è diventato il simbolo di una deriva autoritaria che preoccupa giuristi e difensori dei diritti civili. Tutto è iniziato nel 2025, quando Dogru è finito nel 17esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. L’accusa formale? Con il suo lavoro giornalistico «filo-palestinese», avrebbe «alimentato discordie etniche, politiche e religiose», sostenendo così le «attività destabilizzanti della Russia». Prove? Nessuna. In buona sostanza, l’Unione Europea ha introdotto una sorta di «reato d’opinione» senza dirlo pubblicamente, utilizzando l’escamotage – piuttosto subdolo – delle sanzioni.
Germania, sanzionato giornalista e tutta la sua famiglia
Mercoledì scorso, riporta la Berliner Zeitung, Dogru ha reso pubblico sulla piattaforma X un documento scioccante: la sua banca ha informato sua madre, una pensionata, che il suo conto corrente e il deposito titoli sono stati congelati. La motivazione è agghiacciante nella sua vaghezza: «A causa di un rapporto di controllo sulle disponibilità finanziarie da parte di suo figlio, il signor Hüseyin Dogru». Sua madre non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalle autorità tedesche. Nessuna accusa, nessun procedimento giudiziario. I risparmi di una vita sono diventati inaccessibili dall’oggi al domani.
«La punizione collettiva della mia famiglia da parte della Germania continua», ha scritto Dogru. «Hanno congelato anche il conto bancario di mia madre, in pensione, sostenendo che controllerei anch’io quel conto. L’unica ‘prova’ di questa distruzione finanziaria extragiudiziale sembra essere che sono membri della mia famiglia». Non è il primo episodio. Lo scorso marzo era stato il conto della moglie a finire temporaneamente bloccato, con l’accusa di «elusione delle sanzioni» da parte della Zentralstelle für Sanktionsdurchsetzung, un’autorità della dogana tedesca.
Oggi Dogru può disporre di soli 506 euro mensili per sopravvivere. Qualsiasi donazione in denaro o in natura è vietata: chi gli offrisse un pasto caldo o una coperta rischierebbe di essere accusato di eludere le sanzioni europee. Sua moglie e i loro tre bambini piccoli vivono nell’incertezza più assoluta, senza riuscire più a pagare l’affitto e i bisogni quotidiani. Siamo davvero sicuri che questa sia la “democrazia” che vogliamo difendere? Sono questi i fantomatici «valori europei» di cui i nostri leader politici si riempiono la bocca costantemente?
Il silenzio dell’UE su Assange e la censura a Jacques Baud
Non si tratta di un caso isolato. L’Unione Europea ha mostrato il suo volto meno nobile anche in altre circostanze recenti e non può permettersi di impartire lezioni al mondo. Per anni Bruxelles non ha mosso un dito per la liberazione di Julian Assange, il giornalista australiano che ha rivelato crimini di guerra internazionali. Assange è stato liberato solo grazie alla tenacia della moglie Stella e alla mobilitazione della società civile internazionale, non certo per l’intervento delle istituzioni europee.
E che dire del caso dell’ex colonnello svizzero Jacques Baud? Analista militare di grande esperienza, Baud ha avuto il torto di esprimere opinioni critiche sulle narrazioni ufficiali riguardanti la guerra in Ucraina. La sua «colpa» è stata quella di ricordare pubblicamente che la diplomazia avrebbe potuto evitare il conflitto e di essere stato intervistato, in passato, da qualche media russo. Per questo motivo è stato sanzionato dall’Unione Europea e, proprio come Dogru, costretto a vivere senza poter accedere al proprio conto bancario.
Non tutti tacciono. Una campagna di solidarietà internazionale per Dogru è stata lanciata la scorsa settimana, nel primo anniversario delle sanzioni. Tra i firmatari figurano nomi come il musicista Brian Eno, l’attore Dieter Hallervorden, gli scrittori Christoph Hein e Daniela Dahn, e politici come Gregor Gysi, Sahra Wagenknecht, Martin Sonneborn, Yanis Varoufakis e Pablo Iglesias.
A dare peso alle critiche è soprattutto un parere legale firmato da Ninon Colneric, ex giudice della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e dalla giurista Alina Miron. Entrambe concludono che le sanzioni contro Dogru violerebbero il diritto europeo vigente.
(*) InsideOver
